24 ottobre 2010

Gelo. Avventure nei luoghi più freddi del mondo

Iceberg

Una poetica, documentata e intrigante ricognizione dell’elemento “freddo”.

Il diario personale di un anno di vita di uno scienziato-viaggiatore ossessionato dall’idea del freddo. Una lunga, divertita e sempre stimolante digressione attraverso l’elemento gelido, con una direzione spesso sotterranea ma sempre percorribile: quella che conduce alla consapevolezza che il nostro pianeta è un bene da difendere.

Il nuovo libro della Biblioteca di Ulisse, Gelo. Avvenuture nei luoghi più freddi del mondo non grida il messaggio e, in omaggio al titolo, ha un approccio freddo e controllato, ma l’idea che trasmette è chiara: il tema dell’ecologia, se affrontato con intelligenza e spirito, sa scaldare il cuore e aprire la mente.

Della forma diaristica più classica il libro conserva una suddivisione in capitoli intitolati come i mesi, da luglio a giugno. Ogni mese è composto da una lunga serie di riflessioni che nascono dalle scoperte che Streever fa visitando i luoghi più ghiacciati e impervi del mondo, sempre alla ricerca di una percezione fisica di ciò che studia teoricamente. Per esempio, non si accontenta di sapere come reagisce il sistema circolatorio quando il corpo viene immerso nell’acqua ghiacciata: vuole sentirlo in prima persona, magari con un tuffo a nord del circolo polare artico, come accade nella prima e “glaciale” scena del libro.

In questo curioso “flusso di coscienza” scientifico, le dimensioni del freddo vengono esplorate con grande attenzione e attitudine analitica. In primo luogo da una prospettiva storica: sia nella macrostoria, con le glaciazioni, le postglaciazioni e le ere geologiche, sia in quella minuta. Poiché, a ben vedere, non c’è avvenimento che non abbia a che fare con il freddo, il ghiaccio o la neve, Streever può ricordare che l’esercito italiano e quello austriaco utilizzavano le valanghe come arma nella Grande Guerra o le durissime lezioni inferte dal Generale Inverno alle armate di Napoleone e Hitler nelle rispettive e avventate campagne di Russia. Fatti noti, ma analizzati con grande capacità di analisi e con scorci e aperture sempre nuove.

C’è poi la dimensione geografica. I luoghi del freddo per antonomasia ma anche l’influsso che il gelo ha nei paesi meno preparati: le tempeste di neve che in città come New York sono riuscite a uccidere centinaia di persone per volta, per esempio.

Ultima, ma non meno importante (considerata la formazione dell’autore) è la considerazione scientifica del fenomeno. Fisica, biologia, botanica, ingegneria: tutte le branche del sapere scientifico e tecnologico ruotano attorno alla narrazione senza sosta, alternando riflessioni sull’incidenza del freddo (ma questa volta sotto il profilo della fisica degli elementi) sulla sorte di grandi eventi storici a considerazioni sulla vita degli animali. Non mancano gli spunti letterari, con il riferimento immancabile ma sentito alle pagine dedicate da Jack London alla sfida spesso impari tra uomo ed elementi.

Gelo

Avventure nei luoghi più freddi del mondo

Gelo
  • AutoreBill Streever
  • Collana La Biblioteca di Ulisse | Varia
  • ISBN 978-88-6040-691-0
  • Pagine 328
  • Data uscita 07-05-2013
  • Prezzo 20.00€
  • Disponibilità Disponibile

"È il primo luglio e ci sono 10°. Sono qui, pronto, su una spiaggiadi ghiaia all'estremità occidentale di Prudhoe Bay, quasi cinquecento chilometri a nord del Circolo Polare Artico. Millecinquecento metri di acqua limacciosa mi separano da ciò che resta del ghiaccio... mentre sto qui sulla riva a torso nudo, con indosso soltanto il costume da bagno, sferzato dal vento e dalla pioggia, mi investe una raffica gelata. "L'unico modo per riuscirci" dico al mio compagno "è fare un bel tuffo. Senza esitare".

Bill Streever

Come nasce un libro come Gelo? E, soprattutto, qual è l’insegnamento che se ne può trarre? Bill Streever risponde a queste e altre domande e ci introduce alla lettura del suo libro.

Dottor Streever, come è nata l’idea del suo libro? E che tipo di lettore ha avuto in mente scrivendo?

Vivo in Alaska e quindi sono sempre immerso nel freddo. In inverno non c’è alternativa: ogni giorno scio o cammino con le racchette da neve sui sentieri intorno a casa mia. Le strade sono coperte di neve o di ghiaccio e non c’è scampo alle basse temperature. Queste condizioni di vita, unite al mio interesse per piante e animali, mi hanno spinto a pormi non poche domande. Che fine hanno fatto le cinciallegre? E perché gli scoiattoli degli alberi sono attivi tutto l’inverno, mentre quelli di terra cadono in un profondo letargo? Dove si nascondono ragni e insetti? Sono i classici quesiti ispirati dal freddo e dall’inverno.

