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"Annibale in Torino". Una storia spettacolare
Alberto Rizzuti
collana: De Sono Saggi
isbn: 978-88-6040-173-1
prezzo: € 18.00
data uscita: febbraio 2007
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I preparativi
Il 2 gennaio 1770 il conte di Carrù, Direttore della Musica, informò il Consiglio della Società dei Cavalieri di avere individuato in Ignazio Platania il compositore dell'opera destinata a inaugurare la stagione di Carnevale 1770-71 al Teatro Regio di Torino. Una settimana dopo l'approvazione della sua candidatura il maestro siciliano confermò il proprio impegno apponendo la firma in calce al contratto speditogli a Milano; dietro compenso di 80 zecchini gigliati avrebbe trasmesso i primi due atti entro metà novembre e sarebbe giunto a Torino con il terzo compiuto a fine mese, in modo tale da poter mandare l'opera in scena la sera di Santo Stefano.

Mentre il contratto sottoscritto da Platania era in viaggio verso Torino, il 10 gennaio Carrù chiese ai colleghi l'autorizzazione ad avviare le trattative per scritturare la prima donna e il compositore della seconda opera. I nomi proposti furono quelli di Lucrezia Agujari e di Giuseppe Colla. Virtuosa da Camera e dei Teatri Ducali di Parma, la prima era la celebre "Bastardella", soprano dotato di un'estensione formidabile. Legato sentimentalmente e artisticamente alla Agujari, Colla era l'autore della musica per l'Enea in Cartagine, l'opera su libretto di Giuseppe Maria Orengo in scena in quei giorni al Teatro Regio.

Abbozzata in questo modo, la stagione 1770-71 non fu oggetto di ulteriori delibere fino al termine di quella in corso. Quando se ne tornò a parlare, fu a causa di un cambiamento importante. Il 25 febbraio Carrù annunciò al Consiglio il suo desiderio di scritturare nuovamente Antonia Maria Girelli Aguilar, prima donna che aveva destato una buona impressione nella parte di Elisa nell'Enea di Colla e in quella di Armida nell'opera omonima di Pasquale Anfossi. Per condurre la trattativa a buon fine servivano 900 gigliati, 100 in più di quelli pattuiti per la stagione in corso: il Consiglio approvò, e per quell'anno dell'esosa "Bastardella" non si parlò più.

Il 9 marzo il Consiglio diede facoltà a Carrù di spedire a Colla copia del contratto con il quale questi si impegnava a scrivere la seconda opera del Carnevale 1771 dietro compenso di 100 gigliati. Contestualmente il conte d'Agliè, Direttore del Libro, propose di incaricare il maestro parmigiano di intonare Annibale in Torino, nuovo «dramma di composizione del sig. avvocato Jacopo Durandi». Anche in questo caso si trattava di una conferma, dal momento che Durandi era stato autore del libretto di Armida intonato da Anfossi e di quello di Ecuba, intonato l'anno prima da Ignazio Celoniat[ti]. Undici giorni dopo il conte d'Agliè suggerì di chiedere inoltre a Durandi di ricavare per Platania un libretto dal proprio dramma in prosa Berenice. L'approvazione del Consiglio fece sì che nove mesi prima dell'inaugurazione fossero stabiliti i titoli delle due opere, il nome del poeta, quelli dei rispettivi maestri e quelli, comuni, degli interpreti principali.

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