Claire Brétecher: disegno e ironia

L’ironia e il graffiante umorismo del tratto di Claire Brétecher sono essenziali nel fare delle due guide dedicate all’intrepido giovane papà una lettura di successo e, soprattutto, divertente.

Identificarsi nei disegni di questa artista non è solo facilissimo, ma a volta ha addirittura qualcosa di liberatorio. Insomma, ridere (anche di sé) e non prendersi troppo sul serio fa bene, anche quando si tratta di trovare il coraggio per cambiare l’ennesimo puzzolente pannolino o per cambiarsi la camicia che il generoso bebé ha appena decorato di vomito. Naturalmente, la storia di Brétecher non nasce con questi libri, ma proviene da molto lontano: almeno dalla Francia piena di fermenti della fine degli anni Cinquanta.

Nel 1976 Roland Barthes definì Claire Bretécher “migliore sociologo dell’anno”. Il titolo non stupisce perché l’artista, all’epoca non ancora quarantenne, aveva già saputo imporsi all’attenzione con graffianti illustrazioni satiriche dedicate alla società contemporanea – e alle donne, in particolare -, senza dimenticare il suo contributo a un totem dei fumetti francesi come Tintin (nel biennio 1965-66).

Bretécher si afferma collaborando con il periodico francese Pilote per il quale crea le strisce che hanno per protagonista il personaggio di Cellulite: una giovane principessa stanca di aspettare il principe dei propri sogni. Le sue avventure si svolgono in un Medioevo parodistico (dove tutto si paga in dollari). Il re suo padre è un nanerottolo erotomane e collerico, che viene sempre sorpreso e disturbato a letto con la propria amante. Callulite, dal canto suo, corre dietro a tutti gli uomini e si innamora perdutamente del primo venuto. La satira sociale che emerge da queste storie ha per bersaglio i pregiudizi, le ipocrisie e le convenzioni della società dell’epoca.

La disegnatrice affila le proprie armi nella serie Les Frustrés, le cui strisce esordiscono nel 1973 sulle pagine del Nouvel Observateur per poi essere raccolte in album monografici. Si tratta di piccole cronache di uomini e donne che spesso vivono in un contesto sociale e culturale elevato, e che sono impietosamente colti alle prese con i grattacapi quotidiani. Sessantottini disillusi, borghesi innamorati della bohème, donne emancipate sono i personaggi dei quali l’autrice si serve per condurre una penetrante e quasi profetica riflessione sulla società.

L’universo adolescenziale è, invece, la grande fonte di ispirazione di Agrippine, una serie di fumetti alla quale Claire Bretécher dà vita a partire dal 1988. Apparse prima in album e quindi su numerose riviste, le storie di Agrippine rappresentano i dilemmi esistenziali e le preoccupazioni spesso inconsistenti di una ragazzina viziata. Ancora una volta è la borghesia parigina a essere presa di mira nel suo oscillare non troppo tormentato tra esistenzialismo e società dei consumi. Gli adolescenti sono spesso ritratti come finti ribelli preoccupati soprattutto di sedurre e gli adulti come degli hippie attempati desiderosi di difendere le proprie illusioni di un mondo migliore dal tempo che passa e da un presente forse mediocre.

 

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Lo speciale di Repubblica

Il 13 gennaio 2012 R2 di Repubblica ha dedicato a Claire Brétecher un illuminante speciale. Lo proponiamo ai nostri lettori come utile spunto per proseguire l’esplorazione del profilo della grande disegnatrice.