2 maggio 2012

Il Paradiso ritrovato. Sulle tracce del Giardino dell’Eden

paradiso

La storia di una magnifica ossessione dell’uomo moderno: localizzare sulla Terra il Giardino dell’Eden.

Sembra che l’uomo, cacciato dal Giardino dell’Eden per avere mangiato il frutto proibito, abbia cercato disperatamente di farvi ritorno, o per lo meno di capire dove questo luogo meraviglioso e incantato, simbolo dell’armonia universale, si trovasse. Sant’Agostino aveva una sua teoria, e così anche i dottori della Chiesa e monaci medievali, Calvino e Cristoforo Colombo.

Ma la cosa meno nota è che, anche dopo che Darwin e la teoria evoluzionista hanno cambiato in maniera irreversibile il nostro modo di pensare l’origine dell’uomo, moltissimi scienziati, storici e archeologi hanno continuato a cercare il Paradiso terrestre, localizzando con sicurezza (quasi) assoluta ora in un continente ora in un altro.

Il Paradiso ritrovato è la storia di questi tentativi, narrata con grande intelligenza e humour da una giovane scrittrice americana. È la cronaca di una magnifica ossessione che ha coinvolto grandi personaggi dell’archeologia mesopotamica, pastori protestanti tedeschi, ingegneri idraulici inglesi, serissimi presidenti di importanti università americane e molte altre figure originali e interessanti.

Altrettanto varia la scelta di luoghi individuati attraverso le più interessanti e astruse teorie, dalla Florida al Polo Nord, dalla Cina all’Ohio, oltre che, naturalmente, nell’attuale Iraq.

Questo racconto veritiero e storicamente accurato guida il lettore attraverso dispute religiose e archeologiche appassionanti e spesso divertenti, oltre che in luoghi insoliti del nostro pianeta; il tutto sulla spinta del fascino senza tempo che pochi versetti biblici hanno esercitato sulla storia della conoscenza moderna.

Il video

Venerdì 29 giugno 2012 il TG2 ha dedicato al libro di Brook Wilensky-Lanford il servizio La lunga storia dei paradisi delle vacanze. Lo proponiamo ai nostri lettori.

Il Paradiso ritrovato

Sulle tracce del Giardino dell'Eden

Il Paradiso ritrovato

Quando i cieli erano come chiara d’uovo e la terra il tuorlo, Dio creò Adamo, o – come lo chiamano i cinesi – Tien Hwang. Dopotutto la Mesopotamia era brutta e spoglia, pensava Tse Tan Tai, in una notte di lampi e fulmini del 1914, a Hong Kong: l’Eden non poteva essere che in Cina, e precisamente in un’oasi a forma di mezzaluna nel deserto mongolo, meglio conosciuto come Turkestan cinese.

“In principio, ci fu tutta quella faccenda babilonese – l’albero, il giardino, il serpente – ma non accadde nel modo in cui la raccontarono i babilonesi; c’è voluto un geniale scriba ebreo per sistemare ogni cosa”.

In principio, milioni di anni fa, il Signore Iddio creò un giardino nel nord, l’Eden. C’erano molto sole, sequoie ed elettricità, e tutte le condizioni biologiche erano assai favorevoli.

William Fairfield Warren, a dir la verità, non sembrava destinato a scoprire la collocazione geografica del Giardino dell’Eden. Non era un esploratore. Ritto in piedi, quando ci stava, era alto solo un metro e sessantasette. Nel suo ruolo di primo rettore della Boston University trascorreva buona parte del tempo seduto dietro a una scrivania a parlare ai docenti, agli studenti e agli amministratori con voce bassa e roca. Sebbene all’epoca della nomina avesse solo quarant’anni, sembrava decisamente più anziano per via del volto pallido e occhialuto, incorniciato dai capelli grigi sempre più radi e da una barba ben spuntata. Avendo fama di diplomatico, insisteva sulla perfetta cortesia e amicizia tra docenti e studenti e mantenne la carica per trent’anni.

William Warren, tuttavia, era anche un colto pastore metodista, e per tutti gli anni in cui fu rettore continuò a insegnare alla facoltà di Teologia. In aula, dietro al podio, sembrava che crescesse. La voce, di solito trattenuta, si faceva più alta e sonora, la fronte prominente iniziava ad avvampare. Giocava dei tiri mancini: amava comporre e recitare falsi dialoghi socratici e declamare lunghi passi tratti da Emerson. E invece di far la parte del cortese diplomatico, Warren si trasformava in un difensore della fede.

Dopo il 1859, d’altronde, quando il furore post-darwiniano sulle origini dell’uomo era in pieno fulgore, la fede aveva ben bisogno di essere difesa. L’evoluzione ipotizzava che l’uomo nel corso del tempo fosse asceso a partire dalle origini di primate meno intelligente e più animalesco, mentre il cristianesimo insisteva da millenni che l’uomo, a causa del peccato originale, fosse disceso dall’altezza quasi divina del Giardino dell’Eden alla società infelice e corrotta del tardo XIX secolo.

Nel 1872, un filosofo tedesco sin troppo appassionato annunciò che l’uomo era un animale, e che non differiva in niente da una scimmia; i pensieri umani erano semplici emanazioni del cervello, “come bile dal fegato”. Questo attacco a sorpresa diede a Warren argomenti contro l’eresia evoluzionista, e la sua lezione intitolata L’ispirazione delle Scritture gli offrì l’opportunità di partire all’assalto.

Esordì con un ultimatum. Se c’era qualcuno tra il pubblico che riteneva di essere un animale, dichiarò, “sarà assai conveniente posticipare qualsiasi discussione con costui al momento in cui diventerà un uomo. I pazzi, come sappiamo, non vanno mai contraddetti”. L’uomo è un essere spirituale, affermò Warren, creato da Dio. E Dio non si è ritirato subito dopo la creazione, esausto, per “sprofondare in un eterno deliquio”. E neppure “si è rinchiuso nel salotto celeste dell’universo”. No, il Creatore era ancora in giro, e si teneva occupato. “Affermo che, come l’aria circonda, simile a una sfera, tutti gli alberi, Dio circonda tutte le anime”.

La fede di Warren non vacillò mai, ma la sua posizione lo aveva intrappolato. Da uomo del proprio tempo, da rettore di un’importante università, sapeva che la scienza era in marcia, ma la sua teologia metodista, come quella della maggior parte delle confessioni cristiane, esigeva che gli uomini fossero dei peccatori, sempre volti all’indietro verso un passato edenico, perfetto. Come poteva sostenere entrambi i punti di vista?