29 aprile 2016

Soup for Syria. Ricette per la pace e la condivisione

Soup for Syria

Un libro di ricette nato per rispondere a un’emergenza umanitaria senza precedenti: la fuga disperata dalla Siria di milioni di esseri umani.

Per dare il proprio contributo alla causa, l’autrice Barbara Abdeni Massaad ha messo insieme una squadra di oltre 80 tra chef e food writer di tutto il mondo: da Yotam Ottolenghi ad Anthony Bourdain, da Greg Malouf ad Alice Waters. Con esperienza e umanità hanno composto ricette senza fronzoli, facili da preparare, buonissime e ben illustrate di un unico piatto, la zuppa, comfort food per eccellenza. “Qualcosa che – come scrive Bourdain – si cucina sempre, anche quando il mondo intorno a noi è in difficoltà”.

Con le ricette di Anthony Bourdain, Yotam Ottolenghi, Alice Waters e molti altri.

“Siamo tutti chiamati a costruire dei ponti e questo libro è stato scritto per legarci a coloro che sono più vulnerabili.” - Dalla prefazione di Carlo Petrini, Fondatore di Slow Food

“Sia in tempo di crisi che di pace, raccogliere la famiglia e gli amici attorno a un tavolo per condividere il cibo è uno degli atti più potenti che si possano fare per affermare la voglia di vivere. E non c’è niente di più confortante e nutriente di una ciotola di zuppa calda”. Alice Waters

 

Barbara Abdeni Massaad lavora come food writer, presentatrice TV, autrice di libri di cucina e giornalista enogastronomica per diverse testate internazionali. Uno dei suoi libri, Mouneh, Preserving Foods for the Lebanese Pantry, si è aggiudicato il Gourmand Cookbook Award 2010 e il Prix de la Littérature Gastronomique 2010. Nata in Libano, a Beirut, Barbara si è trasferita in Florida quando era ancora una bambina e ha imparato a cucinare aiutando il padre nel ristorante libanese di famiglia, Kebabs and Things. È poi tornata in Libano nel 1988 e ha completato gli studi universitari nel paese natale, scegliendo quindi di dedicarsi alla sua vera passione, la cucina. Decisa a ottenere una preparazione il più completa possibile, Barbara ha lavorato con alcuni rinomati chef libanesi, francesi e italiani.

È tra i soci fondatori di Slow Food Beirut nonché un’appassionata sostenitrice della filosofia di Slow Food. Vive a Beirut con il marito e i tre figli.

Soup For Syria

Ricette per la pace e la condivisione

Soup For Syria
  • FotografoBarbara Abdeni Massaad
  • Collana Food | Varia Food
  • ISBN 978-88-5923-172-1
  • Pagine 208
  • Data uscita 05-05-2016
  • Prezzo 23.50€
  • Disponibilità Disponibile

I profitti derivanti dalla vendita di questo volume verranno devoluti all’UNHCR, l’agenzia per i rifugiati delle Nazioni Unite.

“Siamo tutti chiamati a costruire dei ponti e questo libro è stato scritto per legarci a coloro che sono più vulnerabili.”

Dalla prefazione di Carlo Petrini, fondatore di Slow Food

“Sia in tempo di crisi che di pace, raccogliere la famiglia e gli amici attorno a un tavolo per condividere il cibo è uno degli atti più potenti che si possano fare per affermare la voglia di vivere. E non c’è niente di più confortante e nutriente di una ciotola di zuppa calda “. Alice Waters

Un libro di ricette nato per rispondere a un’emergenza umanitaria senza precedenti: la fuga disperata dalla Siria di milioni di esseri umani. Per dare il proprio contributo alla causa, l’autrice Barbara Abdeni Massaad ha messo insieme una squadra di oltre 80 tra chef e food writer di tutto il mondo: da Yotam Ottolenghi ad Anthony Bourdain, da Greg Malouf ad Alice Waters. Con esperienza e umanità hanno composto ricette senza fronzoli, facili da preparare, buonissime e ben illustrate di un unico piatto, la zuppa, comfort food per eccellenza. “Qualcosa che – come scrive Bourdain – si cucina sempre, anche quando il mondo intorno a noi è in difficoltà”.

Una zuppa ci salverà? Ovvero del perché abbiamo fatto “Soup for Syria”

 

Il ricettario di zuppe che raccoglie fondi a favore dei rifugiati siriani dal 5 maggio è in libreria anche in italiano. Ma che pretesa, quella che un libro possa fare la differenza.

Noi, a dir la verità, ci speriamo sempre nel “libro che spacca” (che sia la cartina di tornasole nella gastronomia nazionale! La miglior guida del mondo! Un cambio di passo nella cucina di un intero paese!) ma non ci riesce proprio tutte le volte, e ci piace essere indulgenti con noi stessi.

Perché scrivere di cibo, per mestiere, nel 2016, vuol dire dedicarsi nel 90% del proprio tempo all’edonismo. A meno che sulla strada non si incontrino persone come Barbara Abdeni Massaad.

