23 novembre 2012

Abilene Tucker in finale al Gigante delle Langhe

abilene

Clare Vanderpool, autrice de L’indimenticabile estate di Abilene Tucker, parteciperà martedì 27 alla Cerimonia del Premio Il Gigante delle Langhe di cui è finalista. Insieme a lei, sul podio, Andrea Gentile, autore di Volevo nascere vento (Mondadori). Le opere dei due autori finalisti sono state selezionate da una Giuria Tecnica (professionisti nel campo della letteratura per ragazzi), ma sarà la Giuria dei Ragazzi a decretare il vincitore: una sfida all’ultimo voto espressa in diretta durante la cerimonia di premiazione. In attesa che i giovani si pronuncino, anticipiamo la motivazione della Giuria Tecnica che ha portato il titolo in finale,  già di per sé un bel pezzo di premio!

Motivazione

Sul valore della memoria e la proprietà salvifica della sua rappresentazione, attraverso il racconto della Storia e delle storie.

La storia di Abilene Tucker è raccontata a scatole cinesi, o a matrioske (ne esiste una nel romanzo), una dentro l’altra, l’una che richiama l’altra, e a incastri: temporalità che slittano e si ritrovano, un passato di segreti che condiziona il presente e il presente che ricerca il passato per accedere a quei segreti. Padre e figlia si rincorrono dalle rispettive adolescenze per incontrarsi solo alla fine.

Quando la storia del padre è stata raccontata, è solo allora che la figlia può cominciare a raccontare la propria. Sullo sfondo, un’America da Midwest, negli anni della grande depressione, del proibizionismo, del Ku Klux Klan, dell’emigrazione, cui fa eco dal passato la tragedia della grande guerra. Ragazzi indimenticabili, padre e figlia, rispettivamente dal proprio tempo, incarnano l’idea saliente dell’infanzia e dell’adolescenza, sperimentando il conforto dell’amicizia, l’eroico tempo dell’avventura, l’affacciarsi della responsabilità, riportando alla ribalta i fasti di personaggi alla Tom Sawyer e alla Huckleberry Finn. Strutturato su più piani, il romanzo regge l’urto del cambiamento di ogni prospettiva, governando abilmente tempi e stile, e approdando felicemente a una unità compiuta. 

Il libro

Una torrida estate, una cittadina del Kansas, una ragazzina curiosa e ostinata, un contorno di personaggi bizzarri, un mistero svelato: questi gli ingredienti di un avvincente romanzo di crescita e formazione, appassionante per la ricchezza di riferimenti storici. Vincitore del John Newbery Medal and Honor Award 2011

Siamo infatti nel 1936, in un piccolo centro segnato dalla Grande Depressione, dal Ku Klux Klan, dal Proibizionismo, e il mistero cui si appassiona Abilene la porterà in un altro tempo (il 1918 della Prima Guerra Mondiale) e un altro luogo (la Francia).

Un contesto geografico e temporale non consueto nella narrativa per ragazzi, che attraverso una giovane protagonista indipendente e ribelle ripropone atmosfere alla Tom Sawyer e Huckleberry Finn declinate in un linguaggio attuale, e si caratterizza per una narrazione vivace a più voci e su più piani cronologici. Abilene è personaggio sfaccettato, sempre originale e che suscita istintiva simpatia, ricordando a volte la Leslie di Un ponte per Terabithia, altre la Lyra della Bussola d’Oro; il linguaggio è fresco, prezioso e curato. Un libro non banale, una storia avvincente, non solo per i ragazzi.

 


L’indimenticabile estate di Abilene Tucker

L’indimenticabile estate di Abilene Tucker
  • AutoreClare Vanderpool
  • Collana Giralangolo - Narrativa | Ragazzi
  • ISBN 978-88-6639-118-0
  • Pagine 392
  • Data uscita 02-05-2012
  • Prezzo 15.00€
  • Disponibilità Disponibile

Vincitore del Newbery Medal Award 2011 “per l’eccezionale contributo dato alla letteratura per l’infanzia”

Abilene Tucker è sola. Perché il padre l’ha mandata a trascorrere le vacanze estive in quella sperduta cittadina del Kansas, tra gente sconosciuta? Che cosa nascondono il suo ospite e la cronista del notiziario cittadino? E che cosa significano tutte quelle lettere e la mappa trovate nella scatola nascosta sotto un’asse del pavimento? Presto Abilene, con due nuove amiche, si troverà coinvolta in una intricata ed eccitante indagine e l’estate che si prospettava così noiosa si trasformerà in una lunga avventura fatta di mistero, passione e amicizia.

In un intreccio di voci diverse Abilene narra quei mesi trascorsi nel 1936 a Manifest, piccolo centro segnato dalla Grande Depressione, dal Proibizionismo e dal Ku Klux Klan. Alle avventure di Abilene si alternano le lettere che il padre e un amico si scrissero, ragazzi, all’epoca della Prima guerra mondiale, gli articoli pubblicati in quello stesso periodo sul notiziario locale e i racconti della stramba indovina Miss Sadie.

Tutti elementi che aiuteranno la simpatica e coraggiosa Abilene e le sue amiche a far luce su oscure vicende del passato collegate alla vita attuale di Manifest, scoprendo quanto è importante saper ascoltare le storie del passato, allearsi per affrontare le difficoltà e non avere paura delle proprie scelte.

