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Per chi si suona? A chi è rivolta l'esecuzione?


  Interpretare un’opera in un modo per i musicologi e in un altro per un pubblico generico sarebbe senza dubbio una violazione della propria integrità artistica.  

Charles Rosen


Piano Notes
Il pianista e il suo mondo



Per chi si suona? A chi è rivolta l’esecuzione? Si tratta di domande insolite, poiché a prima vista non sembrano sollecitare risposte utili all’interprete. Ma vale comunque la pena farle, perché a loro volta ne fanno sorgere un’altra ancora più interessante: in che misura l’interprete è conscio della presenza del pubblico durante l’esecuzione? Questa domanda riguarda particolarmente il pianista, rispetto agli altri musicisti. Diversamente dallo strumentista ad arco o dal cantante, il pianista non è rivolto verso il pubblico mentre suona; il pubblico esiste solo ai margini della sua visuale. A dire il vero anche il violinista o il cantante, a causa del contrasto tra il palco illuminato e le luci abbassate in sala, vedono il pubblico perlopiù come una macchia confusa e anonima.

Non si tratta di un aspetto puramente fortuito della messa in scena, ma di una caratteristica del concerto pubblico difficile da eliminare anche quando le luci in sala sono accese e l’interprete chiacchiera informalmente con il pubblico. [...] Si può spiegare più chiaramente l’anonimato dell’ascoltatore esaminando la differenza radicale che passa tra un concerto e una conferenza. In quest’ultima non soltanto il relatore si trova di fronte al pubblico, ma è anche sottilmente cosciente delle sue reazioni: sta parlando troppo in fretta? Il concetto che ha appena esposto forse è troppo complesso e dovrebbe rispiegarlo? Se si parla per un gruppo di liceali o per un ristretto pubblico di esperti, si modificheranno non solo la velocità dell’esposizione, ma anche la scelta degli argomenti. [...]

Interpretare un’opera in un modo per i musicologi e in un altro per un pubblico generico sarebbe senza dubbio una violazione della propria integrità artistica. Non solo si è teoricamente liberi di decidere come suonare un brano, ma si dovrebbe evitare di farsi condizionare da qualsiasi pressione intellettuale o commerciale. Questo è forse l’aspetto più pericoloso dei concorsi pianistici: i concorrenti non riescono a evitare di trattenere i propri istinti, e cercano di suonare in modo da convincere la giuria. Ecco perché ai concorsi tante esecuzioni sono così addomesticate, quasi sotto l’effetto di un sedativo; e infatti sono soporifere.

Charles Rosen
Piano notes
dal capitolo "I concerti"

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