Persino in estate, quando fa un po’ più caldo (ma mai davvero caldo), le tracce del gelo sono ovunque. Il manto stradale porta i segni delle gelate, il ritirarsi dei ghiacciai lascia scoperte splendide valli, mentre piante e fiori crescono in fretta, nel poco tempo a disposizione prima del ritorno del freddo. Anche gli animali cambiano il colore della pelliccia e ingrassano a vista d’occhio. Come si vede, per ogni persona dotata di un po’ di raziocinio e residente in un luogo come l’Alaska, il gelo è un argomento piuttosto familiare. Dopo aver deciso di scrivere un libro sull’argomento, ho dovuto cercare l’approccio adeguato. E ho pensato che il modo migliore fosse raccontare storie di ampio respiro e interesse universale, così da catturare il più possibile l’attenzione dei lettori.

Che tipo di lettori ho avuto in mente? Chiunque abbia visitato un luogo freddo o stia pensando di farlo. Chiunque ami leggere, soprattutto libri di saggistica divulgativa. Chi avesse in mente un viaggio in Canada, Alaska o Norvegia, poi, sarebbe il mio lettore ideale.

 

Quali sono i riferimenti culturali (e gli eventuali precursori) che lei ha considerato per scrivere Gelo?

Lo stile – una narrazione un po’ a ruota libera e in prima persona – è ispirato a The Extinction Club di Robert Twigger (un libro scritto con piglio piuttosto eccentrico e dedicato alle specie in via di estinzione). Ho anche qualche debito verso altri maestri della prima persona, come Jonathan Raban, Paul Theroux e John McPhee, ma soprattutto (come molti altri autori) devo molto a Herman Melville. Senza dimenticare l’influenza di alcuni celebri resoconti di spedizioni verso il Polo – il diario di Scott, quello di Cherry-Garrard intitolato Il peggior viaggio del mondo, dedicato proprio alla missione di Scott, e i ricordi di Nansen (il grande esploratore norvegese vincitore del Nobel per la pace nel 1922). Ho cercato di combinare tutti questi apporti per creare qualcosa di nuovo, di accessibile e interessante. Ho tenuto in considerazione il fatto che oggi si vive in un mondo frenetico, con poco tempo per leggere e per farlo in modo continuo – il testo deve essere in grado di catturare l’attenzione anche quando le interruzioni della lettura sono frequenti.

 

Il suo libro mescola elementi storici e scientifici a considerazioni personali registrate “in presa diretta”. Si può dire che l’approccio diaristico prevalga su quello scientifico/informativo?

L’elemento diaristico permette ai lettori di entrare in relazione più stretta con il narratore, quasi come con un amico, quando questi cerca di comunicargli l’esperienza di incontri ravvicinati con il gelo, soprattutto se si tratta di momenti estremi come quelli che si vivino a -40°C o immergendosi nell’acqua del mare a una temperatura che supera di poco lo zero termico.

Credo però che l’aspetto più riuscito di Gelo sia il mix di informazione scientifica (storia, fisica e biologia, soprattutto) e di vissuto personale. Il successo finora ottenuto dal libro è dovuto, secondo me, a questo incontro tra gli aspetti rigorosi del mio mestiere di scienziato e quelli ludici, legati al piacere della lettura e della condivisione, almeno sulla carta, di alcune esperienze.

 

Quali insegnamenti si possono trarre dalla lettura del suo libro riguardo al rapporto uomo-ambiente?

Molti, di ogni tipo, sia scientifici sia filosofici, ma penso che la lezione principale sia questa: bisogna amare, rispettare e comprendere il mondo che ci ospita. In altri termini, dobbiamo imparare a vivere intensamente ma in modo responsabile, consapevoli di essere parte di un tutto.

Una domanda più vicina al senso comune (e ai timori del nostro tempo): pensa anche lei che per l’elemento freddo sia suonata l’ultima ora? O possiamo nutrire ancora qualche speranza…

Il pianeta si sta riscaldando, non c’è dubbio, e le emissioni del mondo industrializzato contribuiscono con ogni probabilità al processo. Si potrebbe tentare qualcosa per invertire la tendenza? Certo. Ma, d’altro canto, se sostenessimo gli immensi sacrifici richiesti dalla riduzione drastica dell’inquinamento termico saremmo certi di ridurre la temperatura sulla terra? Certamente no. Il clima è una questione molto complessa e piena di variabili indipendenti. Ciò significa che non ci è consentito stabilire un preciso nesso causale tra le nostre azioni e i fenomeni naturali, né fare previsioni certe sul futuro.

Non va dimenticato, inoltre, che l’emissione di gas serra non avviene senza uno scopo: nel mondo avanzato molto spesso si producono emissioni che definirei “di lusso” e delle quali si potrebbe fare a meno; nei paesi in via di sviluppo, così come per molti versi in Occidente, si emette anidride carbonica per attività indispensabili, come il trasporto del cibo e di beni di prima necessità. E ancora: non mi risulta che si sia trovato un carburante alternativo ai derivati del petrolio. Così, siamo in stallo. Tutto questo significa che per l’elemento freddo è suonata l’ultima ora? Beh, no. Vivremo ancora molti inverni gelidi nell’Artico e il ghiaccio continuerà a rinnovarsi a lungo. Non è il momento di vendere il cappotto.

A cura di Paolo Alessio