Rapporto Liber Aprile 2013 miniaturaRapporto Liber. Aprile 2013 | Rapporto Liber II parte

 

 

 

 

giovaniGiovani Genitori, gennaio 2013

 

 

Pagine Giovani, dicembre 2012

 

 

 

Zazie news, 7 gennaio 2013

Il Manifesto, 4 gennaio 2013 

 

Andersen, settembre 2012

 

 

 

Popotus-Avvenire, 23 agosto 2012

 

 

 

 

 

FuoriLegge, La lettura bandita, luglio 2012

 

 

 

 

 

L’Espresso, 26 luglio 2012

 

 

 

 

 

Il Giornalino, 1 luglio 2012

 

 

Librai, ragazzi e libri – Il blog del Coordinamento dlle Librerie per Ragazzi,

9 giugno 2012

 

L’albero delle mele d’oro,

12 giugno 2012

 

 

Railroad crossing © Davide Perdomo

Kansas, 27 maggio 1936

 

Il rollio del treno mi cullava, come una ninna nanna. Chiusi gli occhi, stufa della campagna polverosa, e provai a immaginare quel cartello che conoscevo solo dai racconti. Quello che campeggiava all’ingresso della città, con enormi lettere blu che recitavano MANIFEST: CITTÀ CON UN RICCO PASSATO E UN LUMINOSO FUTURO.

Pensai a mio papà, Gideon Tucker. Era un vero portento nel raccontare storie, ma ultimamente non lo faceva pi. tanto spesso. Adesso, quando lo sentivo dire: “Abilene, ti ho mai raccontato di quella volta che…”, non mi pareva vero e mi facevo tutt’orecchi, decisa a non perdermi neanche una parola. Spesso mi raccontava di Manifest, la città dov’era vissuto da ragazzo.

Dipingeva immagini di una cittadina allegra, con un gran viavai di gente che si affaccendava e tante botteghe dalle insegne colorate. Com’era bello stare ad ascoltarlo! Era come succhiare una caramella. Morbida e dolce. Quando poi tornava taciturno, io mi aggrappavo al ricordo di quel sapore. E feci così anche quella volta, sul treno che mi portava lontano da lui: cercai di ricordare il gusto delle sue parole. Funzionò, almeno un poco, ma poi mi tornò in mente la nota triste nella sua voce quando mi aveva detto che quell’estate non sarei potuta andare con lui nell’Iowa, dove avrebbe lavorato alla ferrovia. Ultimamente era molto cambiato mio papà. Tutta colpa di quel brutto taglio che mi ero fatta sul ginocchio. La ferita si era infettata e io mi ero ammalata gravemente; i medici dicevano che ne ero uscita viva per miracolo. E Gideon, be’, in un certo senso era come se si fosse fatto un brutto taglio anche lui. Solo che la sua ferita non era guarita, gli bruciava ancora, tanto da costringerlo a spedirmi lontano per l’estate.

Aprii lo zaino e tirai fuori il sacchetto di tela dove tenevo le mie cose più preziose: un abito blu, due monetine luccicanti da dieci cent che mi ero guadagnata raccogliendo bottigliette di soda, una lettera in cui Gideon spiegava chi ero e dove stavo andando, e che sarei stata accolta dal pastore Howard alla stazione di Manifest. E poi la cosa più speciale di tutte: in una scatolina, avvolta in un vecchio foglio del “Manifest Herald” datato 1917, la bussola di mio papà.

Era custodita in un contenitore dorato e a prima vista sembrava un orologio da taschino, ma in realtà era una bussola con tutti i punti cardinali. C’era solo un problema: di solito le bussole indicano il nord, nella mia invece l’ago era tutto svirgolato e ballonzolava puntando qua e là, su e giù. E dire che non era neanche così vecchia, in fondo. Dentro erano incisi il nome del costruttore e la data di fabbricazione: St. Dizier, 8 ottobre 1918. Era un secolo che Gideon voleva farla aggiustare, ma arrivato il momento di partire disse che tanto non gli serviva, che a lui bastava seguire i binari, e l’aveva data a me. Mi piaceva immaginare che la catena della bussola fosse lunghissima e tornasse dritta dritta nella tasca di Gideon, tenendoci legati: io a un’estremità e lui all’altra.

Lisciai bene il foglio di giornale ingiallito. Per la milionesima volta lo lessi da cima a fondo sperando di riuscire a scovare qualche indizio su mio padre, qualcosa che mi parlasse di lui. Ma ovviamente non trovai nulla di nuovo, solo il solito resoconto Ovini&Bovini da una parte e il Notiziario di Hattie Mae: Edizione Inaugurale dall’altra, più un paio di annunci pubblicitari che reclamizzavano i Liberty Bond e il Tonico Capelli Belli Billy Bump. Non sapevo nulla di questa Hattie Mae, a parte quello che aveva scritto in quell’articolo del 1917, ma in un certo senso lei aveva contribuito a proteggere la bussola di Gideon per tutto quel tempo, quindi le ero molto grata. Ripiegai il foglio con cura nella scatola e la misi via nello zaino. La bussola invece la tenni con me, credo che in quel momento sentissi il bisogno di aggrapparmi a qualcosa.