L’inizio del pop contemporaneo

In questo estratto da I primi quattro secondi di Revolver, Gianfranco Salvatore non ci guida solo alla lettura, ma soprattutto al ri-ascolto di quel memorabile incipit del capolavoro beatlesiano. Quattro secondi, appunto, che non segnano solo l’inizio di un LP, ma anche di un’epoca.

Si avvii il vinile o il cd o l’mp3 di Revolver, e si ascolti da 0:00 no alla soglia di 0:05. Sono i primi quattro secondi del pop contemporaneo, non hanno un titolo, ed è problematico anche stabilirne l’autore.

Si può identificare l’oggetto di un discorso combinando l’enunciazione della cosa in sé con una sua definizione storica, con circostanze significative in virtù sia di presenze che di assenze, e con metafore. Ma a volte non basta: quei pochi attimi rappresentano più di questo. Con quei quattro secondi, i Beatles stavano predisponendo per noi ascoltatori un’introduzione.

E perciò il nocciolo del discorso, il nostro come quello dei Beatles, sta proprio nell’approfondimento della nozione di “introduzione”: della sua necessità, delle sue possibili realizzazioni. I membri del gruppo non avrebbero avuto motivo di concepire e realizzare quell’introduzione a Revolver se non fossero stati a loro volta in qualche misura introdotti a tecniche e tecnologie musicali, pratiche estetiche, correnti artistiche e visioni filosofiche indispensabili a dare quella forma a un brevissimo segmento fonico, ritenuto adeguato, per qualche precisa ragione, a svolgere una “funzione introduttiva”. Fino a quel momento, di tale funzione la musica pop e la sua produzione discografica non avevano avvertito alcun bisogno.

Il concetto di “introduzione” implica un presupposto propedeutico al discorso, in grado di avviare tale discorso non in astratto, ma anticipandone e motivandone sinteticamente le linee-guida operative. La chiave di un’introduzione non è solo retorica, ma anche metodologica e critica. In questa chiave, l’introduzione a Revolver, per la sua peculiare natura, innesca un processo.

La descrizione di tale processo e delle sue conseguenze investirà totalmente questo capitolo e, nei suoi aspetti contestuali, l’intero libro. Accontentiamoci allora per iniziare – per introdurre – di definire non il processo, ma il primo contesto in cui trova innesco: quella che fu chiamata la swinging London, con tutti i suoi fermenti istituzionali e alternativi, industriali e creativi, ufficiali e underground, e nelle sue relazioni: con la cultura europea e quella americana, e con ulteriori interessi rivolti alle civiltà asiatiche. Vi troviamo implicate le dinamiche della formazione culturale e artistica dei Beatles, e dei loro contemporanei, come individui e come gruppi, e la loro capacità di operare sintesi personali: con tutte le libere creazioni artistiche o strategie comunicative che possono scaturire da tale formazione.

Gli anni Sessanta sono forse il periodo più studiato del secondo Novecento, eppure per molti versi restano elusivi, oltre che di cili da definire in modo unitario. Anche se ci limitassimo a intenderli come la culla di un nuovo approccio culturale ed estetico a una musica “di consumo”, questo decennio continuerebbe a sfuggirci se non considerassimo che anch’esso ha avuto, come chiave di lettura, la sua introduzione – che va cercata, lo sappiamo, nel decennio precedente, ma che trova le sue radici al di fuori della scena musicale.

 

Gianfranco Salvatore, I primi quattro secondi di Revolver © EDT 2016