Musica romantica
Uno strumento per apprezzare la ricezione del romanticismo in ambito musicale da parte di poeti, filosofi e letterati

Düsseldorf - Foto di Mariangela Molinari
Alla fine del Settecento per i canoni imposti dal classicismo suonò l'ora della discussione e della critica. Le febbrili pagine di Nietzsche erano ancora lontane, ma già per Novalis l'armonia e l'equilibrio classici furono valori estetici da contestare, se non da accantonare.

Per l'autore dei Sacerdoti di Sais (1798-99) l'essenza della natura non è quella che può essere considerata con una serena indagine razionale (illuministica, si potrebbe dire), ma deve essere resa tale per opera dell'uomo, che diventa un vero e proprio "messia" della realtà. Questa accentuazione del ruolo della soggettività e dell'agire umano ha una valenza perfettamente romantica. Si preparava il lungo travaglio che nella prima metà dell'Ottocento, e poi nei decenni successivi sotto altre forme e seguendo altri rivoli, avrebbe segnato la grande stagione del Romaticismo.

Una stagione nella quale la musica fu tra le protagoniste, facendosi portavoce delle sensibilità spirituali ma anche, come nel caso di Verdi, di quelle politiche e sociali del tempo.

Trovare il punto di inizio di un movimento come quello romantico non è forse un'impresa sensata, al di là dei criteri imposti dalla ricostruzione storiografica. Molto più stimolante è cercare di entrare nel circolo virtuoso e fecondo che per alcuni decenni vide le idee germinare e diffondersi attraverso le discipline e le arti (e il romanticismo arrivò a influenzare persino il sapere esatto, come rilevò Nicola Abbagnano parlando del positivismo come di un vero e proprio "romaticismo della scienza").

Uno strumento per apprezzare la ricezione del romanticismo in ambito musicale da parte di poeti, filosofi e letterati lo offre l'antologia curata da Giovanni Guanti, Romanticismo e musica. I capitoli del volume, tutti introdotti da un breve quadro storico-critico, ci guidano attraverso l'estetica tedesca da Kant a Nietzche, passando per Goethe, Hegel e Schopenhauer (per citare i nomi più illustri). Si tratta di una corsa densa di tappe e di avventure, quasi di una sfida intellettuale per la vastità delle idee messe sul piatto, ma che merita di essere affrontata. Per capire come lo spirito, nelle sue infinite evoluzioni, sia potuto passare dalle posizioni di Kant, che nella Critica del Giudizio (1790) parla della musica come di un "bel gioco di sensazioni" insieme astratto e formale; a quelle di Schopenhauer, che con un salto netto e radicale vi riconobbe niente meno che la manifestazione diretta della Volontà; fino agli esiti estremi di Nietzsche, che nella Nascita della tragedia (1872) paragonerà l'ebbro canto di Dioniso, in contrapposizione alla serenità apollinea, all'elemento primario dell'universo. Ma ormai la stagione romantica era trascorsa, trascinando con sé ciò che restava della perfezione formale classica.

L'analisi filosofica non può sostituirsi a un contatto diretto con l'esperienza musicale, ma aiuta a comprendere una parte del suo fascino. Ma qui è di romanticismo che si parla, di un fenomeno che per sua natura sfugge ad ogni schema e sistemazione. Molto opportune sono allora le parole che Bettina Brentano, sorella di Clemens Maria e moglie del poeta Achim von Arnim, scrisse in una lettera a Goethe:

La musica non si impone a me, né del resto io sono in grado di giudicarla. Né riesco a capire l'impressione che mi fa, se mi commuove o mi entusiasma. So soltanto che non riesco a rispondere alla domanda se mi piace. [...] Però io intuisco nella musica lo smisurato.

Con questo monito, che è anche un invito all'umiltà, si può iniziare la lettura di Romanticismo e musica.



(Data di pubblicazione: 2 ottobre 2006)








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