Una nota di Giorgio Pestelli

Nel presente volume c’è di più e di meno di quanto enunciato nel titolo: di più perché la narrazione comincia dalla morte di Bach (1750) e comprende quindi fenomeni e autori che nascono e si sviluppano prima di Mozart, come lo stile galante, Gluck, C. Ph. E. Bach, Haydn; di meno perché vi appaiono solo per accenni figure quali Weber, Rossini, Schubert, la cui attività, con un anno o due di approssimazione, dovrebbe essere compresa negli stessi confini cronologici di una età beethoveniana. Ma la presenza di questi “contemporanei di Beethoven” nelle pagine seguenti, oltre a privare dei loro nomi libri intitolati all’Ottocento tedesco e italiano, avrebbe reso intollerabili le dimensioni di un volume che, già com’è venuto, ha molto ecceduto sul primitivo progetto.

Non ho fatto nessun ricorso ai termini classico, classicità o classicismo che pure sono di normale circolazione per designare il periodo qui trattato (come si sarebbe chiamato, se non età classica, lo spazio rimasto vuoto fra la Baroque Era di Bukofzer e la Romantic Era di Einstein nella celebre storia nortoniana?); e non certo per disinteresse verso i concetti storiografici e stilistici e tutti i problemi che la loro definizione si porta appresso, ma piuttosto perché ritenevo quei termini di modesta utilità per una trattazione che voleva essere essenzialmente storica: infatti, definire classica un’epoca (o un’opera) non dice molto sull’epoca stessa; se mai, fa capire qualcosa su chi l’ha ritenuta tale.

A parte queste esclusioni ho cercato che nel libro ci fosse, prima di tutto, ciò che è ovvio trovare in un lavoro del genere, scritto con criteri di orientamento generale, senza il sussidio professionale di note ed esempi musicali; a questo proposito mi sono stati molto utili i suggerimenti dovuti al mio decennale contatto con gli studenti dell’Università di Torino, dove una buona parte di questa materia si è meglio definita passando attraverso corsi, seminari, esami e tesi di laurea.

Dedico questo libro al mio maestro, Massimo Mila, ricorrendo i vent’anni della nostra conoscenza.

Firenze, 26 maggio 1979 G. P.