Il Mappamondo 48

Ai confini del mondo
Scienziati e viaggiatori in Antartide

Antartide - foto di Sergio Gamberini
L'Antartide non è una terra facile. L'estremo rigore del clima, l'isolamento e l'assenza di strutture ricettive rendono questo continente di ghiaccio estremamente inospitale. Eppure il turismo è in costante aumento: recenti stime indicano il passaggio di circa 20.000 visitatori all'anno, a bordo di navi da crociera e yacht privati. Si tratta di un turismo marino e costiero, che non si avventura nell'interno, ma la sua crescita, se incontrollata, rischia di compromettere i delicati equilibri ambientali del continente.

L'Antartide è infatti uno dei luoghi privilegiati per lo studio del clima, dei fenomeni magnetici, della storia geologica e della struttura dell'universo. È coperto per circa il 98% della sua superficie da una coltre di neve e ghiaccio che raggiunge uno spessore medio di circa 2500 metri e costituisce la più grande riserva d'acqua dolce della Terra; inoltre il suo sottosuolo è ricco di minerali e di idrocarburi.

I diplomatici hanno dato uno statuto unico all'Antartide. Il "Trattato Antartico", firmato nel 1959 a Washington ed entrato in vigore nel 1961, si propone di favorire gli usi pacifici del continente, definito come terra internazionale, e di garantire la conservazione della fauna e dell'ambiente nell'interesse dell'umanità.

L'Italia è presente in Antartide per conto del Programma Nazionale di Ricerche in Antartide (PNRA), finanziato dal Ministero dell'Università e della Ricerca (MiUR) con due basi scientifiche: la Stazione Mario Zucchelli, sulla costa nel Mare di Ross, e la stazione italo-francese Concordia, nell'entroterra.

Ne parliamo con l'ingegnere Antonino Cucinotta, direttore generale del Consorzio per l'attuazione del PNRA e responsabile dell'organizzazione delle spedizioni antartiche.

L'Anno Polare Internazionale, che ricorre nel 2007-2008, coincide con il momento in cui diventano sempre più allarmanti le notizie sulla salute del nostro pianeta. Quali segnali si colgono dal vostro punto di osservazione?

Nel 1957 venne fatto un grosso sforzo internazionale per la conoscenza dell'intero pianeta e in particolare dell'Antartide. Nel 2007, con l'inizio dell'Anno Polare, si celebra il mezzo secolo esatto da quella iniziativa. Nel corso dell'ultimo decennio si è parlato continuamente di clima, di riscaldamento globale, di ozono e di gas serra. Questi temi saranno ampiamente sviluppati dalle ricerche dell'anno polare, ma ve ne sono naturalmente molti altri. Quanto ad allarmarsi, questo dipende da come ci si pone, anche psicologicamente, di fronte ad una visione generale del problema "clima" che è innanzi tutto un problema economico, nazionale ed internazionale, e perciò politico. In Italia e all'estero ci sono ricercatori competenti e responsabili che sapranno sicuramente verificare le cause del fenomeno; spetta poi all'uomo prendere le opportune decisioni. E chi tiene le redini politiche del mondo è stato già avvisato della globalizzazione del fenomeno e sarà tenuto al corrente dell'evoluzione della ricerca in questo settore.

In che cosa consiste il fascino dell'Antartide?

L'Antartide è uno dei posti meno conosciuti della Terra, ha caratteristiche del tutto particolari ed è pochissimo visitato. Credo che la possibilità di far parte dei pochi visitatori privilegiati eserciti sul viaggiatore "che ha visto tutto" un fascino irresistibile. Nel ricercatore prevale, com'è logico, l'interesse per la scienza. I motivi per occuparsi dell'Antartide, o per studiare certi fenomeni dall'Antartide, sono molti in ogni branca della scienza: il biologo studia i pesci senza emoglobina oppure registra la lenta crescita dei licheni, il fisico dell'atmosfera segue l'andamento del buco dell'ozono, l'astrofisico sfrutta l'eccezionale trasparenza dell'aria per guardare il cielo nell'infrarosso...
Per me il fascino dell'Antartide risiedeva all'inizio nella natura completamente diversa e incontaminata, e soprattutto nella sfida di affrontare un mondo così remoto ed ostile per conoscere e conoscersi più a fondo. Oggi ho la grossa responsabilità di preparare in ogni dettaglio, insieme ai miei collaboratori, la spedizione italiana, di svolgerla secondo il programma e riportare tutto e tutti a casa: persone, dati e campioni scientifici.
Questa è per me la nuova sfida.

Come vivono i membri delle spedizioni scientifiche? Quali sono i problemi di un soggiorno in condizioni così estreme?

