Leggi gli estratti dei nostri titoli in catalogo
|
|
|
Il primo delle Ètudes pour piano occupa nel catalogo delle opere di György Ligeti un posto rilievo, in quanto inaugura una nuova fase creativa a cui appartengono anche due Concerti per strumento solista ed orchestra, rispettivamente per pianoforte (1985-88) e per violino (1992); una Sonata per viola sola (1991-94): il secondo volume delle Études per pianoforte (1988-94); i Nonsense Madrigals per 6 voci d'uomo a cappella (1988-93).
A cavallo tra gli anni Settanta il ritmo di produzione non era così regolare. All'ironia spavalda di Passacaglia ungherese e Hungarian Rock (1978), entrambi per clavicembalo, seguono infatti quattro anni di quasi assoluto silenzio. Due opere per coro, Drei Phantasien nach Friedrich Holderlin (1982) e Magyar Etüdök (1983), ed il Trio pour violon, cor et piano (1982) manifestano poi i sintomi di una ripresa che, soprattutto nel Trio, assume i connotati della reazione contro alcune norme estetiche dell'avanguardia: l'atonalismo e il cromatismo principalmente,ma anche alcuni "tabù" tematici e formali.
Alla sclerosi dell'avanguardismo Lieti risponde, infatti, con un Omaggio a Brahms, e il sottotitolo apposto al Trio è da intendersi, innanzi tutto, come l'espressione di un tributo ai grandi gesti della tradizione musicale occidentale, sottilmente eseguito, però, da un maestro della dissimulazione. Ritornano la forma ABA, la melodia con funzioni tematiche, le relazioni scoperte tra i movimenti. Questi referimenti sono tuttavia riorganizzati secondo un sistema originale: alla sovrapposizione di più profili melodico-tematici si accosta un'armonia, che è si consonate, ma non tonale; nei primi tre movimenti, poi, al pianoforte temperato, e al violino accordato per quinte giuste, risponde un corno naturale. A reinterpretare tali citazioni da modelli del passato contribuisce, infine, il pensiero a strati ritmici, che, spesso, rende ogni strumento autonomo rispetto agli altri, e così la tradizione, come riflessa in un specchio rotto,vede deformati i propri connotati.
"Opere di transizione per eccellenza sulla quale Lieti ha poi espresso le sue riserve, (...) essa [il Trio] anticipa in maniera concreta le innovazioni future". Dopo il 1983, l'attività compositiva ritorna, dunque, costante, secondo una nuova direzione che accennata nel Trio, trova espressione piena a partire dal primo volume delle Études pour piano. La musica di Nancarrow, le poliritmie africane ed alcuni aspetti della ricerca scientifica sono fonti ulteriori, a cui, all'inizio degli anni Ottanta, l'immaginazione attinge nella costante volontà di evolversi.














