5 ottobre 2017

Charles Mingus. L’uomo, la musica, il mito

Charles Mingus dettaglio

Il vero volto, il pensiero e la musica di un musicista immensamente creativo, al di là del mito autobiografico.

Charles Mingus è una delle figure di compositore e interprete più importanti e mitizzate della storia del jazz. Di formazione classica e di razza mista (fra i suoi ascendenti vi erano cinesi, inglesi, tedeschi e africano-americani), fu un leggendario innovatore musicale, oltre che compositore, scrittore e produttore discografico. La sua celebre e romanzata autobiografia, pubblicata in Italia con il titolo Peggio di un bastardo, ha contribuito molto a creare l’immagine di un uomo tormentato e selvaggio: un genio musicale eccentrico, soggetto a violente esplosioni di rabbia e con un debole per le donne. Ma la stessa autobiografia lo rivela un inguaribile romantico.

Dopo aver esplorato gli eventi più importanti nella vita di Mingus, Krin Gabbard dedica un approfondito esame a Mingus come scrittore e come compositore-musicista. Indaga sul perché Mingus abbia dedicato così tanto spazio nella sua vita all’autobiografia e all’auto-analisi, e ne racconta la lotta per sentire riconosciuta la propria complessa identità razziale in una società da cui era visto semplicemente come “nero”; illustra inoltre quanto i suoi problemi di salute fisica e mentale abbiano influito sugli alti e bassi della sua carriera musicale. Il risultato è un’articolata visione dell’opera di Mingus situata in un panorama che va ben oltre la musica, per abbracciare il contesto sociale, politico e culturale americano. Un libro acclamato dalla critica di tutto il mondo.

 

Krin Gabbard è nato nel 1948 a Charleston (Illinois). Oggi vive a New York, dove è stato professore di Letteratura comparata alla State University per oltre trent’anni, dirige il dipartimento di Jazz Studies alla Columbia University e insegna tromba alla New York Jazz Academy. Fra i suoi libri più famosi Psychiatry and the Cinema (Cinema e psichiatria, Raffaello Cortina, 2000), Jammin’ at the Margins: Jazz and the American Cinema (University of Chicago Press 1996), Hotter Than That: The Trumpet, Jazz, and American Culture (Farrar Strauss/Faber and Faber 2009).

Charles Mingus

L'uomo, la musica, il mito

Charles Mingus
  • AutoreKrin Gabbard
  • Collana EDT/Siena Jazz | Musica
  • ISBN 978-88-5923-869-0
  • Pagine 360
  • Data uscita 05-10-2017
  • Prezzo 22.00€ 18.70€
  • Disponibilità Disponibile

Di formazione classica e di ascendenza mista (aveva nonni cinesi, svedesi e africano-americani), Charles Mingus è stato uno dei più importanti innovatori musicali del XX secolo. Compositore, interprete e produttore discografico, la sua celebre e romanzata autobiografia, "Peggio di un bastardo", ha contribuito molto a creare l’immagine di un uomo tormentato e selvaggio: un genio musicale eccentrico e idiosincratico, con un debole per le donne e soggetto a violente esplosioni di rabbia; ma anche un inguaribile romantico.

Facendo ampio riferimento a fonti e documenti inediti o sconosciuti ai precedenti studiosi, Krin Gabbard sottopone il mito autobiografico a un attento lavoro di verifica. Dopo aver illustrato gli eventi artistici e biografici più importanti, Gabbard dedica infatti un approfondito esame a Mingus come scrittore e come compositore-musicista. Si domanda perché abbia dedicato così tanto spazio nella sua vita all’auto-analisi e ne racconta la lotta per sentire riconosciuta la propria complessa identità razziale in una società da cui era identificato semplicemente come “nero”; illustra inoltre quanto i problemi di salute fisica e mentale abbiano influito sugli alti e bassi della sua carriera musicale.

Mettendo in discussione la leggenda, Gabbard racconta tuttavia come Mingus abbia saputo creare un complesso e inimitabile linguaggio costituito da emozioni che non si limitano al solo mondo musicale. Ne ricorda il rapporto con le arti plastiche, con le avanguardie e la presenza nel repertorio cinematografico.

