21 marzo 2018

Innamorarsi di Lisbona, abbuffarsi di Baccalà

baccala

Innamorarsi a Lisbona – con la sua luce, l’oceano, l’arte – è facilissimo. Succede all’alter ego dell’autore, lo scrittore abruzzese Alessio Romano, che in una tasca – tra un piatto fumante di bacalhau e le dolci note di un fado – incrocia lo sguardo della cameriera Beatriz, croce e delizia di questo viaggio tra i sapori più autentici della capitale del Portogallo.

D’amore e baccalà è innanzitutto una storia d’amore. Che ha come protagonista la più poetica delle capitali europee, la città di Pessoa e di Tabucchi, di cui sono leggendarie la fondazione e la luce almeno quanto le capacità culinarie. Lisbona, infatti, è certo un crocevia di vite, di razze, di suoni e d’arte, ma soprattutto – racconta l’autore – di sapori intensi e interessanti.

Un giovane scrittore, alter-ego dell’autore, si stabilisce in un piccolo appartamento di rua do Recolhimento, pronto alla fatica enciclopedica di assaggiare ogni sfumatura della cucina portoghese, a partire dal suo piatto principe: il baccalà. Ma una inaspettata caduta dal Tram 28 fa prendere subito una piega diversa alla storia. Lo scrittore s’innamora della cameriera Beatriz, alla ricerca della quale batte ogni angolo di ogni bairro della città, consolato da bicchieri di vinho verte e dalla vita straripante di sempre nuovi compagni d’avventura. Che non sempre sono provvisti di carne e ossa: in un misto di sogno e realtà, Alessio troverà sulla propria strada – tra gli altri – Fernando Pessoa e la grande fadista Amália Rodrigues, Antonio Tabucchi e Ilsa Lund, il personaggio interpretato da Ingrid Bergman di Casablanca… tutto in una girandola di esperienze appassionanti che cominciano sempre a tavola, con un piatto fumante, una buona storia, e un “Silencio! Que se vai cantar o Fado!”

 

“Il Fado è il tentativo riuscito di trovare una perfetta alchimia tra poesia e musica. Ma in una tasca è anche connesso con il cibo: è l’ultimo senso, il suono, che rende perfetta la percezione di un piatto che ha già sapore, odore, aspetto ed è caldo o freddo, ma non emette nessun rumore. E poi c’è il sentimento. Un bravo fadista canta e suona sempre come se quella canzone dovesse essere l’ultima in tutta la sua vita.”

 

Alessio Romano è nato a Pescara nel 1978. Il suo primo romanzo è uscito nel 2006 con i l titolo Paradise for all (Fazi editore), un giallo ambientato alla Scuola Holden – dove ha studiato Tecniche della narrazione e oggi insegna – salutato dal critico del «Corriere della Sera», Antonio d’Orrico, come “uno dei migliori esordi della stagione”. È autore di Solo sigari quando è festa (Bompiani 2015) e curatore della raccolta di racconti Gli stonati. Manifesto letterario per la legalizzazione della cannabis (NEO edizioni, 2017).

 

 

D’amore e baccalà

D’amore e baccalà
  • AutoreAlessio Romano
  • Collana Allacarta | Food
  • ISBN 978-88-5924-686-2
  • Pagine 176
  • Data uscita 22-03-2018
  • Prezzo 8.90€
  • Disponibilità Disponibile

La più poetica delle capitali europee.
Saramago e l’oceano. Tabucchi e il tram numero 28.
E le tascas, le taverne in cui si mangiano cinquanta sfumature di baccala? ascoltando la musica piu? struggente che esista: il fado.
È in questa città sospesa tra sogno e realtà che Alessio incontra Beatriz, una cameriera bellissima, scontrosa ed evanescente.
Ritrovarla nel dedalo del centro storico sarebbe impossibile, senza l’aiuto di complici inattesi: gli spiriti guida di Amália Rodrigues, Ingrid Bergman, Fernando Pessoa...

La caduta dal Tram 28

È solo un’impressione dettata dalla disperazione con cui tento di rimanere in equilibrio su questo predellino di ferro oppure l’autista sta cercando deliberatamente di farmi cadere a terra?

Rallenta e accelera all’improvviso, frena senza motivo, ne sono sicuro: lo fa di proposito. L’autista del tram su cui sono atterrato con un balzo, approfittando della fermata in Escolas Gerais, sta cercando di scrollarmi di dosso neanche fossi un insetto molesto.

E io sto per precipitare dalla scaletta dell’uscita posteriore di questo tram metallico consapevole dell’enorme sciocchezza che sto facendo. Il mitico Tram 28 la cui effige è replicata in migliaia di calamite da attaccare al frigorifero; stampata su magliette, poster, accendini, taccuini, penne e tazze; dipinta a mano su acquerelli sgargianti o in quadri realizzati col caffè dall’infinito esercito dei pittori lisbonesi. Perché il Tram 28 è il simbolo per eccellenza di questa città, tanto che addirittura l’interno di un bar è arredato a sua imitazione, lo so perché ci ho fatto colazione proprio questa mattina (un pastel de nata che in questo spericolato frangente preferirei non avere ancora nello stomaco); l’elétrico che da Praça Martim Monitz si arrampica per circa una quarantina di minuti, attraversando Alfama e girando intorno al Castelo, nel cui bairro questa mattina ho preso casa a Lisbona, Tomás – il padrone – mi ha dato le chiavi neanche due ore fa.

Attaccarsi al tram a scrocco è, del resto, una picaresca tradizione locale immortalata dal personaggio interpretato da Bruno Ganz nella pellicola Dans la ville blanche, film che ho visto ieri sera, l’ultima notte prima di partire, perché avendo messo a scaricare il più noto Lisbon Story di Wim Wenders, mi sono reso conto di avere invece ottenuto il download di Lesbian Story, un film porno d’annata e − scacciata la tentazione di vedere il porno − mi sono dedicato alla pellicola di Alain Tanner, meno famosa ma che per alcuni è il più bel film mai ambientato a Lisbona, trovata integralmente su YouTube (sebbene solo in francese e senza sottotitoli, motivo per il quale non ho capito molto della trama). E appunto il protagonista del film, Bruno Ganz, marinaio bukowskiano appena arrivato a Lisbona, come me e proprio da queste parti, si attacca al tram alla maniera che ho appena goffamente imitato, quella degli abitanti squattrinati della città, che si attaccano al tram per non pagare o perché in ritardo. Ed è proprio questo che mi fa andare in bestia: in realtà io il biglietto ce l’ho. Nel mio portafogli c’è una tessera magnetica caricata con ben 20 euro, il che mi dà il diritto a salire su tutti gli autobus, tram, metropolitane, funicolari, elevatori e qualsiasi altro trabiccolo siano riusciti a inventarsi per evitare le infinite salite e discese di questa città-groviglio di sette colline attorcigliate. Con 20 euro mi compro pure l’autista che dallo specchietto laterale sta studiando il momento migliore per inchiodare a tradimento e farmi capitombolare a terra.

[Incipit di D'amore e Baccalà, Alessio Romano]