19 ottobre 2012

Il cuore sulla pelle. Il tatuaggio in 22 racconti dal mondo

tattoo

Il tatuaggio come catalizzatore delle passioni letterarie di tutto il mondo. Ventidue racconti e ventidue frammenti letterari per indagare in tutte le sfaccettature un gesto ancestrale e popolarissimo. Con testi, tra gli altri, di Ray Bradbury, Sylvia Plath, Jinochiro Tanizaki, Bohumil Hrabal, Flannery O’Connor ed Hermann Melville. A cura di B. Geulen, P. Graf, M. Seibert.

In libreria e nel nostro shop online dal 31 ottobre.

Pochi argomenti hanno ispirato gli scrittori di ogni epoca o paese quanto un disegno tracciato sulla pelle di un uomo da un altro uomo: un gesto ancestrale che, unendo indissolubilmente la fantasia alla carne, è capace di scatenare infinite ripercussioni letterarie.

Il cuore sulla pelle è un’antologia di 22 racconti completi e 22 frammenti letterari da tutto il mondo; il tatuaggio vi viene raccontato attraverso le sue mille sfaccettature e ripercussioni letterarie: come feticcio erotico, marchio criminale, sogno infantile, ricordo d’avventura, segnale misterioso, simbolo tribale, fantasia sadica, forma d’arte.

Un’antologia curata da tre giovani scrittori tedeschi, e pubblicata nel 2011 da Mareverlag, casa editrice nata ad Amburgo a metà degli anni Novanta intorno alla splendida rivista «Mare», con un ricco catalogo di letteratura legata alla navigazione e al viaggio. I racconti lunghi comprendono autori come Ray Bradbury, Sylvia Plath, Jinochiro Tanizaki, Nicolai Lilin, Wolfgang Hildesheimer, Bohumil Hrabal, Victor Segalen, Flannery O’Connor, Jürg Fiederspiel, John Irving, Hermann Melville; i frammenti provengono da opere di Robert Louis Stevenson, James Cook, Daniel Pennac, Kurt Tucholsky, Chuck Palahniuk, Arthur Rimbaud, Honoré de Balzac, Franz Kafka e moltissimi altri. Una lunga linea d’inchiostro che scorre ininterrotto dalla liscia superficie di un corpo alla pagina bianca dello scrittore.

 

 

Il cuore sulla pelle

Arte e dolore del tatuaggio in 22 racconti dal mondo

Il cuore sulla pelle
  • AutoreAA. VV.
  • Collana La Biblioteca di Ulisse | Varia
  • ISBN 978-88-6639-129-6
  • Pagine 312
  • Data uscita 31-10-2012
  • Prezzo 18.50€
  • Disponibilità Disponibile

Il tatuaggio è di moda, ma non è soltanto una moda. È un costume arcaico della civiltà umana che ciclicamente torna in superficie rinnovando i suoi significati e i suoi simboli. È un fossile vivente, un gesto antichissimo passato indenne attraverso le riprovazioni e le proibizioni. È, soprattutto, un legame tra memoria, avventura e corpo, parente stretto della scrittura e dell’arte. Non dovrebbe dunque stupire che la letteratura lo abbia ospitato e accudito fin dagli esordi, in pagine che spesso si soffermano sul fascino dell’allusione simbolica, sul rapporto quasi erotico fra tatuatore e corpo tatuato, sulle rifrazioni del desiderio che un segno indelebile lasciato sulla pelle può scatenare.

Questo libro testimonia alcune di queste rifrazioni immaginarie attraverso le parole degli scrittori di ogni tempo e paese: il tatuaggio come feticcio erotico, marchio criminale, sogno infantile, retaggio d’avventura, simbolo tribale, fantasia sadica, forma d’arte. Quelle raccolte fra queste pagine sono mappe di mondi ignoti, tatuaggi della mente che accendono il bisogno di conoscenza e di avventura, seguendo una linea d’inchiostro che scorre ininterrotta dalla pelle incisa di un corpo al foglio bianco dello scrittore.

I racconti lunghi comprendono autori come Ray Bradbury, Sylvia Plath, Jinochiro Tanizaki, Nicolai Lilin, Wolfgang Hildesheimer, Bohumil Hrabal, Victor Segalen, Flannery O’Connor, Jürg Fiederspiel, John Irving, Hermann Melville; i frammenti provengono da opere di Robert Louis Stevenson, James Cook, Daniel Pennac, Kurt Tucholsky, Chuck Palahniuk, Arthur Rimbaud, Honoré de Balzac, Franz Kafka e moltissimi altri. Una lunga linea d’inchiostro che scorre ininterrotto dalla liscia superficie di un corpo alla pagina bianca dello scrittore.

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Il tatuaggio è l’opera prima di Jun’ichirō Tanizaki, pubblicata nel 1910, ed è ambientato in un’epoca in cui “la bellezza si era sostituita alla forza e la bruttezza era sinonimo di debolezza”. Lo potete leggere in versione integrale ne Il cuore sulla pelle. Di seguito ne pubblichiamo un appassionato frammento.

 

Da molti anni Seikichi cullava il desiderio di avere a disposizione la pelle luminosa di una bella ragazza sulla quale tatuare la sua stessa anima. Il temperamento e i tratti di questa donna dovevano però sottostare a certe condizioni: uno splendido volto e una meravigliosa pelle non sarebbero stati suffi cienti a soddisfare del tutto Seikichi.

L’aveva a lungo cercata in tutti i quartieri di piacere di Edo, in particolare tra le cortigiane notoriamente più belle, ma non era riuscito a trovare nulla che rispondesse per gusto e stile a quanto aveva in mente. Teneva scolpita nel cuore la figura di questa sconosciuta e da più di tre anni tale ossessione non l’aveva mai abbandonato.

Proprio nell’estate di quel quarto anno, mentre una sera passava per caso davanti al ristorante Hirasei di Fukagawa fu colpito dalla vista di un candido nudo piede di donna, che spuntava dalla cortina di bambù di un palanchino in attesa davanti all’entrata. All’occhio attento di Seikichi un piede poteva trasmettere le stesse complesse sensazioni di un viso, e il piede di quella donna gli apparve come un prezioso gioiello di carne. Cinque dita delicate disposte in modo perfetto dall’alluce al mignolo, unghie pari nelle sfumature al rosato delle conchiglie che si trovano solo sulla spiaggia di Enoshima, un tallone la cui levigata rotondità faceva pensare a una perla, l’incredibile luminosità della pelle che pareva purificata da una fresca sorgente di roccia.

Un piede simile era un piede capace di succhiar via il sangue a un uomo e di calpestarne il cadavere. Realizzò che era il piede della donna che andava invano cercando da anni. Fuor di sé dalla gioia si precipitò dietro al palanchino per vedere il volto di chi vi era dentro, ma dopo alcuni isolati ne perse le tracce. Da quel momento, l’indistinto desiderio a lungo cullato si tramutò in ardente passione.