10 novembre 2016

I primi 4 secondi di Revolver

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Nei primi 4 secondi di Revolver, il disco che sancisce il definitivo passaggio dei Beatles da live band per ragazzi urlanti a collettivo di sperimentatori di studio, si ascoltano nell’ordine: una voce che batte incongruamente il tempo (one-two-three-four-one-two), un nastro che scorre, un rumore di fondo “elettrico”, un colpo di tosse, un brevissimo sgorbio chitarristico: sono i primi 4 secondi del pop contemporaneo.

Questa scarna sequenza di segni, prima che il disco inizi, contiene in sé una moltitudine di significati e di domande. A partire dalla più ovvia: perché un disco dovrebbe aver bisogno di un’introduzione? E perché quella introduzione? Da qui, da una manciata di nastri tagliati e riassemblati in maniera apparentemente casuale ad Abbey Road muove il libro di Gianfranco Salvatore: un percorso a spirale che dalla densità concettuale, dal dettaglio di quei 4 secondi, si allarga progressivamente fino ad abbracciare con lo sguardo l’intero mondo della popular music che nasce dagli anni Sessanta.

La musica dei Beatles, ma anche di Jimi Hendrix, dei Pink Floyd, dei Led Zeppelin, di Frank Zappa, dei Doors, dei Grateful Dead, dei Velvet Underground, e di quelle band che mandarono in crisi la canzone tradizionale per trasformarla in un terreno di ricerca formale, sonora, esistenziale e culturale senza precedenti. Attraverso un meticoloso e strenuo lavoro di ricerca sulle fonti, Salvatore ricostruisce le relazioni alla base dell’underground londinese, i contesti controculturali e i loro legami con le arti contemporanee, il dialogo proficuo fra le due sponde musicali atlantiche – la Gran Bretagna e l’America (bianca e nera) – e con la “terza sponda” indiana, che entra in quegli anni nel paesaggio sonoro occidentale. Quella dopo Revolver non è più solo una musica, ma una cultura, un sistema complesso di idee, un cosmo: la nuova cultura pop.

I primi 4 secondi di Revolver

La cultura pop degli anni Sessanta e la crisi della canzone

I primi 4 secondi di Revolver
  • AutoreGianfranco Salvatore
  • Collana Contrappunti | Musica
  • ISBN 978-88-5923-188-2
  • Pagine 448
  • Data uscita 10-11-2016
  • Prezzo 25.00€ 21.25€
  • Disponibilità Disponibile

Lo scopo di questo libro è di dar conto di una quantità di nuovi interessi, sia culturali che esistenziali, della generazione che si trovò a compiere vent’anni durante gli anni Sessanta, e di
mostrare come tali interessi fecero diventare inadeguato il modo in cui fino a quel momento la popular music, cioè l’espressione musicale delle culture popolari urbane, aveva concepito
e costruito il suo modo di esprimersi attraverso le canzoni.

È la “rivoluzione” (qualcosa che gira, 'revolving') di una generazione attorno a questi nuovi interessi a scatenare una rivoluzione delle sue forme espressive.

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In questo estratto da I primi quattro secondi di Revolver, Gianfranco Salvatore non ci guida solo alla lettura, ma soprattutto al ri-ascolto di quel memorabile incipit del capolavoro beatlesiano. Quattro secondi, appunto, che non segnano solo l’inizio di un LP, ma anche di un’epoca.

Si avvii il vinile o il cd o l’mp3 di Revolver, e si ascolti da 0:00 no alla soglia di 0:05. Sono i primi quattro secondi del pop contemporaneo, non hanno un titolo, ed è problematico anche stabilirne l’autore.

Si può identificare l’oggetto di un discorso combinando l’enunciazione della cosa in sé con una sua definizione storica, con circostanze significative in virtù sia di presenze che di assenze, e con metafore. Ma a volte non basta: quei pochi attimi rappresentano più di questo. Con quei quattro secondi, i Beatles stavano predisponendo per noi ascoltatori un’introduzione.

E perciò il nocciolo del discorso, il nostro come quello dei Beatles, sta proprio nell’approfondimento della nozione di “introduzione”: della sua necessità, delle sue possibili realizzazioni. I membri del gruppo non avrebbero avuto motivo di concepire e realizzare quell’introduzione a Revolver se non fossero stati a loro volta in qualche misura introdotti a tecniche e tecnologie musicali, pratiche estetiche, correnti artistiche e visioni filosofiche indispensabili a dare quella forma a un brevissimo segmento fonico, ritenuto adeguato, per qualche precisa ragione, a svolgere una “funzione introduttiva”. Fino a quel momento, di tale funzione la musica pop e la sua produzione discografica non avevano avvertito alcun bisogno.

Il concetto di “introduzione” implica un presupposto propedeutico al discorso, in grado di avviare tale discorso non in astratto, ma anticipandone e motivandone sinteticamente le linee-guida operative. La chiave di un’introduzione non è solo retorica, ma anche metodologica e critica. In questa chiave, l’introduzione a Revolver, per la sua peculiare natura, innesca un processo.

La descrizione di tale processo e delle sue conseguenze investirà totalmente questo capitolo e, nei suoi aspetti contestuali, l’intero libro. Accontentiamoci allora per iniziare – per introdurre – di definire non il processo, ma il primo contesto in cui trova innesco: quella che fu chiamata la swinging London, con tutti i suoi fermenti istituzionali e alternativi, industriali e creativi, ufficiali e underground, e nelle sue relazioni: con la cultura europea e quella americana, e con ulteriori interessi rivolti alle civiltà asiatiche. Vi troviamo implicate le dinamiche della formazione culturale e artistica dei Beatles, e dei loro contemporanei, come individui e come gruppi, e la loro capacità di operare sintesi personali: con tutte le libere creazioni artistiche o strategie comunicative che possono scaturire da tale formazione.

Gli anni Sessanta sono forse il periodo più studiato del secondo Novecento, eppure per molti versi restano elusivi, oltre che di cili da definire in modo unitario. Anche se ci limitassimo a intenderli come la culla di un nuovo approccio culturale ed estetico a una musica “di consumo”, questo decennio continuerebbe a sfuggirci se non considerassimo che anch’esso ha avuto, come chiave di lettura, la sua introduzione – che va cercata, lo sappiamo, nel decennio precedente, ma che trova le sue radici al di fuori della scena musicale.

 

Gianfranco Salvatore, I primi quattro secondi di Revolver © EDT 2016