Bisogna innanzitutto distinguere tra una base costiera come la Stazione Mario Zucchelli e una sull'altipiano antartico come la base italo-francese Concordia. Un'altra distinzione importante è quella tra i mesi estivi (quando c'è il sole per 24 ore) e quelli invernali.
Un soggiorno estivo è sufficientemente breve e poco impegnativo e trascorre velocemente; inoltre, in caso di necessità, c'è la possibilità di rientrare. La vita all'interno di una stazione scientifica si svolge in condizioni molto simili a quelle di un ufficio o un laboratorio in Italia, mentre all'esterno le condizioni possono essere molto diverse e diventare all'improvviso molto severe. Passare un inverno alla stazione Concordia è molto diverso. Innanzi tutto si è completamente isolati; non è possibile uscire, sia a causa delle basse temperature (nel settembre 2006 la temperatura è scesa fino a -80°C) sia per il buio. La vita si svolge prevalentemente all'interno della base e quando si va all'esterno per prelevare campioni o per fare manutenzione agli strumenti ci sono precise disposizioni da seguire; comunque, l'ambiente esterno non consente uscite prolungate (dai 20 minuti a circa 2 ore, a seconda della temperatura). La comunità poi è molto ridotta (attualmente per esempio convivono 14 persone tra italiani e francesi) e multiculturale, perciò per tenere il gruppo unito bisogna che ogni componente sia fortemente motivato nell'obiettivo da raggiungere, ma anche flessibile e disponibile verso gli altri e dotato di una certa solidità interiore.

La sete di risorse naturali dei paesi industrializzati potrebbe mettere in pericolo in un prossimo futuro la neutralità dell'Antartide e la sua sopravvivenza come luogo pacifico di ricerca?

Questa è piuttosto una domanda per un futurologo. Penso che fino al 2041 non cambierà nulla perché tutte le nazioni aderenti al Trattato Internazionale per l'Antartide si sono accordate per una politica di rigoroso rispetto ambientale e per la rinuncia a qualsiasi forma di sfruttamento minerario. Oltre questo periodo, già di per sé abbastanza lungo, molti scenari sono possibili. Mi auguro che il regime di conduzione responsabile e multinazionale dell'intero continente, che ha dato fin qui frutti lusinghieri ed incoraggianti in Antartide, possa servire da modello ed essere esteso a settori anche più ampi del pianeta. Può essere utile ricordare che nel periodo della guerra fredda, quando nel resto del mondo ci si guardava con diffidenza, qui in Antartide i ricercatori di ogni Paese si parlavano e sviluppavano accordi di collaborazione logistica o scientifica.

Come valuta lo sviluppo turistico dell'Antartide? Quali le alternative "sostenibili"?

Il turismo in Antartide è indubbiamente in rapido aumento, e non vedo la possibilità di contenerlo. Inoltre l'Antartide è di tutti.
È però necessario che venga ammesso un turismo preventivamente "addestrato", seguito sul posto per evitare che le località maggiormente visitate risultino sensibilmente disturbate.
Questo mi sembra un turismo "sostenibile". Oggi molti operatori turistici imbarcano sui loro mezzi dei ricercatori al fine di fornire ai visitatori informazioni sull'Antartide e sui fenomeni ad esso collegati e di sensibilizzarli sul suo delicato equilibrio biologico.

È possibile aggregarsi in qualche modo alle spedizioni scientifiche?
È possibile, ma di norma bisogna far parte di un gruppo di ricerca. Tuttavia un numero limitato di giornalisti, fotografi e personalità politiche viene talvolta aggregato alla spedizione.
In quella del 2005-2006 abbiamo avuto anche un pittore, Christophe Verdier, e i suoi acquerelli sono stati raccolti in un libro, pubblicato in Italia da EDT.

Antarctica
3a edizione inglese
euro 33,00

Per chi sogna un viaggio in Antartide e per chi sta per andarci davvero, la guida Antarctica di Lonely Planet, in inglese, è una miniera di informazioni sugli itinerari, i trasporti, le spedizioni scientifiche, l'ecologia, la fauna e la storia delle esplorazioni. Con una sezione dedicata al Polo Sud e alla stazione Amundsen-Scott.



Antartide. Un'estate al Polo Sud
di Christophe Verdier
euro 25,00

I paesaggi dell'Antartide e la vita nelle basi scientifiche visti attraverso gli acquerelli del pittore Christophe Verdier, ospite della base italo-francese Concordia e osservatore attento della realtà naturale, delle macchine e dell'attività umana nel continente più isolato del mondo.

Laura Salvai

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