Basta carne? Una chiave di lettura

Qual è la chiave di lettura giusta per accedere al contenuto di Basta carne? Ce la offre l’autrice stessa, Katy Keiffer, nell’Introduzione del libro.  Scopriamola in questo estratto.

Nel 2014 JBS, il colosso brasiliano che domina il mercato mondiale della carne, ha realizzato un utile netto di 560.279.580 dollari. Nel primo trimestre del 2016 Tyson Foods è andata oltre ogni più rosea previsione, ottenendo utili pari alla sbalorditiva cifra di 461 milioni di dollari. In soli tre mesi. In pratica tutte le aziende del settore stanno avendo performance eccezionali, anche perché questi risultati vengono raggiunti a discapito dei piccoli allevatori, che il più delle volte devono accontentarsi delle briciole della torta.

In effetti, è impossibile non ammirare la capacità di un’industria in grado di produrre volumi di carne inimmaginabili per un allevatore del passato. Grazie ai travolgenti risultati economici raggiunti, per molto tempo sono state sottovalutate le conseguenze dovute all’aumento della produzione di carne, con costi occulti di cui l’industria del settore ha omesso di farsi carico con un abile gioco di prestigio.

Tali costi includono il profondo degrado del suolo e delle acque, la produzione di inquinamento atmosferico e di gas serra responsabili del riscaldamento globale, la riduzione vertiginosa dei salari della manodopera impiegata nel settore e l’erosione dei principi fondamentali di tutela del lavoro. Tutto questo mentre le multinazionali della carne e le industrie collaterali (alimentari e farmaceutiche) mietono profitti senza precedenti. Le grandi compagnie hanno fatto un sol boccone di quelle più piccole azzerando in pratica ogni forma di concorrenza. Il mondo è stato suddiviso in grandi aree all’interno dei quali le aziende che hanno saputo rispondere meglio alla domanda del mercato operano in regime di monopolio.

Dopo la lettura di questi primi paragrafi introduttivi, si potrebbe supporre che chi scrive sia contraria al consumo di carne, ma si tratterebbe di un’ipotesi errata. La carne resta indiscutibilmente un alimento nutriente che fornisce molti elementi fondamentali per la crescita. La sua esclusione dalla dieta, benché non abbia certamente conseguenze letali, impoverisce l’organismo di molti amminoacidi, proteine, vitamine e sali minerali che, in un regime alimentare a base esclusivamente vegetale, sarebbero più difficili da assumere. Inoltre la carne è non solo una fonte primaria di nutrienti, ma anche un componente estremamente versatile e ricco di gusto della dieta, che rende piacevole l’esperienza del mangiare.

[...] Posso quindi affermare in tutta sincerità che queste pagine non sono state scritte per alimentare un dibattito sull’opportunità di mangiare o non mangiare la carne.

L’oggetto di questo libro è invece cercare di spiegare come l’industria della carne si stia progressivamente allontanando dall’agricoltura tradizionale configurandosi come una minaccia seria e reale per quelle popolazioni che tanto ansiosamente dichiara di voler aiutare se non addirittura salvare. La mia speranza è che questo libro sproni i consumatori a inviare un segnale forte e chiaro ai vertici delle multinazionali della carne affinché comprendano che il sistema attuale non è più accettabile né tollerabile. Come avviene in qualsiasi settore d’impresa, anche la missione dell’industria zootecnica è quella di realizzare dei profitti. Ma se il mercato dovesse modificarsi, le aziende produttrici di carne avrebbero a disposizione tutti i mezzi necessari per correggere anche le prassi più consolidate. Spetta a noi stare all’erta e dire forte e chiaro ciò che pretendiamo come consumatori e come cittadini.

Nonostante si registrino incoraggianti segnali di cambiamento, senza una costante pressione da parte dell’opinione pubblica si tratterà pur sempre di operazioni di pura facciata. Scegliere con oculatezza come spendere il proprio denaro è una strada. Ma ancora più importante è che i consumatori sostengano le scelte politiche in grado di limitare lo strapotere dell’industria della carne grazie a rigorose norme a tutela dei diritti dei lavoratori, dell’ambiente e della libera concorrenza.

Ormai siamo arrivati a un punto in cui non appena l’industria della carne occupa nuovi territori occorre intervenire per impedire che possa reiterare le scelte scellerate fatte in passato che esamineremo in questo libro. Risulterebbe tragicamente ironico che l’industria alimentare, oltre a fallire nel compito di nutrire il genere umano, fosse anche la maggiore responsabile del degrado del pianeta. È nostro dovere impedire che ciò avvenga.

 

Basta carne?, Kety Keiffer. Trad. dall’inglese di Gianmaria Pastore © EDT 2017