6 maggio 2016

Che razza di musica. Jazz, blues, soul e le trappole del colore

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Un libro che mette radicalmente in discussione le categorie frequentemente legate al jazz e alla musica afroamericana.

 

Musica “nera”, “jazz bianco”, cantanti neri che possiedono il senso del “soul”, lo swing come attitudine “naturale” dei neri americani: quale fondamento hanno espressioni come queste, spesso ripetute acriticamente dal pubblico e degli addetti ai lavori? Se si spinge lo sguardo con attenzione al di là del mito della “black music”, la storia della musica e la ricerca scientifica dimostrano una realtà molto più complessa e contraddittoria.

Da uno dei più seri e preparati musicologi italiani, un libro che anche facendo ricorso alle più recenti acquisizioni della genetica porta alla luce le tante trappole del concetto di “identità” e conduce una critica profonda e documentata al cosiddetto “essenzialismo” jazz – la teoria neoconservatrice americana, molto diffusa, che vuole un jazz radicalmente “nero” – in favore di una nuova concezione di continuità tra le culture.

 

Stefano Zenni (Chieti, 1962) insegna Storia del jazz e delle musiche afroamericane presso il Conservatorio di Bologna. Tra i suoi volumi, I segreti del jazz (2008), Storia del jazz. Una prospettiva globale (2012) e monografie su Armstrong, Hancock e Mingus. È direttore artistico del Torino Jazz Festival e di MetJazz a Prato. Tiene da anni le Lezioni di jazz presso l’Auditorium Parco della Musica di Roma. Nutre una divorante passione per il cinema e forse in un’altra vita avrebbe voluto fare il comico.

Che razza di musica

Jazz, blues, soul e le trappole del colore

Che razza di musica
  • AutoreStefano Zenni
  • Collana Musica | Risonanze
  • ISBN 978-88-5922-586-7
  • Pagine 200
  • Data uscita 26-05-2016
  • Prezzo 11.50€ 9.78€
  • Disponibilità Disponibile

Un libro che mette radicalmente in discussione le categorie frequentemente legate al jazz e alla musica afroamericana.

Musica “nera”, “jazz bianco”, cantanti neri che possiedono il senso del “soul”, lo swing come attitudine “naturale” dei neri americani: quale fondamento hanno espressioni come queste, spesso ripetute acriticamente dal pubblico e degli addetti ai lavori? Se si spinge lo sguardo con attenzione al di là del mito della “black music”, la storia della musica e la ricerca scientifica dimostrano una realtà molto più complessa e contraddittoria.

interludio

Il jazz è contaminazione e mescolanza di colori. Ce lo dice Stefano Zenni, in questo estratto dalle pagine iniziali di Che razza di musica.

Il complesso rapporto tra “bianchi” e “neri” ha influenzato e plasmato l’idea stessa di jazz, e condiziona le possibili narrazioni della sua storia. Secondo la vulgata, ancora oggi argomentata con forza da personaggi rilevanti come Wynton Marsalis e Nicholas Payton, le grandi innovazioni del jazz, i cambiamenti di linguaggio più profondi e durevoli, sono stati opera di musicisti africano americani. In quest’affermazione c’è una verità, ma non è completa.

Il jazz è stato creato dai musicisti africano americani: ma pensare che abbia preso forma in un vuoto culturale e sociale è quanto meno un’ingenuità. I musicisti neri statunitensi, per quanto oppressi e segregati, hanno operato in costante contatto e scambio con il mondo nel quale vivevano, e a New Orleans questi scambi erano più fitti che altrove. Il jazz ha preso gradualmente forma da un intreccio di forze e in ussi che, guidato dagli africano americani, ha coinvolto persone, comunità e culture diverse, compresi anglosassoni, francesi, ispanici, italiani, ebrei, creoli. Da quel momento, il jazz è diventato una musica di tutti. E tutti le hanno donato qualcosa, una qualche qualità che all’inizio non possedeva.

In molti momenti della storia, gli africano americani sono stati protagonisti di innovazioni fondamentali; in altri momenti idee fresche sono giunte da artisti dal colore della pelle diverso. E negli ultimi quarant’anni il jazz si è trasformato con il contributo di artisti creativi di mezzo mondo.

 

© EDT 2016, Stefano Zenni, Che razza di musica