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Estate 1981. Terminato il corso annuale, Vikram Seth, studente indiano all'Università di Nanchino, decide di tentare un'impresa quasi impossibile per uno straniero in Cina: staccarsi dal gruppo di compagni in gita scolastica e viaggiare da solo. Il suo obiettivo è ritornare a casa, a Delhi, per la via più bella e difficile: il Tibet.
Sfidando la temibile burocrazia comunista, strade impraticabili su camion sgangherati, climi proibitivi, Seth dipana il suo avventuroso itinerario dai deserti dello Xinijang e del Gansu, attraverso l'altopiano del Qinghai, fino alle nevi dell'Himalaya. Una piccola odissea - vissuta soprattutto come scoperta di un'altra Cina, umana e geografica, "proibita" ai turisti dei viaggi organizzati - che ha fruttato al giovane autore il Thomas Cook Travel Award.
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Verso Lhasa
Ci sono pochi camion sulla strada a quest'ora. La maggior parte dei camionisti sta pranzando o sta facendo lo xiuxi, il sonnellino pomeridiano. Metto a terra il mio bagaglio, tiro fuori la mia cartina e scrivo sul retro «LHASA» sia in inglese sia in cinese. Alzo questo cartello e guardo speranzoso, ma i pochi camion che compaiono tirano dritto. Di fronte a me c'è un'altra autostoppista, una donna imponente e robusta che non pare per nulla preoccupata che i camion non si fermino. Mi chiede qualcosa in tibetano; rispondo «Lhasa» e lei fa un cenno d'assenso con la testa. Un trattore con rimorchio, carico di passeggeri, scende lungo la strada e si ferma. A quanto pare sono parenti della donna, perché si svolge una sorprendente scena di riunificazione, con molti abbracci e urla.
La donna se ne va. Mi siedo di nuovo, guardando con grande speranza la curva lontana sulla strada. Dopo un'ora d'attesa, vedo un camion che appare in lontananza. Sta avanzando molto lentamente. Gli occhi del camionista incontrano i miei. Il camion si ferma. Il camionista si sporge dal finestrino. «Quello è tutto il tuo bagaglio?», chiede. «Sì», rispondo. «Bene, sali», dice. Il camion riparte lentamente sulla strada asfaltata e liscia.
Il camionista è tibetano, a giudicare dal suo aspetto e dall'accento; è simpatico, ma poco comunicativo. Ogni tanto ci scambiamo le sigarette. Il camion scoppietta regolarmente, anche se va a un'andatura da lumaca. È bloccato sulla prima marcia. Per quanto mi riguarda, alla fin fine, sono molto felice di essere di nuovo in cammino.
Vikram Seth
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Vikram Seth
Nato a Calcutta nel 1952, Vikram Seth ha studiato alla Stanford University e in seguito compiuto numerosi viaggi in Inghilterra, California, India, Cina. Fra le sue prime opere figura un romanzo in versi, The Golden Gate (1968), che ha venduto oltre centomila copie solo negli Stati Uniti. Definito "il più grande autore di questi ultimi anni" dal "Times", ha raggiunto il successo internazionale con i romanzi, editi in Italia da Longanesi, Il ragazzo giusto (1995) e Una musica costante (1999).
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Sfidando la terribile burocrazia cinese il viaggio di Seth avanza su percorsi «proibiti» inediti. Elegante scrittura per uno sguardo originale in una zona bellissima, in una società affascinante.
Alessandro Rosa
La Stampa
È un'avvincente esperienza di un moderno viaggiatore e un straordinario resoconto del suo ritorno in India a piedi, attraverso la Cina, passando per le innevate cime del Tibet, intraprendendo un viaggio irripetibile e "quasi impraticabile", annotando tutto scrupolosamente sul proprio diario. Attraverso le pagine di questo bel libro, seguendo con vivo interesse "questa piccola odissea" dello studente indiano, si ha modo di conoscere una Cina piena di fascino dove, per fortuna, la propaganda politica e la Rivoluzione Culturale non hanno intaccato e distrutto la bellezza di quei posti.
Tino Cobianchi
Il Ticino
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