14 maggio 2013

Le radici nella sabbia. Viaggio in Mali e Burkina Faso

Le radici nella sabbia

Un viaggio fra le genti dell’Africa occidentale che ha proposto una chiave di lettura tuttora attualissima dei rapporti fra Nord e Sud del mondo.

Esistono due Timbuctù diceva Chatwin, una mentale, l’altra reale. Dalla città leggendaria, mitica frontiera d’oro, ossessione di tutti i viaggiatori dell’Ottocento, inizia questo reportage dell’antropologo e scrittore Marco Aime, che si sofferma sul disequilibrio, tragicamente attuale, fra la povertà di mezzi dell’Africa sahariana e gli sprechi e l’opulenza dell’Occidente, toccando diversi aspetti, culturali, storici, religiosi.

In un lungo viaggio da Bamako, capitale del Mali, a Ouagandougou, in Burkina Faso, attraverso le piste sabbiose del deserto maliano, le acque limacciose del Niger, le strade dell’altopiano burkinabé, Aime ripercorre gli splendori e le sventure della regione del Sahel: le moschee di Djenné, la città sacra, le biblioteche di Timbuctu, Gao, i villaggi Dogon, il mercato di Gorom Gorom e la miniera d’oro di Markoy si contrappongono alla grande sete che ciclicamente porta il Sahel alla ribalta delle cronache internazionali, alle cifre che lo relegano sempre in coda alle classifiche mondiali, alla mancanza di risorse che rende vergognoso il confronto con le ricchezze del cosiddetto Primo Mondo.

 

Appuntamento al Salone del Libro di Torino 2013

Timbuctu, Le radici nella sabbia

Incontro con l’autore Marco Aime, Stefano Faravelli (artista) e Alberto Salza (antropologo)

Agorà, PAD 1, ore 12:00-13:00, sabato 18 maggio

Per info: il sito del Salone

Le radici nella sabbia

Le radici nella sabbia
  • AutoreMarco Aime
  • Collana La Biblioteca di Ulisse | Varia
  • ISBN 978-88-6639-114-2
  • Pagine 192
  • Data uscita 16-05-2013
  • Prezzo 12.00€ 10.20€
  • Disponibilità Disponibile

Sahel in arabo significa sponda, riva. Quella riva tanto agognata dai viaggiatori medioevali del Sahara, che attendevano di vedere comparire all’orizzonte il verde di Timbuctu o di Gao, per approdare alle città ricche e colte che popolavano i racconti di tanti mercanti e cronisti dell’epoca. Per quei viaggiatori il Sahel era la fine del viaggio, la fine della sete, il riposo, la sicurezza, la ricchezza, l’altra faccia del deserto.

Il rapidissimo avanzare delle sabbie, la siccità e i molti tornanti della storia hanno dato oggi alla parola Sahel tutt’altro significato. Il Sahel è una delle terre più aride del pianeta, il mondo degli ultimi, sempre in fondo alle statistiche impietose che mettono in evidenza il distacco tra ‘noi’ e ‘loro’. Eppure ciò che colpisce il viaggiatore è la ‘leggerezza’ delle popolazioni che ci vivono. Una leggerezza che si contrappone alla grevità della nostra società ricca, e che oggi più che mai rappresenta una lezione di adattamento e di strategie per la sopravvivenza.

È quello che racconta l’antropologo e scrittore Marco Aime in un lungo viaggio che da Bamako, la capitale del Mali, porta a Ouagadougou, in Burkina Faso, attraverso le piste sabbiose del deserto maliano, le acque limacciose del Niger, le strade dell’altopiano burkinabè. L’incontro con le moschee
di Djenné, la città sacra, le biblioteche di Timbuctu, sospesa tra lo splendore del mito e l’asprezza del presente, e poi Gao, i villaggi dogon, il mercato di Gorom-Gorom e la miniera d’oro di Markoy.