2 novembre 2017

Berlino 1936. Quei sedici giorni di agosto

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La cronaca dei sedici giorni in cui la marcia verso la guerra e la catastrofe della Germania nazista sembrò arrestarsi in surplace, e una città intera visse un inquieto ed emozionante agosto di festa apparente.

Berlino, agosto 1936: decine di migliaia di persone affollano la capitale tedesca, che il regime nazista vuole presentare al mondo come una metropoli elegante e cosmopolita. Per le strade invece delle marce militari si sentono risuonare orchestre swing, i cartelli “Juden verboten” (“Vietato agli ebrei”) sono scomparsi, i locali notturni sono stracolmi e felici di festeggiare quella parentesi di insperata libertà, i grandi magazzini pullulano di clienti e curiosi; gli occhi di tutto il mondo sono puntati sull’Olympiastadion, sulle gare e gli atleti, ma è anche per le strade che il regime sta combattendo la sua battaglia propagandistica.

Per raccontare questa parentesi sospesa nella marcia di un Paese verso la dittatura e la violenza, l’autore segue giorno per giorno la vita di alcuni personaggi più o meno famosi, narrando le loro storie incredibili e riferendo quale fu il loro destino una volta terminata quell’estate fuori dal tempo: atleti e artisti, diplomatici e leader politici, travestiti e prostitute, ristoratori e proprietari di locali notturni, berlinesi e turisti.

Ne nasce un racconto corale di grande forza emotiva, in cui alla grande storia politica e sociale fa da contrappunto la quotidianità e la molteplicità dei destini personali, spesso sorprendenti e drammatici.

Oliver Hilmes è nato nel 1971 a Viersen, in Germania. Ha studiato storia, scienze politiche e psicologia a Marburg, Parigi e Potsdam. Conseguito il dottorato in Storia contemporanea ha lavorato nella Sovrintendenza della Filarmonica di Berlino. Le sue biografie di Alma Mahler (2004) e Cosima Liszt (2007) in Germania sono state degli autentici bestseller, oltre a essere state molto apprezzate dalla critica e tradotte in diverse lingue. Recentemente ha pubblicato una fortunata biografia di Franz Liszt e di Ludovico II di Baviera.

 

Berlino 1936

Quei sedici giorni d’agosto

Berlino 1936
  • AutoreOliver Hilmes
  • Collana La Biblioteca di Ulisse | Varia
  • ISBN 978-88-5923-852-2
  • Pagine 320
  • Data uscita 02-11-2017
  • Prezzo 26.00€ 22.10€
  • Disponibilità Disponibile

Berlino, estate 1936. Adolf Hitler è cancelliere del Reich da tre anni, le persecuzioni contro gli ebrei e le minoranze avanzano inesorabilmente e la Germania nazista si sta preparando a una guerra devastante. Ma poi cominciano le Olimpiadi: gli occhi di tutto il mondo sono puntati sulla capitale tedesca invasa da una folla di sportivi, delegazioni olimpiche, personalità e giornalisti di ogni paese e orientamento politico.

Oliver Hilmes racconta quei sedici straordinari giorni seguendo la vita quotidiana di una moltitudine di personaggi famosi e di uomini della strada, intrecciando i loro destini, in quelle ore apparentemente sospese ma piene di sussulti e presentimenti, come in un grande thriller psicologico. Gerarchi nazisti e diplomatici stranieri, gestori di locali notturni, attrici, scrittori, travestiti, turisti e prostitute: tutti coinvolti, volenti o meno, nella costruzione di una colossale illusione a orologeria. Di ciascuno di loro, nel capitolo finale, Hilmes racconta il destino ultimo, oltre la conclusione dei Giochi. Un affresco corale di forte impatto emotivo, in cui alla grande storia politica e sociale fa da contrappunto la quotidianità e la molteplicità delle vite private, spesso sorprendenti e drammatiche.

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Sabato 1° agosto 1936, le Olimpiadi di Berlino stanno per iniziare e la capitale del Reich si prepara al grande evento. L’apertura del volume Berlino 1936. Quei sedici giorni d’agosto di Oliver Hilmes coglie con piglio narrativo e una certa ironia il risveglio della grande città e, soprattuto, di colui che per alcuni giorni sarà la massima carica dell’evento, il conte Henri de Baillet-Latour, presidente del Comitato olimpico internazionale (CIO).

Bollettino del servizio meteorologico del Reich per Berlino. Molto nuvoloso e occasionalmente coperto con pioggia. Venti moderati da sud-ovest e ovest. Piuttosto fresco. 19° C.

Nella suite di Henri de Baillet-Latour il telefono squilla sommessamente. «Eccellenza, sono le sette e mezza», annuncia il portiere. «Bon», risponde il conte, «sono già sveglio». I dipendenti dell’Hotel Adlon, dove Baillet-Latour risiede, trattano il loro ospite con il massimo rispetto, perché Henri de Baillet- Latour è considerato come un capo di governo. Naturalmente non governa un Paese, non è a capo di una repubblica e non è il reggente di una monarchia. Il conte Henri de Baillet-Latour è il presidente del Comitato olimpico internazionale (CIO). Quando oggi, alle 17.14 in punto, verrà issata la bandiera olimpica all’Olympiastadion di Berlino, il sessantenne belga assumerà, per così dire, la sovranità assoluta sugli impianti sportivi berlinesi per sedici giorni.

Fino ad allora, Baillet-Latour ha un programma impegnativo da rispettare: assisterà a una funzione religiosa con i suoi colleghi del Comitato olimpico, passerà in rassegna la guardia d’onore della Wehrmacht e infine deporrà una corona nella Neue Wache, il monumento ai caduti della Prima guerra mondiale. In occasione della cerimonia militare Hermann Göring, nella sua funzione di presidente del Consiglio dello stato prussiano, darà il benvenuto ai membri del CIO.

Intanto sono le 8 e in Pariser Platz, di fronte all’Hotel Adlon, risuona la musica militare, che viene più volte interrotta dalla voce che invita al risveglio e dalla canzone popolare Freut euch des Lebens [Godetevi la vita]. Il rituale della “grande sveglia” è uno dei molti atti di ossequio che i nazionalsocialisti manifestano nei confronti del CIO. Stando alla finestra della propria suite e osservando questo andirivieni, Henri de Baillet-Latour può sentirsi come un capo di stato, con l’Adlon come sede del suo governo. Il CIO risiede in una zona prestigiosa: di fronte all’albergo si trova l’ambasciata francese, sul lato sinistro risplende la Porta di Brandeburgo e subito accanto al più noto simbolo di Berlino si trova palazzo Blücher, di proprietà degli Stati Uniti d’America. Di fatto, questo vasto edificio dovrebbe ospitare l’ambasciata americana, ma il complesso è stato distrutto da un incendio nel 1931 e la ricostruzione va per le lunghe. L’Adlon, inoltre, confina nella Pariser Platz con la veneranda Accademia delle Arti, e nella Wilhelmstrasse con palazzo Strousberg, sede dell’ambasciata inglese.

Henri de Baillet-Latour nel frattempo ha concluso la prima colazione e si prepara a lasciare l’Adlon. In occasione dei festeggiamenti odierni il comte si veste in modo particolarmente solenne e indossa pantaloni grigi, una giacca scura a coda di rondine, scarpe con le ghette, un cilindro e al collo la sontuosa catena distintiva della sua carica. Quando Joseph Goebbels lo vede, tra sé e sé scuote la testa. Nel suo diario annota: “Gli olimpionici sembrano i direttori di un circo delle pulci”.