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Isfahan, perla dell'Iran Viaggio nella mitica città persiana "Isfahan è la metà del mondo", scriveva il poeta francese Renier nel XVI secolo. La maestosa bellezza della città toglie il respiro. Arrivate a Imam Square, una distesa di 512 per 163 metri, e restate folgorati: vi trovate al centro di una della gemme architettoniche non solo dell'Iran e del Medio Oriente, ma di tutto il pianeta. La vastità di questo immenso spazio aperto è superata solo dalla severa piazza Tiananmen a Pechino. Tutta Isfahan passa di qua: si vedono anche donne ben truccate, con il capo coperto solo da un piccolo velo (hejab), da cui spunta qualche ciocca ribelle di capelli. Le più conservatrici indossano il chador nero integrale, e le studentesse di ogni tipo di scuola o università sono obbligate ad andare in giro vestite come le nostre religiose di un tempo. Capirete molte cose salendo su un autobus: le donne siedono sempre nella parte posteriore, come in America al tempo dell'apartheid. Il primo segnale di un sistema allucinante, che conosce ben poche deroghe e vie di uscita. Una delle più importanti, nel 2003: la notizia che il Premio Nobel per la Pace era stato assegnato a Shirin Ebadi, una donna iraniana, avvocato e attivista nel campo dei diritti umani, che vive e lavora in Iran. O ancora: la nomina di alcune donne giudice nel paese degli ayatollah. Sono piccoli passi avanti, ma fondamentali, come osserva Ana M. Briongos, una grande viaggiatrice che ha vissuto a lungo nel paese. Passi avanti messi in pericolo, se non vanificati, dalla schiacciante vittoria elettorale del gruppo conservatore, nelle consultazioni del 2004. Cambiamenti improvvisi, a volte drammatici, che non sembrano turbare la secolare serenità di Imam Square e dei suoi gioielli. L'immensa Moschea dell'Imam, una delle più belle del mondo per la ricchezza dei suoi mosaici di piastrelle azzurre, o la Moschea dello sceicco Lotfollah, sul lato orientale della piazza, o l'impressionante Palazzo Ali Qapu, di sei piani, costruito nel XVI secolo come porta monumentale. Difficile non farsi prendere dall'entusiasmo quando si parla di questi tesori. Per ritrovare un po' di lucidità dopo tanto splendore e tanti contrasti, sedete nella piccola sala da tè che con la sua posizione domina la piazza e il bazar vicino. Se lo vorrete, potrete concedervi il piacere di una qalyan (pipa ad acqua) aromatizzata con essenza d'arancio e guardare le ombre della sera allungarsi tra le case e i passi lenti delle persone. Se cercate l'incanto, attraversate il fiume Zayandeh sul ponte Khaju, il più bello di Isfahan. Costruito a metà del XVII secolo, ha due livelli di terrazze porticate e un padiglione dedicato, guarda caso, al rito del tè. Ma il ponte Khaju non è solo un monumento, è anche un luogo di incontri. Non è raro imbattersi in perfetti sconosciuti che lo attraversano recitando i versi di Hafez, il grande mistico e poeta persiano. Non preoccupatevi se non capirete una parola. Quei versi saranno musica per le vostre orecchie e si perderanno nel vento, echeggiando tra le arcate del ponte. __________________ ARTICOLI: leggi altre pagine di viaggio. (Data di pubblicazione: 31 ottobre 2007)
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