Leggìo 15
Ascoltare il proprio respiro
La didattica del ritmo secondo Émile Jaques-Dalcroze. Estratto da "Il ritmo, la musica e l'educazione"
Un insegnante di scuola non chiederà mai a un bambino di disegnare un oggetto che non conosce se prima egli non ha imparato a tenere in mano una matita. Gli insegnerà la geografia solo quando avrà imparato a camminare e ad esprimersi a gesti ed avrà acquisito una nozione elementare dello spazio. Farà disegnare una carta geografi ca quando il bambino sarà capace non solo di tenere in mano una penna e di tracciare delle linee, ma avrà acquisito il senso dello spazio. Nessuno è in grado di esercitare più facoltà contemporaneamente prima di averne acquisita almeno una, per quanto imperfetta possa essere.
La coscienza del suono può formarsi solamente con esperienze ripetute dell'orecchio e della voce, così come la coscienza del ritmo può svilupparsi solo con esperienze ripetute del corpo intero. Poiché la pratica della musica richiede la partecipazione simultanea dell'orecchio, della voce e dell'apparato muscolare, e poiché sarebbe impossibile, all'inizio degli studi musicali, esercitare contemporaneamente tutte queste componenti, ci dobbiamo chiedere quale debba essere esercitata per prima.
I movimenti che producono l'emissione della voce, in tutte le sue sfumature di altezza e di intensità, sono di ordine secondario poiché dipendono dal ritmo elementare della respirazione. Se esaminiamo "l'orecchio" e "l'apparato muscolare" dal punto di vista della esecuzione e della percezione dei ritmi - tralasciando la produzione del suono che dipende da quella speciale attività muscolare che è la respirazione - dovremo scegliere a quale dei due dare la precedenza.
"L'apparato muscolare" percepisce i ritmi. Mediante esperienze ripetute quotidianamente si forma la "memoria muscolare" che ci permette di rappresentarci il ritmo con precisione e sicurezza. "L'orecchio"percepisce i ritmi. Mediante esperienze ripetute quotidianamente si forma la "memoria del suono"e si affinano e stimolano le capacità critiche individuali. Ciò permette allo studente di confrontare la percezione del ritmo sonoro con la sua rappresentazione. Se mettiamo a confronto le funzioni dell'orecchio con quelle del sistema muscolare - sempre partendo dal principio secondo il quale l'esecuzione deve precedere la percezione e l'analisi - arriveremo a concludere che il primo posto nell'educazione musicale di base spetta all'"apparato muscolare"...
Potremmo obiettare che per percepire il ritmo non vi è bisogno dell'azione personale del bambino; che i movimenti ritmici e metrici prodotti da un oggetto o da un altro individuo possono provocare nel suo corpo e nella sua mente la percezione di tali movimenti; che, d'altra parte, è la memoria dei ritmi percepiti "al di fuori di sé" che gli permetterà di realizzarli egli stesso!!... Qualunque sia la logica di tale argomentazione, persisto nella mia opinione basata sul fatto che il corpo di un bambino possiede, del tutto naturalmente, l'elemento essenziale del ritmo che è "il senso del tempo".
1. I battiti del cuore danno, grazie alla loro regolarità, un'idea precisa della pulsazione; ma questa è un'attività inconscia e indipendente dalla nostra volontà e quindi non può esser presa in considerazione quando si tratta di eseguire e di percepire un ritmo.
2. L'atto respiratorio determina la divisione regolare dei tempi ed è un modello di misura. Poiché i muscoli respiratori dipendono in parte dalla nostra volontà, siamo in grado di controllarne il ritmo e cioè di dividere i tempi e di accentuare ogni divisione con una tensione muscolare più forte.
3. La marcia regolare ci fornisce un modello perfetto di misura e di divisione del tempo in parti uguali. I muscoli locomotori sono muscoli detti coscienti e sottomessi alla nostra volontà; troviamo così nella "marcia regolare" il punto di partenza naturale dell'iniziazione al ritmo del bambino.
Tuttavia lo studio della marcia non è che un punto di partenza, poiché piedi e gambe del bambino non sono le sole parti del corpo messe in movimento dai muscoli coscienti, tantomeno le uniche in grado di risvegliare e di sviluppare la coscienza del ritmo.
Tale coscienza richiede il concorso di tutti i muscoli coscienti; per creare il senso del ritmo, quindi, l'educazione deve poter mettere in movimento il corpo intero. Per questo motivo riteniamo controproducente far studiare il pianoforte ai bambini prima che il loro organismo abbia acquisito una coscienza precisa e chiara della misura e del ritmo dei movimenti. I muscoli sono creati per il movimento ed il ritmo è movimento.