Il risultato è quello di un’articolata visione dell’opera di Mingus situata in un panorama che va ben oltre la musica, per abbracciare il contesto sociale, politico e culturale americano, anche attraverso gli incontri con altri artisti e musicisti di primo piano.

Charles Mingus. Introduzione

In questo estratto dall’Introduzione del suo Charles Mingus. L’uomo, la musica, il mito, Krin Gabbard racconta l’incontro folgorante con la musica (e i dischi) del grande contrabbassista jazz.

Charles Mingus ha fatto con la impulse! alcuni dei suoi migliori di­schi, come Mingus Mingus Mingus Mingus Mingus e Mingus Plays Piano. Ma prima venne la sua suite per balletto, e Black Saint and the Sinner Lady, pubblicata nell’autunno del 1963. Un martedì sera sul tardi Dick Harp la fece sentire nella sua trasmissione radio. Certo sapeva che tutte le produzioni della impulse! erano di valore, ma non so se si fosse reso conto di quello che lo aspettava all’apertura di quel disco. Dopotutto preferiva musica più tranquilla.

Io no, evidentemente.

Fu la mia illuminazione sulla via di Damasco. Quando in quella notte di autunno del 1963 sentii Black Saint and the Sinner Lady di Mingus non credevo alle mie orecchie. Non pensavo neppure che simili colori e simili armonie fossero possibili. Mingus guidava magistralmente la sua band con il contrabbasso, i sassofoni gridavano nel registro alto e gli ottoni rombavano e ringhiavano nella gamma bassa. E appena si consolidava l’idea che fosse una musica assai minacciosa, armonie liriche e tranquille emergevano dal mix con una perfetta transizione. Il tempo accelerava e poi rallentava, creando una tensione nervosa ed eccitante, come se la musica stesse cercando la propria direzione. Scott Saul avrebbe poi scritto che Mingus era «un pioniere dell’espressione intima nel jazz, un compositore capace di sviluppare un linguaggio musicale ricco di sfumature e adatto a esprimere una gamma di emozioni estreme dalla tenerezza alla rabbia».

Non ero certo in grado di capire il “linguaggio emotivo” di Mingus, ma questo non mi impedì di decidere allora e per sempre che non ero fatto per restare a Charleston, Illinois. Là fuori c’era un altro mondo, e io volevo farne parte. Nessuno nella mia piccola città aveva mai sentito parlare di quella musica, mi dicevo, e nessuno ascoltandola avrebbe po­ tuto entusiasmarsi com’era capitato a me. Benché di certo avessi un’opi­nione falsata di una città con un’università dotata di un dipartimento di musica e di un ensemble di jazz, questo non mi impedì di decidere che volevo stare a New York. Non sapevo nemmeno che allora ci abitava anche Mingus, né che frequentava Allen Ginsberg e altri artisti beat, ma sapevo per certo che le mie simpatie erano per il popolo della notte di New York e non per il popolo del giorno represso e borghese che «Mad» metteva alla berlina in modo così accattivante.

Per un quindicenne però non è così facile mettere in pratica i suoi sogni, e per vari motivi fui costretto a rimanere ancora diversi anni nel Midwest. Fu così che nalmente nel 1975 vidi e sentii dal vivo Mingus con il suo ultimo grande quintetto, non a New York, ma a Bloomington, Indiana. Questa band si ascolta in due album, Changes One e Changes Two: George Adams (sassofono tenore), Jack Walrath (tromba), Don Pullen (pianoforte), Dannie Richmond (batteria) e Mingus al contrab­basso. E ancora una volta non credevo alle mie orecchie.

Un brano lento e lussureggiante lasciava improvvisamente posto a una cacofonia “free” e poi di nuovo la musica diventava tenera e delicata. Mingus teneva un tempo solido come una roccia, ma bastava uno sguardo a Dannie Richmond per fare accelerare o rallentare tutto il gruppo in perfetta sincronia. Non ho più sentito altri gruppi di jazz usare questa tecnica con tale regolarità e apparentemente senza sforzo.

Dall’Introduzione di Charles Mingus. L’uomo, la musica, il mito di Krin Gabbard © EDT 2017

Edizione italiana e traduzione dall’inglese a cura di Francesco Martinelli