22 ottobre 2014

Skidoo: viaggio nelle città fantasma del selvaggio West

6 Paiute_Indianer

Se è vero che la nostalgia l’hanno inventata gli svizzeri, che ci fa un giovane scrittore nato nella piccola e ordinata Olten, Canton Soletta, fra ciò che rimane delle città fantasma del selvaggio West? Forse cerca le storie stralunate che solo in quel mondo sconfinato e fantastico potevano accadere?

Alex Capus, forse come antidoto al romanzo d’amore appena terminato, lascia le sue nevi alpine e, con un pezzo di cuore un po’ ossessivamente rivolto verso casa, si spinge fra i deserti e le infuocate praterie del Far West, sulle tracce delle città fantasma dei cercatori d’oro; lungo il percorso, oggi tutt’altro che avventuroso, raccoglie da vecchissimi ritagli di giornale delle storie degne di uno spaghetti-western o di una comica di Buster Keaton. E così fra desperados e pistoleri ubriaconi, inventori pazzi e diligenze da assaltare, fumerie d’oppio e cammellieri arabi trapiantati nella Death Valley, riscopre un mondo in cui tutto poteva accadere, o meglio tutto poteva essere raccontato come veramente accaduto, perché nella grande epopea della corsa al progresso e all’oro, leggenda e verità si mescolavano pericolosamente, facendo nascere qualcosa che oggi rassomiglia molto alle fantasie di un bambino. O a quelle di uno scrittore.

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Skidoo

Viaggio nelle città fantasma del selvaggio West

Skidoo
  • AutoreAlex Capus
  • Collana La Piccola Biblioteca di Ulisse | Varia
  • ISBN 978-88-5920-603-3
  • Pagine 112
  • Data uscita 23-10-2014
  • Prezzo 9.90€
  • Disponibilità Disponibile

Se è vero che la nostalgia l'hanno inventata gli svizzeri, che ci fa un giovane scrittore nato nella piccola e ordinata Olten, Canton Soletta, fra ciò che rimane delle città fantasma del selvaggio West? Forse cerca le storie stralunate che solo in quel mondo sconfinato e fantastico potevano accadere?

27 Skidoo3L’oste del “Gold Seal Saloon” si chiamava Joseph Simpson ma la gente lo chiamava Hootch (“Liquoraccio”) perché era capace di trincare alcolici da poco prezzo come nessun altro al mondo. Le sue sbronze non duravano una sera o una notte, ma almeno tre o quattro, talvolta persino cinque giorni di seguito; e quando Hootch beveva diventava cattivo, e andava in giro per la cittadina schiamazzando e agitando minacciosamente per aria la sua pistola. Veniva da Reno, dove aveva lavorato come magnaccia occasionale e barman, conquistandosi un certa fama locale. Nell’estate del 1907 a Independence aveva ricevuto una condanna con la condizionale per avere preso a pistolettate il lampadario nella hall di un albergo.
La sua ultima sbronza si concluse nella tarda mattinata di domenica 19 aprile 1908, nel suo stesso saloon. Doveva aver bevuto da solo fin dall’alba, perché tutti gli avventori se n’erano andati a dormire. Intorno alle undici gli finì l’acquavite, e non aveva più neppure soldi; forse li aveva spesi tutti con le francesi. Se voleva bere ancora, Hootch doveva procurarsi del denaro.
Dunque si alzò e uscì in strada.

[Estratto da Skidoo, viaggio nelle città fantasma del Selvaggio West, di Alex Capus]