26 ottobre 2015

Hotel Sacher, l’ultima festa della vecchia Europa

Anna Sacher

Nella Vienna di fine Ottocento Anna Sacher, figlia di un macellaio e vedova di un ricco borghese, eredita un albergo di fronte all’Opera di Vienna: nel giro di pochi anni, con polso d’acciaio, gusto e intelligenza lo trasforma in uno dei centri nevralgici della cultura, della politica e del buon vivere europeo, riuscendo a tenerne alto l’onore anche mentre il suo mondo crollava sotto i colpi di una guerra devastante e suicida.

L’Hotel Sacher è tuttora l’albergo più famoso di Vienna, vero simbolo dell’Impero austroungarico e della mitteleuropa. Monika Czernin racconta la storia del periodo d’oro di questa vera “istituzione” del turismo e della vita culturale (dagli anni ’70 dell’Ottocento alla fine delle Prima guerra mondiale) nella forma di una biografia di Anna Sacher: i protagonisti che si muovono in questa vicenda sono gli Asburgo, i Metternich, i Rothschild, Arthur Schnitzler, Gustav Mahler, Karl Wittgenstein, Gustav Klimt, Richard Strauss, Max Reinhardt, gli Ephrussi, i Castiglioni, insomma tutto quel mondo di immortale fascino che si definiva Impero Austro-Ungarico, e che è raccontato nei romanzi di Stafan Zweig, Arthur Schnitzler, Joseph Roth e tanti altri scrittori.

 

Monika Czernin, nata nel 1965 a Klagenfurt, ha studiato pedagogia, scienze politiche, filosofia e giornalismo a Vienna e ha lavorato per la radio e la televisione austriaca (ORF). È autrice di libri di pedagogia (Figli sereni di genitori separati, 2004) e di numerosi saggi dedicati alla storia di Vienna e del suo ambiente culturale (Gebrauchsanweisung für Wien, 2009, Die Geschichte der Nora Gräfin Kinsky, 2005). Uno dei suoi avi, Ottokar Czernin, è stato l’ultimo ministro degli esteri della monarchia asburgica nonché un cliente affezionato dell’Hotel Sacher, mentre il suo bisnonno, Hans Wilczek, era amico di famiglia di Anna Sacher.

Hotel Sacher. L’ultima festa della vecchia Europa

Hotel Sacher. L’ultima festa della vecchia Europa
  • AutoreMonika Czernin
  • Collana La Biblioteca di Ulisse | Varia
  • ISBN 978-88-5922-515-7
  • Pagine 344
  • Data uscita 12-11-2015
  • Prezzo 24.00€
  • Disponibilità Disponibile

Nella Vienna di metà Ottocento, Anna Fuchs, figlia di un macellaio, sposa Edouard Sacher, figlio dell'inventore della celeberrima torta Sacher e proprietario di un elegante albergo con ristorante situato di fronte all’Opera, sulla Ringstrasse. Nel giro di pochi anni, «Frau Sacher», com’era universalmente conosciuta, diventa l'equivalente femminile di César Ritz, una della figure leggendarie della storia dell’hôtellerie e dell’ospitalità: con polso d'acciaio, buon gusto e intelligenza imprenditoriale trasforma il suo albergo nel simbolo di un’epoca indimenticabile della cultura, dell'arte e del buon vivere europeo: l’Hotel Sacher.
Monika Czernin racconta la storia del periodo d’oro di questa vera “istituzione” del turismo e della vita sociale, dagli anni ’70 dell’Ottocento alla fine delle Prima guerra mondiale, nella forma di una biografia di Anna Sacher: i personaggi che popolano queste pagine sono gli Asburgo, i Metternich, i Rothschild, Arthur Schnitzler, Gustav Mahler, Karl Wittgenstein, Gustav Klimt, Richard Strauss, Max Reinhardt, gli Ephrussi, i Castiglioni, insomma tutto quel mondo di immortale fascino che si identifica con l’Impero Austro-Ungarico, e che è stato reso immortale dalle pagine di Karl Kraus, Arthur Schnitzler, Joseph Roth e tanti altri scrittori. Coraggiosa e tenace, Anna Sacher riuscirà a tenere alto l’onore del suo albergo anche mentre quel mondo crollava sotto i colpi di una guerra devastante, consegnandolo alla modernità in tutto il suo ineguagliabile fascino.

