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Ascoltare il suono del pianoforte



  Forse nessun musicista come il pianista, tranne a volte il direttore d’orchestra, percepisce così poco come suona dall’esterno la sua esecuzione.  

Charles Rosen


Piano Notes
Il pianista e il suo mondo



I pianisti, e in generale coloro che suonano uno strumento a tastiera, sono forse tra i pochi musicisti che non hanno bisogno di ascoltare quello che suonano. Spesso capiscono al tatto di aver suonato una nota sbagliata. Infatti l’esperienza insegna che ci si rende conto che si sta per suonare una nota sbagliata una frazione di secondo prima di farlo, ma è ormai troppo tardi per modificare il movimento della mano o del braccio. Gli strumentisti ad arco e a fiato devono ascoltare ciò che stanno facendo se vogliono essere intonati, ma nel caso del pianoforte l’intonazione delle note è fornita in anticipo dall’accordatore. Ecco perché i pianisti possono studiare su una tastiera muta, che suppongo sia stata inventata per non disturbare i vicini. Si dice che Rachmaninov abbia imparato il suo Terzo Concerto su uno di questi strumenti, mentre attraversava l’Atlantico in nave.

Nei rari casi in cui il tatto non segnala se la nota è giusta, basta un’occhiata alle mani. Ma in generale i pianisti non si guardano né si ascoltano.

Questo potrebbe sembrare un vantaggio ma è in realtà un handicap. Forse nessun musicista come il pianista, tranne a volte il direttore d’orchestra, percepisce così poco come suona dall’esterno la sua esecuzione. Per questo motivo gran parte di quel sentimento che dovrebbe essere parte del suono, nel caso dei pianisti e dei direttori si identifica con lo sforzo fisico e il gesto. Ho conosciuto dei direttori molto consapevoli di quello che succedeva durante le prove, che si perdevano poi nelle proprie coreografie drammatiche durante l’esecuzione pubblica al punto tale da non accorgersi che l’orchestra aveva dimenticato tutte le nuove indicazioni date in prova ed era tornata alle dinamiche e al fraseggio richiesti dal direttore precedente. Come ogni altro musicista, il pianista sente la musica con tutto il corpo, ma a differenza dei violinisti e dei flautisti, molti più muscoli entrano in gioco, dalla testa ai piedi, senza contare le smorfie e gli scatti della capigliatura.

A volte l’emozione, realizzata e sperimentata fisicamente, paradossalmente non è convogliata nel suono. («Si vedeva dai movimenti e dall’espressione del viso che capiva il brano e lo sentiva profondamente, ma questo non risultava dal suono» mi disse una volta un direttore, a proposito di un pianista con cui aveva suonato.) Tuttavia a volte stranamente il sentimento musicale può essere trasmesso al pubblico unicamente attraverso i gesti e gli atteggiamenti del pianista, anche se è totalmente assente dal suono. Molti ascoltatori, in effetti, riescono a capire la musica soltanto guardando i musicisti o il direttore, e sia il pianista sia il direttore possono abbandonarsi totalmente alla musica, senza dover ascoltare attentamente tutto quello che succede.

Charles Rosen
Piano Notes
dal capitolo "Ascoltando il suono del pianoforte"

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