Ascoltare il proprio respiro
La didattica del ritmo secondo Émile Jaques-Dalcroze. Estratto da "Il ritmo, la musica e l'educazione"
Un insegnante di scuola non chiederà mai a un bambino di disegnare un oggetto che non conosce se prima egli non ha imparato a tenere in mano una matita. Gli insegnerà la geografia solo quando avrà imparato a camminare e ad esprimersi a gesti ed avrà acquisito una nozione elementare dello spazio. Farà disegnare una carta geografi ca quando il bambino sarà capace non solo di tenere in mano una penna e di tracciare delle linee, ma avrà acquisito il senso dello spazio. Nessuno è in grado di esercitare più facoltà contemporaneamente prima di averne acquisita almeno una, per quanto imperfetta possa essere.
La coscienza del suono può formarsi solamente con esperienze ripetute dell'orecchio e della voce, così come la coscienza del ritmo può svilupparsi solo con esperienze ripetute del corpo intero. Poiché la pratica della musica richiede la partecipazione simultanea dell'orecchio, della voce e dell'apparato muscolare, e poiché sarebbe impossibile, all'inizio degli studi musicali, esercitare contemporaneamente tutte queste componenti, ci dobbiamo chiedere quale debba essere esercitata per prima.
I movimenti che producono l'emissione della voce, in tutte le sue sfumature di altezza e di intensità, sono di ordine secondario poiché dipendono dal ritmo elementare della respirazione. Se esaminiamo "l'orecchio" e "l'apparato muscolare" dal punto di vista della esecuzione e della percezione dei ritmi - tralasciando la produzione del suono che dipende da quella speciale attività muscolare che è la respirazione - dovremo scegliere a quale dei due dare la precedenza.
"L'apparato muscolare" percepisce i ritmi. Mediante esperienze ripetute quotidianamente si forma la "memoria muscolare" che ci permette di rappresentarci il ritmo con precisione e sicurezza. "L'orecchio"percepisce i ritmi. Mediante esperienze ripetute quotidianamente si forma la "memoria del suono"e si affinano e stimolano le capacità critiche individuali. Ciò permette allo studente di confrontare la percezione del ritmo sonoro con la sua rappresentazione. Se mettiamo a confronto le funzioni dell'orecchio con quelle del sistema muscolare - sempre partendo dal principio secondo il quale l'esecuzione deve precedere la percezione e l'analisi - arriveremo a concludere che il primo posto nell'educazione musicale di base spetta all'"apparato muscolare"...
Potremmo obiettare che per percepire il ritmo non vi è bisogno dell'azione personale del bambino; che i movimenti ritmici e metrici prodotti da un oggetto o da un altro individuo possono provocare nel suo corpo e nella sua mente la percezione di tali movimenti; che, d'altra parte, è la memoria dei ritmi percepiti "al di fuori di sé" che gli permetterà di realizzarli egli stesso!!... Qualunque sia la logica di tale argomentazione, persisto nella mia opinione basata sul fatto che il corpo di un bambino possiede, del tutto naturalmente, l'elemento essenziale del ritmo che è "il senso del tempo".
1. I battiti del cuore danno, grazie alla loro regolarità, un'idea precisa della pulsazione; ma questa è un'attività inconscia e indipendente dalla nostra volontà e quindi non può esser presa in considerazione quando si tratta di eseguire e di percepire un ritmo.
2. L'atto respiratorio determina la divisione regolare dei tempi ed è un modello di misura. Poiché i muscoli respiratori dipendono in parte dalla nostra volontà, siamo in grado di controllarne il ritmo e cioè di dividere i tempi e di accentuare ogni divisione con una tensione muscolare più forte.
3. La marcia regolare ci fornisce un modello perfetto di misura e di divisione del tempo in parti uguali. I muscoli locomotori sono muscoli detti coscienti e sottomessi alla nostra volontà; troviamo così nella "marcia regolare" il punto di partenza naturale dell'iniziazione al ritmo del bambino.
Tuttavia lo studio della marcia non è che un punto di partenza, poiché piedi e gambe del bambino non sono le sole parti del corpo messe in movimento dai muscoli coscienti, tantomeno le uniche in grado di risvegliare e di sviluppare la coscienza del ritmo.
Tale coscienza richiede il concorso di tutti i muscoli coscienti; per creare il senso del ritmo, quindi, l'educazione deve poter mettere in movimento il corpo intero. Per questo motivo riteniamo controproducente far studiare il pianoforte ai bambini prima che il loro organismo abbia acquisito una coscienza precisa e chiara della misura e del ritmo dei movimenti. I muscoli sono creati per il movimento ed il ritmo è movimento.




















