Nilo. Il fiume eterno dell’Egitto

Con il passo maestoso e cadenzato di una grande narrazione, a metà tra la cronaca di viaggio e la descrizione geografica di alto valore letterario, inizia il libro che Toby Wilkinson dedica al Nilo.

L’Egitto è il Nilo [...] Il Nilo ne ha modellato i confini e gli ha donato ricchezza. – Samuel Cox

Il Nilo copre un’area di oltre 1.000.000 km quadrati, il 95 per cento dei quali è arido deserto. Il clima nella maggior parte del paese è estremamente secco, e in nessun luogo l’acqua piovana è sufficiente per coltivare i campi. Senza il Nilo l’Egitto non esisterebbe. La sottile striscia verde – la pianura alluvionale del fiume – che taglia il paese da sud a nord rappresenta per estensione meno di un ventesimo del territorio, e tuttavia provvede a più del 96 per cento della popolazione. Come ha osservato il geografo romano Strabone, «L’Egitto non è se non una valle di fiume»; e questo punto di vista è valido oggi come lo era duemila anni fa.

Sappiamo adesso che il Nilo egiziano nasce dalla confluenza di due grandi fiumi, il Nilo Azzurro, che ha origine sull’Altopiano Etiopico, e il Nilo Bianco, alimentato dal Lago Vittoria. Poco a sud della capitale del Sudan, Khartoum, essi si uniscono e formano un unico, possente corso d’acqua, un fiume che corre verso nord per poco meno di 2000 km prima di raggiungere il mare. Nella parte meridionale del suo corso, alcune barriere di dura roccia ignea si spingono in diverse zone sin dentro la Valle del Nilo, costringendo il fiume, in certi punti, a dividersi in stretti torrenti e rivi, per aggirare impetuosamente quegli ostacoli naturali lungo il suo percorso. Si tratta delle Cateratte del Nilo, numerate per convenzione da nord a sud (anche se il fiume scorre in senso inverso). Non sono le potenti cascate che si trovano in altri fiumi africani o americani, ma aree rocciose e piene di rapide non meno pericolose da navigare.

Soltanto dopo avere oltrepassato l’ultima di tali barriere – gli affioramenti granitici della prima cateratta ad Assuan – il Nilo può proseguire ininterrotto il viaggio sino al Mediterraneo. Scorrendo placido tra falesie di arenaria, la pianura alluvionale in questa zona è assai ridotta, la striscia verde lungo le sponde in certi punti non è più larga di qualche metro. Oltre le imponenti cave di Gebel el-Silsila, l’arenaria lascia il posto al calcare, il paesaggio di falesie erose dal tempo si fa più dolce, la valle più ampia. A nord di Luxor il Nilo piega bruscamente a est in una grande ansa, che lo porta più vicino al Mar Rosso rispetto a qualsiasi altro punto del suo corso. Ben presto tuttavia ritorna a scorrere verso nord, e la pianura alluvionale si allarga ulteriormente, nelle remote distese paludose del Medio Egitto. A un migliaio di chilometri dalla prima cateratta, la potenza del Nilo inizia a ridursi, e il fiume si divide in canali più stretti, mentre sempre più indolente si fa strada verso il mare, e la pianura alluvionale si apre a ventaglio creando il Delta. (Gli antichi egizi pensavano alla propria terra come a una pianta di papiro, con la stretta valle che formava il gambo e l’ampio delta l’infiorescenza.) Infine il fiume si mescola al mare in una serie di salmastre lagune costiere, prima di riversare l’ultimo restante sedimento nel Mediterraneo, quel mare conosciuto agli antichi egizi come “il grande verde”.