27 ottobre 2017

Dalla Francia alla Siria e ritorno: una foreign fighter e la sua storia

Muslim woman

“Ero Maëlle.
Sedici anni, liceo a Le Mans, una sorella, genitori separati, amici, scuola, sport eccetera. Vita da adolescente insomma.
Ora sono Ayat.
Ho una figlia, sono seguita da una psicologa, devo rmare tutti i giorni il registro alla gendarmerie. Niente più scuola, amici, sport. Fine”. 

Maëlle è una ragazza di Le Mans sveglia, intelligente, attenta alle ingiustizie del mondo e all’attualità, brava nello sport e con un nuovo amore in vista. Finché accade qualcosa: dopo aver messo un Mi piace alla pagina Facebook di quella che sembra una ONLUS che si occupa dei bambini siriani, Maëlle viene letteralmente travolta da un fiume di amicizie sul social network, a cui seguono dialoghi, immagini, video e altro ancora tutti sullo stesso tema – lo Sham, la terra promessa, è l’unica realtà pura in un mondo di menzogna e corruzione, e la Jihad è il mezzo per ottenere la salvezza. Poco per volta la montagna di informazioni e di pubblicità convince Maëlle, che giorno dopo giorno si radicalizza di nascosto da affetti e amici, cambia nome in Ayat, sposa su Skype un combattente e con un passaporto falso fugge in Siria per unirsi agli altri jihadisti. Scoprirà che la situazione sul posto non è quella che le è stata raccontata, che le difficoltà sono enormi e le promesse non saranno mantenute. Vedova prima ancora di raggiungere il paese, incinta, affamata e miracolosamente sopravvissuta a un bombardamento, Ayat tornerà in Francia dopo una rocambolesca fuga; qui, però, tornare alla Maëlle di un tempo sarà impossibile.

Buio racconta la piaga dei foreign fighters in modo diretto, in prima persona ma con una precisione giornalistica e un ritmo serrato. Quello di Patrick Bard è un racconto corale in cui le tante voci dei protagonisti – Maëlle, sua madre, la sorella, compagni di scuola e professori, il secondo marito in Siria, le persone al centro di recupero al ritorno in patria – ricostruiscono una parabola terribile e significativa. Tra le pagine, che spostano rapidamente il punto di vista della vicenda, grandi temi come l’adescamento sui social, il sottovalutare i cambiamenti, il valore del dubbio rispetto alle certezze, e soprattutto la vita in Siria di chi parte per la guerra, raccontata da una voce che la conosce molto bene.

Buio è un romanzo avvincente su un tema importantissimo e poco trattato, soprattutto da autori autorevoli come Bard. Un libro da leggere tutto di un fiato.

 

Patrick Bard è uno scrittore, reporter, fotogiornalista francese. Temi privilegiati del suo lavoro sono il ruolo femminile e tutto ciò che riguarda periferie, confini e frontiere. La sua opera fotografica, dedicata soprattutto al problema dell’acqua e alle popolazioni autoctone dell’America Latina, è stata esposta in numerosi paesi. Ha pubblicato romanzi e libri fotografici che gli sono valsi premi in Francia e in Spagna.

 


Buio

Buio
  • AutorePatrick Bard
  • Collana Giralangolo - Narrativa | Ragazzi
  • ISBN 978-88-5923-870-6
  • Pagine 168
  • Data uscita 26-10-2017
  • Prezzo 15.00€ 12.75€
  • Disponibilità Disponibile

Un romanzo potente che racconta come può succedere che un'adolescente si lasci sedurre dall'Islam e si radicalizzi, e che pone l'accento sul potere dei social. Un'accuratissima documentazione sul tema, una protagonista curiosa e ribelle, un romanzo corale che si legge d'un fiato.

Pensavo che sul piano economico avrebbero gestito tutto loro, ma mi sbagliavo. Redouane non aveva esperienza militare. I fratelli gli avevano dato solo la divisa. Il fucile se l’era pagato da solo, milletrecento euro, e anche le munizioni. Per fortuna, prima di partire era riuscito a ottenere un prestito dalla banca. «Col cavolo che lo rivedranno, il malloppo!» diceva ridendo. A chi va al fronte, chi si unisce alla katiba, vengono fornite le munizioni, ma gli altri devono pagarsele, ed è un euro a proiettile. I soldi sono diventati subito un problema; su internet gli avevano promesso: «Vieni, tranquillo, ci occupiamo noi di tutto», ma in realtà non si occupavano di niente e dovevamo arrangiarci per qualunque cosa. In un attimo siamo rimasti al verde e abbiamo capito che non valevamo niente per loro, che eravamo come un bottino di guerra. Eravamo preziosi perché stranieri, occidentali, non come combattenti. Comunque, Redouane era più che felice di non dover combattere. Io ero rimasta incinta e lui non voleva lasciarmi da sola, preferiva restare al mio fianco, «Ventiquattr’ore su ventiquattro», diceva.
Redouane era diverso dagli altri. Era dolce. Gli uomini che non combattevano si occupavano soprattutto della vita di tutti i giorni, come la manutenzione dei fuoristrada, per esempio. Redouane guadagnava qualche soldo così. Per le donne c’era la lavanderia. Mi avevano mandata lì, insieme ad Amina, la mia sorella. Abbiamo viaggiato insieme fino a Gaziantep, quando sono fuggita di casa. Anche lei veniva dalla periferia di Le Mans. Quante risate ci siamo fatte insieme!
A Raqqa leggevo il Corano, facevo del mio meglio per studiare e pregavo molto. Soffocavo i dubbi. Cercavo sempre di giustificare i fratelli e le sorelle, anche quando la situazione è peggiorata. Redouane ha cominciato a dire che lo Shām, in fondo, non era diverso dal resto del mondo: funziona tutto con le raccomandazioni, se hai le conoscenze giuste ottieni quello che vuoi, altrimenti ti accontenti di quel che capita. Non lo sopportava. Io non ero d’accordo con lui. Abbiamo cominciato a litigare. Gli dicevo che non era un buon musulmano, che non prendeva mai niente sul serio.
È vero che gli piaceva scherzare, ma all’epoca non mi sembrava affatto divertente. Lo accusavo di non pregare abbastanza, di guardare film che non avrebbe dovuto guardare. Ogni tanto ascoltava addirittura la musica. Era sbagliato.

[Tratto da Buio, di Patrick Bard]