Il vero carattere di una città

Come conoscere fino in fondo una città, per attingere la sua essenza e trasferirla su carta? A questa domanda sembra rispondere Jacques Yonnet in questo estratto di Rue de Maléfices. Un quesito che, a ben vedere, può essere assunto come chiave di lettura di tutto il suo volume. Un libro essenziale per capire ancora oggi la Ville Lumière, considerato non a caso da Raymond Queneau il migliore mai scritto su Parigi.

 

Una città molto antica è come uno stagno: ha colori e riflessi propri, ha angoli di frescura e altri limacciosi, luoghi dove l’aria ribolle, spazi malefici, una vita latente.

Una città è femmina, con i suoi desideri e le sue repulsioni, i suoi slanci e le sue rinunce, i suoi pudori – soprattutto i suoi pudori.

Per entrarle nel cuore, per coglierne i segreti più intimi, si deve agire con la massima tenerezza e armarsi di pazienza fino all’esasperazione. Bisogna sfiorarla senza malizia, accarezzarla senza secondi fini, insistere per secoli e secoli. Il tempo lavora per chi sa mettersi fuori del tempo.

Non è di Parigi, non conosce la città, chi non ne ha mai incontrato i fantasmi. Vestirsi di grigio, essere tutt’uno con l’ombra indecisa e vaga degli angoli ciechi, infilarsi nella folla taciturna che emerge, che trasuda, alle stesse ore, dai metrò, dalle stazioni, dai cinema, dalle chiese, farsi fratello silenzioso e lontano del viandante isolato, di chi sogna in ombrosa solitudine, dell’illuminato, del mendicante, perfino dell’ubriaco: per esserne capaci è necessario un apprendistato lungo e difficile, una conoscenza delle persone e dei luoghi che si raggiunge solo in anni di paziente osservazione.

Il vero carattere di una città (e a maggior ragione di quel conglomerato di una sessantina di villaggi da cui è composta Parigi) si manifesta soprattutto nelle epoche tormentate. Da tredici anni prendo appunti su qualsiasi argomento, soprattutto di storiografia, perché è questo il mio mestiere. Ne seleziono ciò che riguarda una serie di avvenimenti di cui sono stato testimone o insignificante protagonista. Una specie di pudore, di indicibile ritrosia, mi ha impedito finora di portare a termine quest’opera.

Forse proprio grazie a certe condizioni particolari, gli avvenimenti irrazionali di cui si parlerà mi sono apparsi in una dimensione fantastica, ma pur sempre una dimensione a misura d’uomo.

Minime congetture, fatti bizzarri e il susseguirsi di coincidenze mi hanno fatto scoprire una logica a questo punto rigorosa, che una costante preoccupazione di veridicità mi ha spinto a mettere in evidenza forse più del dovuto. Era però necessario collocare i fatti nel loro tempo, quel periodo che ho vissuto più intensamente che mai, che mi era penetrato fin nelle ossa. Al momento non mi sarebbe mai venuto in mente di raccontare un’avventura personale, se non mi fossi reso conto di quanto profondamente fosse legata a quella della città stessa, infinitamente più complessa e degna d’interesse.

In queste pagine non si troveranno personaggi inventati o storie nate dalla fantasia di un narratore – che potrebbe essere chiunque oltre a me.

Vogliate leggervi, insomma, non la più inquietante, ma la più inquieta delle testimonianze.

 

Jacques Yonnet, Rue des Maléfices © EDT 2016