23 novembre 2015

Domenico Barbaja, il re degli impresari

Barbaja cover

La prima biografia moderna dell’impresario più importante della storia dell’opera. L’uomo che scoprì Rossini, Bellini e Donizetti, introdusse la roulette in Italia e diventò immensamente ricco. In libreria dal 26 novembre.

La vita straordinaria del cameriere di caffè che seppe diventare uno degli uomini più potenti dell’Europa ottocentesca grazie a un eccezionale fiuto per il talento musicale e a un’ineguagliata capacità imprenditoriale. La prima biografia moderna di Domenico Barbaja (1778-1841), l’uomo che ha dato al mondo dell’opera compositori come Rossini, Donizetti e Bellini, e con un misto di spregiudicatezza, azzardo e intelligenza organizzativa ha saputo costruire un impero economico e politico che si estendeva su tutte le capitali dello spettacolo europeo. Una storia solidamente documentata e scritta con grande gusto narrativo, nella quale si mescolano le guerre napoleoniche, il gioco d’azzardo, il melodramma, lo splendore del paesaggio italiano e il fascino immortale del canto.

 

«Ho composto l’Ouverture dell’Otello in una cameretta del palazzo di Barbaja, ove il più calvo e il più feroce degli impresari mi aveva rinchiuso senz’altra cosa che un piatto di maccheroni, e con la minaccia di non poter lasciare la camera, vita durante, finché non avessi scritta l’ultima nota.»

Gioachino Rossini

 

Philip Eisenbeiss, nato in Germania e vissuto fra Svizzera, Stati Uniti, Italia ed Estremo Oriente, è un banchiere e cacciatore di teste per la finanza che vive a Hong Kong. Appassionato d’opera, membro del board della Hong Kong Opera e profondo conoscitore del mondo impresariale dell’Ottocento, ha condotto approfonditi studi sul melodramma dell’Ottocento e sul bel canto.

Domenico Barbaja

Il Padrino del belcanto

Domenico Barbaja
  • AutorePhilip Eisenbeiss
  • Collana Varia | Vite straordinarie
  • ISBN 978-88-5920-575-3
  • Pagine 344
  • Data uscita 26-11-2015
  • Prezzo 26.00€ 22.10€
  • Disponibilità Disponibile

Temperamento spesso eccessivo e tirannico, di volta in volta generosissimo o privo di scrupoli, amante della bella vita ma capace di spaventosi sacrifici per gli affari, semi-analfabeta ma pronto a cogliere negli altri ogni minima traccia di talento naturale, fiero delle sue origini popolari ma abituato a trattare da pari a pari con re e ministri, dai Borboni di Napoli a Metternich, Barbaja è l’ombra celata dietro le grandi carriere di compositori come Rossini, Bellini, Donizetti, Mercadante e Pacini, l’uomo che commissionò opere persino a Beethoven e Schubert, lo scopritore delle voci che hanno fatto la storia del melodramma italiano, da Isabella Colbran, a lungo sua amante prima di sposare Rossini, a Luigi Lablache, da Maria Malibran a Giuditta Pasta, da Domenico Donzelli a Adolphe Nourrit, il grandissimo e tormentato tenore che si tolse la vita proprio in casa dell’impresario.
Una storia solidamente documentata, scritta con empatia e grande gusto narrativo, nella quale si mescolano le guerre napoleoniche, il gioco d’azzardo, lo splendore e le miserie del mondo dell’opera, la polvere del palcoscenico, la meraviglia del paesaggio italiano e il fascino immortale del canto.

Il giovane Domenico Barbaja arriva in una Napoli al culmine della sua energia vitale e creativa. Philip Eisenbeiss ricostruisce quella fase della vita del grande impresario e, nello stesso tempo, il sapore di un’epoca. In libreria dal 26 novembre.

 

Barbaja Palazzo IschiaL’atmosfera di relativa calma garantita dal governo francese permise a Barbaja di trasferirsi a Napoli. Proprio come il moderno turista, egli dev’essere stato subito colpito dalla spettacolare bellezza della città. Oggi la più famosa attrazione turistica di Napoli è la grande piazza del Plebiscito, dominata dal Palazzo Reale; è delimitata da un lato dalla basilica di San Francesco di Paola, capolavoro neoclassico, e dall’altro dalla facciata color ocra del Palazzo Reale. Sul lato sinistro dell’edificio sorge il Teatro San Carlo, collegato al complesso reale tanto da sembrare un’estensione dello stesso. Il teatro si protende su piazza Trieste e Trento, e si apre su via San Carlo. La drammatica facciata sorge su una base di pietra cinerea con cinque grandi archi. I bassorilievi sull’architrave (oggi rovinati da salsedine e inquinamento) rappresentano scene mitologiche, mentre il piano superiore è dominato da una fila di colonne bianche, sormontate da un frontone. Il Palazzo Reale, la chiesa e la vista da piazza del Plebiscito quasi non sono stati toccati dagli sviluppi degli ultimi duecento anni.

Il giovane Domenico incontrò una città fiorente, trafficata e rumorosa. Napoli era tornata a essere una tappa obbligata del Grand Tour, il lungo “viaggio di iniziazione” con cui i rampolli delle grandi casate europee visitavano le principali città d’arte del continente per completare il loro percorso formativo. Il Tour seguiva un itinerario classico, che attraversava varie città francesi, svizzere e italiane. In genere i visitatori entravano in Italia via terra. Le prime tappe erano Genova, Torino o Milano, seguite da Venezia, Firenze e Roma. Napoli era di norma l’ultima tappa del viaggio e prevedeva escursioni a Pompei ed Ercolano, e sul Vesuvio. I visitatori ammiravano i reperti antichi, visitavano monumenti, musei e biblioteche o semplicemente si godevano il paesaggio. Negli anni Ottanta del Settecento, il poeta tedesco Johann Wolfgang von Goethe descrisse il meraviglioso contesto naturale in cui sorgeva la città e tratteggiò, con una certa ingenuità, la vita allegra e spensierata dei napoletani.

La scena artistica, e in particolare quella musicale si era sviluppata senza sosta fin dai giorni di Carlo iii, diventando una delle principali attrazioni della città per i primi turisti, che non mancavano di seguire qualche spettacolo nei diversi teatri, oltre a godersi il paesaggio mozzafiato, i monumenti della città e il clima mite del golfo. Napoli vantava quattro conservatori principali e un numero imprecisato di cantanti, musicisti e compositori. Era uno dei principali centri della musica a livello europeo. Il filosofo settecentesco Jean-Jacques Rousseau la definì la capitale del mondo musicale e incoraggiò i musicisti a recarvisi per perfezionare la propria arte.

Domenico Barbaja, di Philip Eisenbeiss © Traduzione dall’inglese di Davide Fassio