Barbara Abdeni Massaad, a sinistra, con una piccola nel campo profughi della Valle della Bekaa

Barbara Abdeni Massaad, a sinistra, con una piccola nel campo profughi della Valle della Bekaa

 

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brodi

Brodo di mais, di Chris Borunda 

PER CIRCA 2 l

  • 8 pannocchie fresche (vanno bene anche già cotte)
  • 60 ml d’olio vegetale
  • 1 grossa cipolla affettata
  • 2 grosse carote pelate e tagliate a rondelle
  • 1 gambo di sedano affettato
  • 2 patate pelate e tagliate a dadini
  • 2 foglie d’alloro fresco
  • 1 stecca di cannella
  • 1 cucchiaino di pepe nero in grani
  • 1 cucchiaio di semi di coriandolo tritati 1 cucchiaino di pimento in grani
  • 1 mazzetto di prezzemolo
  • 1 mazzetto di coriandolo in foglie
  • 3 cucchiai di sale

Sgranate le pannocchie aiutandovi con un coltello affilato. Scaldate l’olio in una grossa pentola a fuoco medio, quindi aggiungetevi mais e verdure. Coprite con il coperchio e fate cuocere per circa 15 minuti, mescolando di tanto in tanto. Aggiungete le erbe aromatiche e le spezie e lasciate cuocere ancora per 2 minuti.

Aggiungete 4 l d’acqua e portate a bollore. Abbassate la fiamma, salate e fate sobbollire per 30 minuti. Filtrate il brodo attraverso un colino a maglie fitte coperto con una garza o un panno di mussola. Scartate le verdure e le spezie.

Assaggiate. Se il gusto è troppo blando, rimettete sulla fiamma finché il brodo si sarà ridotto di un terzo. Lasciate raffreddare, coprite e conservate in frigorifero.

petrini

Il grado di civiltà di una popolazione si misura con l’apertura e la solidarietà verso chi è in difficoltà. E se questo vale a livello locale, dovrebbe valere ancora di più sul piano internazionale. Mai come in questo periodo storico dovremmo ricordarci di questo, perché ormai da troppo tempo stiamo vivendo una tragedia di proporzioni inimmaginabili, che ha il suo epicentro in Siria.

Anni di crisi e di violenza hanno messo in ginocchio un paese meraviglioso, costringendo enormi masse di persone a lasciare le loro case, le proprie terre, le proprie occupazioni, le proprie vite quotidiane. E la comunità internazionale non sempre ha dimostrato un’adeguata attenzione nei loro confronti, troppo spesso erigendo muri reali e virtuali o, peggio, voltando la testa dall’altra parte. Per questo motivo il progetto di “Soup for Syria” merita grandissimo sostegno e rispetto: è un’iniziativa nobilissima che coinvolge cuochi e cuoche di buona volontà, per una causa che non possiamo ignorare, che non possiamo fingere di non vedere. È dovere di tutti noi, che viviamo in situazioni estremamente privilegiate, volgere lo sguardo verso coloro che ogni giorno sperimentano precarietà, paura, sofferenza, povertà. E ancora più significativo è il fatto che questa volta, a farlo, sia una donna libanese, il paese che certamente, con più di un milione di profughi, porta il carico più pesante della crisi siriana. Non posso che essere estremamente contento del fatto che Barbara Massaad, anima e cuore di questa iniziativa, sia una colonna portante del nostro movimento Slow Food, essendo la fiduciaria di Beirut, oltre a essere una fotografa straordinaria. Altrettanto, mi fa piacere che Slow Food Editore abbia concesso le ricette tradizionali di Osterie d’Italia per completare l’edizione italiana a cura di EDT. Un bel segno di collaborazione fra editori per una causa umanitaria.

I rifugiati di oggi sono figli di decisioni sbagliate, di modelli economici e di risoluzione dei conflitti che non sono in linea con la ricerca della felicità propria di tutti gli esseri umani, e che non sono in grado di garantire stabilità, sicurezza e armonia. Le persone che oggi affollano i campi in Libano, Giordania, Turchia e che bussano alle nostre frontiere sono fratelli che non possiamo respingere perché ne va della nostra umanità, ne va dei nostri stessi valori fondativi,
ne va della nostra idea di convivenza civile.

La grande bellezza di questo progetto è che si sviluppa intorno al tema del cibo, che da sempre è uno strumento di conoscenza e di comunicazione tra i popoli, che costruisce ponti invece che muri e che sa mettere in relazione le persone come nient’altro al mondo. Non a caso il cibo, dal lato agricolo, è anche uno dei primi elementi a essere messi sotto attacco in un confiltto: mi parlano di distruzioni sistemati- che dei campi e delle popolazioni contadine in Siria, come a strappare le loro identità e impedire la vita in quei luoghi per lungo tempo. Attraverso il cibo parliamo di noi, parliamo della nostra idea del mondo, parliamo delle nostre radici e del nostro futuro. Questo lavoro encomiabile, attraverso ciò che mangiamo, e la semplicità di una zuppa, ci parla anche di ciò che significa essere fratelli, figli della stessa Terra Madre, talvolta nutrice e talvolta martoriata e resa ostile dalle nostre piccolezze umane. Ci ricorda che condividiamo un unico destino, in cui la felicità è tale solo se condivisa.

Carlo Petrini, fondatore e presidente di Slow Food