Noie alla frontiera

a cura di Laura Salvai

Viaggiare in Tibet con meno di 50 dollari al giorno si può, parola di Lonely Planet. Con questa cifra potete concedervi un biglietto ferroviario da Xining a Lhasa, i permessi di viaggio, una camera senza bagno, un pasto in un ristorante tipico e unirvi a un gruppo per dividere la spesa della guida, che è obbligatoria. La guida in questione è una persona in carne e ossa che vi accompagnerà come un’ombra per tutto il periodo del soggiorno. La guida cartacea invece è uscita fresca di stampa e potete procurarvela prima di partire nelle librerie italiane.

La formula è collaudata – si tratta della 7a edizione del titolo – ma questa guida al Tibet fa parte dell’ultima generazione delle guide Lonely Planet: ha una nuova grafica e una diversa organizzazione interna che porta in primo piano le informazioni pratiche per organizzare tutto in anticipo. Perché il Tibet – va detto – è un paese difficile. Prima di tutto non è più un paese, almeno ufficialmente, ma una provincia della Cina, e per arrivarci occorrono diversi permessi. E infatti nelle prime pagine della guida ci sono tutte le informazioni essenziali per pianificare il viaggio: le pratiche burocratiche necessarie, il budget giornaliero (fino a 150 dollari), gli itinerari tarati sul tempo disponibile e i gusti personali, le festività mese per mese, con un occhio al clima.

Così chi odia il freddo eviterà di andarci a dicembre, e chi vuole vedere le statue di burro di yak programmerà la sua visita a marzo. La nuova guida è interamente a due colori, i titoli in azzurro aiutano a trovare più facilmente le informazioni. La guida linguistica è sempre là, nelle ultime pagine, per chi vuole fare conversazione con la gente del posto. La parola più facile è tè (cha), la più complicata è la domanda “che ora è?” Portatevi un orologio, è meglio.

La guida ‘proibita’
Il Tibet, dicevamo, è un paese difficile. Non perché sia pericoloso, o inospitale, o a rischio terrorismo, o molesto con le donne. Niente di tutto questo. Il problema per i viaggiatori è che chiunque non sia cinese è soggetto a restrizioni che cambiano continuamente. La difficoltà maggiore è proprio riuscire a orientarsi tra le più recenti disposizioni. A volte è arduo, o quasi impossibile, persino capirne i motivi. Per esempio, alcuni italiani arrivati a Lhasa in aereo o entrati in Tibet da posti di confine via terra con la precedente edizione della guida se la sono vista sequestrare dai doganieri. “Sono entrato in Tibet cinque ore fa – ci scrive uno di loro – e mi è stata sequestrata la Lonely Planet.

Ora sono senza guida , senza mappa e non so come fare”. Una viaggiatrice racconta ciò che è accaduto all’aeroporto di Lhasa: “Eravamo appena sbarcati da un volo proveniente da Kathmandu e stavamo superando gli ultimi controlli, quando una soldatessa ha aperto il mio zainetto e ne ha estratto la guida del Tibet. L’ha subito aperta alla pagina di prefazione firmata dal Dalai Lama e ha detto che doveva sequestrarmela”. Neppure l’invito a strappare quella pagina ha avuto effetto: “Mi ha mostrato la cartina pubblicata nella guida in cui il territorio tibetano è evidenziato e perciò è differenziato dalla Cina e dai paesi confinanti. Ho tentato di farle capire che era così perché il libro parla solo del Tibet e non del resto della Cina, ma la preziosa guida è rimasta nelle sue mani”.

Ci siamo messi subito in moto per cercare di capire le ragioni di questi sequestri. Le richieste di chiarimenti all’ambasciata cinese non hanno portato a risultati soddisfacenti. Non si è capito se il problema fosse la prefazione del Dalai Lama, la cartina del Tibet o qualche contenuto del testo disapprovato dalle autorità cinesi. Il fatto strano è che, come ci hanno segnalato alcuni viaggiatori, la stessa guida in lingua inglese è in vendita a Lhasa, il che non sarebbe possibile se fosse illegale. Conviene comunque sempre seguire il consiglio di una viaggiatrice: “Evitare di portarsi la guida nel bagaglio a mano, per non rischiare di ritrovarsi, come me, senza la ‘copertina di Linus’ da viaggio”.