Prefazione di Milena Gabanelli

Il nostro ruolo di consumatori nel fare politica e la natura spesso non trasparente del cibo che compriamo; e poi il suo coinvolgimento personale in una vicenda giudiziaria lunga 11 anni legata all’olio. Sono solo alcuni dei temi che Milena Gabanelli, giornalista e conduttrice di Report, sviluppa nella sua Prefazione all’edizione italiana di Extraverginità.

 

La politica non si fa soltanto dentro al Palazzo, la facciamo anche noi consumatori ogni volta che scegliamo che cosa mettere dentro al carrello della spesa. Cosa sappiamo dei prodotti alimentari con cui ci nutriamo? Quasi nulla, e l’ignoranza fa di noi delle vittime perfette, perché chi vende cerca di dare meno informazioni possibili. L’olio d’oliva è un alimento base che “pulisce le arterie”, ci dicono i medici; se però quell’olio non è di buona qualità, le arterie “le tappa”.

Extraverginità è un lungo lavoro che ha setacciato il mercato dei produttori di olio d’oliva, le grandi marche, le associazioni di categoria, per approdare infine all’inganno a spese dei consumatori e ai danni arrecati ai produttori onesti.

Poi si arriva al capitolo dedicato a “il signor Marseglia”. Per la sottoscritta significa una vicenda giudiziaria durata 11 anni, tanti ne sono passati dalla messa in onda di un’inchiesta curata dal collega Bernardo Iovene, dal titolo È vergine?. Era il 2000 e l’idea nacque per caso, dentro a un supermercato, di fronte agli scaffali delle bottiglie d’olio d’oliva (c’erano ancora le lire): olio extravergine italiano 5000 lire, accanto un’altra bottiglia di olio extravergine italiano a 12.000 lire, sopra i semplici oli d’oliva a 3000 o a 7000 lire. Ma che differenza c’è fra un olio d’oliva e uno extravergine? E fra un’extravergine da 5000 lire e uno da 12.000?

L’inchiesta partì da queste semplici domande, e si aprì un mondo, quello legato a uno dei prodotti più consumati, pregiati e ricercati. Ci portò negli uliveti del lago di Garda, in quelli della Liguria, dove l’olio è più delicato e per sua natura biologico, poiché le piante essendo arrampicate sulle colline sono meno attaccate dagli insetti. Si documentò la raccolta: a mano o a terra, i metodi di spremitura: differenze che fanno la qualità del prodotto e che alla fine ne determinano il prezzo. Si scoprì l’esistenza dei finanziamenti europei e le frodi. Si imparò a leggere l’etichetta e a riconoscere un olio italiano da quello proveniente dai Paesi comunitari, e le diverse procedure per valutarne l’acidità. Si sbarcò anche in Puglia, nella casa olearia del signor Marseglia, all’epoca sospettato di trasformare in extravergine un olio di nocciolo proveniente dalla Turchia. Lui negò, fece visitare lo stabilimento al collega, gli propose degli assaggi: “Lo senta, se è buono e le lascia la bocca buona, a lei che gliene importa da dove viene?”.

Ci importa eccome sapere se condiamo l’insalata con dell’olio di oliva o con dell’olio miscelato, e importa anche al produttore onesto, visto che il suo olio non riesce a venderlo perché sul mercato viene presentato lo stesso prodotto a un prezzo più basso, e il consumatore non sa quali sono le differenze! Riportammo la sua testimonianza e le notizie di cronaca, ma il signor Marseglia si sentì comunque diffamato e ci querelò. Perse in primo, secondo, terzo grado. Undici anni nei quali ci fu sconsigliato di ritornare sull’argomento. Funziona così: trascini un giornalista in tribunale, anche senza motivo, e sei sicuro che lui non ti romperà le scatole per tanto tempo visto che in Italia i tempi della giustizia sono lunghissimi. Tu non rischi niente, perché le liti temerarie non sono di fatto punite.

Quella puntata però spezzò il muro dell’ignoranza, ebbe il merito di indirizzare il consumatore e istruirlo nelle scelte di un prodotto alimentare quotidianamente presente sulle tavole di milioni di cittadini. Ricordo che ricevemmo migliaia di lettere di telespettatori riconoscenti, e forse quella puntata fu anche determinante nell’introduzione di norme che poi resero l’etichetta più trasparente. Una trasparenza che deve essere sottoposta a continua vigilanza, perché dietro sono in continuo movimento lobby grandi e piccole che approfittano e orientano una politica debole, incapace di tutelare e valorizzare un enorme capitale, quello in cui l’Italia eccelle: i suoi prodotti tipici.

Milena Gabanelli