Tra Formula uno e risciò

[pubblichiamo l'Introduzione de I Cento di Torino 2017, firmata dai curatori della guida]

 

Gourmet o popolare, quel che conta è la destinazione: la buona cucina

di Stefano Cavallito, Alessandro Lamacchia e Luca Iaccarino

 

Pregiato lettore,

Veniamo con la presente a presentarVi l’ottava edizione della guida de’ I Cento di Torino. E in queste tre righe abbiamo consumato tutta la formalità di cui siamo capaci, perché il resto è un gioco libero e bello di pensieri, parole, opere e agnolotti. Quando otto anni fa, quasi artigianalmente, abbiamo intrapreso questa avventura editoriale, pensammo che si potesse discutere di gastronomia con allegra disinvoltura e sprezzo del vocabolario da gourmet iniziati. E che, nelle pagine della nostra guida, i ristoranti di alta cucina potessero coabitare con le osterie più modeste.

Formula Uno e macchine a pedali, perché ogni lettore possa scegliere a che velocità andare. Così, nelle pagine che seguono, ci sono consigli per ogni indole o momento racchiusi in due sezioni, l’una che contiene i “ristoranti”, l’altra le “piole”. Top e Pop. Ai soli fini di questa guida, i concetti di “ristorante” e di “piola” sono calibrati dal prezzo e non dagli arredi o dalla poesia: se si spendono meno di 25 euro si è in una “piola”, se si spende di più si è in un “ristorante”.

I ristoranti sono disposti in classifica. E se anche sappiamo che adesso le classifiche abbondano nella bocca degli stolti non abbiamo ancora motivo di cambiare la nostra originale scelta di allora, avvertendo come ogni anno che a Torino ci sono migliaia di ristoranti e quei cinquanta sono i nostri preferiti. Le piole invece non sono ordinate, se non per quanto prevede l’alfabeto.

Ma, primo inter pares, ogni anno celebriamo un vincitore. Infine, una piccola novità: in calce ai cinquanta “top” abbiamo chiesto a Vittorio “Toio” Manganelli, tra i più autorevoli sapienti di vino (e chi non lo conosce, vino in cartone lo colga) di commentare la carte dei vini e di suggerire una etichetta, una sola che rappresenti nel bicchiere l’idea di un ristorante. Lo ringraziamo e corriamo ad assaggiare. Cordiali saluti, i curatori