Blick in die Wiener K‰rntnerstrafle

Il rifugio di una nobiltà superficiale e gaudente o una filiale di un palazzo di stato? In questo estratto dalla Prefazione di Hotel Sacher, Monika Czernin spiega le ragioni che l’hanno portata a scrivere la storia del celebre albergo, che è anche la storia di un’epoca grandiosa.

 

Quando nel 1930 Anna Sacher morì, i giornali si abbandonarono alla nostalgia per gli Asburgo e per la monarchia, e cementarono così il cliché del Sacher come il luogo in cui arciduchi e aristocratici vari andavano e venivano, come il luogo in cui chi viveva a Corte si degnava di mangiare quando non era riuscito a saziarsi nelle cucine di palazzo. Il Sacher passava come il rifugio di quella nobiltà superficiale e in cerca di stravaganze, che, come osservò Hermann Broch, aveva da tempo intrapreso la “fuga nell’impolitica” e credeva di trovare il modo di sopravvivere socialmente nella “più effimera bella vita” – il tran tran stagionale delle cacce, dei balli e delle corse dei cavalli. E questo era anche il tenore di tutte le storie e gli articoli che ho ascoltato e letto a proposito del Sacher.

“È l’hotel della vecchia Austria”, scriveva il «Wiener Journal» in occasione della morte di Anna Sacher. “Infatti qui andava e veniva il fior fiore della monarchia austroungarica. Nelle sale da pranzo si potevano vedere arciduchi austriaci, magnati ungheresi che mangiavano il famoso beinfleisch e bevevano Bordeaux d’annata, conti e baroni che facevano a vicenda gli onori di casa”. Alcuni dei signori non avevano nulla da far valere all’infuori di un imponente albero genealogico e una conoscenza esaustiva dei legami nobiliari. Altri invece erano coinvolti nel governo della monarchia, ad esempio i conti Apponyi, Taaff e o Czernin, che il Sacher annoverava tra i clienti più affezionati. Sicuramente non avranno solo flirtato con le ballerine e le soubrette dei teatri nei séparé dell’albergo, ma nel terreno neutro dell’hotel avranno anche portato avanti difficili trattative politiche e preso importanti decisioni.

Solo nell’«Arbeiterzeitung» si trova un accenno all’alta borghesia ebraica e ai suoi rapporti con il famoso albergo. Nel necrologio di Anna Sacher del febbraio 1930 il giornale scrive: “Il suo Hotel Sacher è stato più di un semplice ristorante con un’eleganza che andava oltre gli standard del normale gusto capitalista, che apriva le sue porte alle persone di estrazione piccolo borghese solo se erano ballerine oppure facevano un certo mestiere, associato anch’esso al fascino femminile. L’Hotel Sacher era praticamente una filiale della Hofburg libera dal cerimoniale spagnolo di Corte”. E ancora: “Il Sacher brulicava di arciduchi, ma nonostante questo lì non c’erano leggi ariane.

I raffinatissimi ebrei che possedevano tenute terriere e riserve di caccia erano assolutamente ben accetti, e anche quelli che si occupavano in qualche modo di arte e intrattenimento, per esempio i librettisti d’opera, i cui lavori costituivano per questa cerchia feudale il non plus ultra della letteratura”. Alcuni anni più tardi il «Völkische Beobachter» rimarcava sprezzantemente come l’hotel non fosse “socialmente accettabile”, “perché lì si incontravano reazione e giudaismo”. In mezzo a tutte quelle storie, molto simili tra loro, su quanto fosse aristocratico l’ambiente, proprio questi due articoli hanno stuzzicato la mia curiosità e mi hanno spinta a cercare fatti e nomi per raccontare una storia che finora non è ancora stata raccontata sul Sacher e il suo mondo.

Monika Czernin, Hotel Sacher, EDT 2015

Traduzione dal tedesco di Mario Izzi