9 maggio 2016

City Blues. I suoni mitici di tre grandi città

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Los Angeles – Berlino – Detroit:  musiche, persone, storie. Un appassionante viaggio sulle orme dei miti del nostro tempo per incontrare il “suono” di tre grandi città. In libreria dal 19 maggio.

Los Angeles, Berlino, Detroit: un triangolo magico dove musicisti, artisti, architetti e gente comune hanno intrecciato le loro vite creando la musica più travolgente, l’architettura più inventiva, la letteratura più straordinaria, il cinema senza tempo, i sogni più accecanti.

Tre tappe di un viaggio che spinge un giovane scrittore e musicista siciliano sulle tracce di David Bowie e Frank Lloyd Wright, Bertolt Brecht e Henry Ford, Nick Cave e Diego Rivera, Mies van Der Rohe e la musica techno, alla ricerca del “suono delle città”: quella pulsazione inafferrabile, il city blues, che una città sa esprimere attraverso le voci e le visioni di chi l’ha abitata e vissuta.

Una mappa inedita che intreccia i fili delle esistenze apparentemente lontane, perché come scrive Vittorio Bongiorno, “siamo tutti uniti da improbabili connessioni”: basta saperle trovare, nascoste sotto la polvere del deserto o tra le macerie delle periferie, dormendo in letti scomodi o seduti al bancone di un bar.

Vittorio Bongiorno (Palermo, 1973) è scrittore, musicista e regista video. Ha pubblicato quattro romanzi, tra cui Il bravo figlio (Rizzoli, 2006), recensito entusiasticamente da Fernanda Pivano, e Il Duka in Sicilia (Einaudi Stile libero, 2011), libro a partire dal quale ha portato in scena in Italia e a New York il reading musicale in cui suona la “cigar box guitar”, la chitarra autocostruita con una scatola di sigari. Quando non gira il mondo vive a Bologna, dove lavora come pubblicitario.

City Blues

Los Angeles - Berlino - Detroit: musiche, persone, storie

City Blues

Los Angeles, Berlino, Detroit: un triangolo magico dove musicisti, artisti, architetti, e gente comune hanno intrecciato le loro vite lungo un secolo nemmeno tanto breve, dando vita alla musica più travolgente, l’architettura più inventiva, la letteratura più straordinaria, il cinema senza tempo, i sogni
più accecanti.

Tre tappe di un viaggio che spinge un giovane scrittore e musicista siciliano sulle tracce di David Bowie e Frank Lloyd Wright, Bertolt Brecht e Henry Ford, Nick Cave e Diego Rivera, Mies van Der Rohe e la musica Techno, alla ricerca del “suono delle città”: quella pulsazione inafferrabile, il city blues, che una città sa esprimere attraverso le voci e le visioni di chi l’ha abitata e vissuta.

Una mappa inedita che intreccia i fili delle esistenze apparentemente lontane, perché come scrive Vittorio Bongiorno, “siamo tutti uniti da improbabili connessioni”: basta saperle trovare, nascoste sotto la polvere del deserto o tra le macerie delle periferie, dormendo in letti scomodi o seduti al bancone di un bar.

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Un estratto del capitolo dedicato a Los Angeles da City Blues di Vittorio Bongiorno

Dice che poggiando l’orecchio sulle crepe dell’asfalto di una città, come con le conchiglie, si possono sentire le voci dei pionieri che l’hanno fondata, il frastuono dei tamburi e dei martelli che l’hanno costruita. Se si ascolta a fondo si riescono a percepire addirittura i canti delle anime di chi l’ha difesa dal ferro e dal fuoco. È il suono della città, il battito profondo della vita di un luogo, il canto dell’energia che scorre da secoli sottoterra. È il blues della città. Da grande volevo fare il musicista. Per fortuna sono finito a fare lo scrittore, così ho evitato la fatica di trasportare su e giù dal palco strumenti e pesanti amplificatori, suonare in squallidi locali davanti a gente annoiata e soprattutto lo stress del numero di copie vendute. Scrivere e pubblicare “romanzi di insuccesso” però mi ha permesso di suonare la mia musica e continuare a comprare chitarre in giro per il mondo. Ho capito che a fare queste due cose mi sarei imbattuto in storie straordinarie e personaggi perfetti per i miei libri.

Come Colombo prima di noi, i cercatori d’oro, gli attori del cinema hollywoodiano, gli esuli di guerra e i perseguitati dal nazismo, per festeggiare i nostri quarant’anni io e Francesca saremmo andati verso ovest, proprio come la canzone dei Led Zeppelin. Los Angeles è troppo sconfinata, troppo folle, troppo surreale, troppo inarrivabile e sexy per non scappare lì un paio di settimane, lontano da tutti. I nostri figli adolescenti avrebbero superato il gelido inverno bolognese senza grossi traumi.

© Vittorio Bongiorno, City Blues – EDT 2016