6 giugno 2018

Intelligenza umana e intelligenza artificiale: amici o nemici?

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«Bisogna capire che l’IA ormai non è più un’opzione disattivabile, un interruttore che avremo ancora la possibilità di spegnere. È diventata indispensabile»

 

 

 

Fino al Neolitico, sostiene Laurent Alexandre, l’umanità si è evoluta molto, molto lentamente. Poi è arrivata la sedentarizzazione, l’agricoltura e le città, l’amministrazione, la scrittura, lo sviluppo delle scienze. Ma è dal XX secolo che tutto ha iniziato a correre vorticosamente, e nel XXI sono le tecnologie NBIC (quelle che si occupano di nanotecnologia, biotecnologia, informatizzazione e scienze cognitive) che indicano la direzione verso cui ci stiamo evolvendo. L’Intelligenza Artificiale (IA) rivestirà un ruolo chiave nel nostro percorso di esseri umani: secondo l’autore, l’istruzione potrebbe diventare una ‘branca della medicina’ dal 2035, intorno al 2080 l’avvento di un mondo dominato dall’IA tenderà a fondere esseri viventi e intelligenza. La sfida diventerà difendere la sopravvivenza del corpo fisico, scegliendo di conservare un legame materiale per evitare di scomparire nel virtuale… Vi sembra uno scenario incredibile? Chissà: anche il mondo del lavoro è già in fase di rapidissimo cambiamento, e tra una dozzina d’anni molti mestieri potrebbero essere definitivamente robotizzati. L’intelligenza intesa come QI potrebbe diventare, in questo scenario, un pericoloso strumento di discriminazione economica e sociale, senza dimenticare che l’IA potrebbe sfuggire al nostro controllo, rivelarsi inefficace, incontrollabile o peggio maligna.

La guerra delle intelligenze è una lunga riflessione sugli scenari possibili, riflessione in cui possiamo trovare moniti e avvertimenti di straordinaria importanza disseminati lungo la lettura: occorre, ad esempio, investire nella ricerca pedagogica almeno quanto i giganti del digitale investono nell’educazione dei cervelli di silicio, affinare la riflessione etica e politica per regolamentare la civiltà che sta venendo, modificare la nostra visione della società e del lavoro. Il dottor Alexandre, specialista delle rivoluzioni tecnologiche e delle loro sfide, ha scritto La guerra delle intelligenze con il chiaro intento di metterci in guardia e di accompagnarci attraverso l’avvenire dell’umanità, e infatti le sue teorie hanno rappresentato in Francia un vero e proprio caso editoriale, alimentando un acceso dibattito tutt’ora in corso.

 

«Ci siamo dimenticati di porci una domanda fondamentale: possiamo dominare l’IA? La scuola è l’istituzione appositamente dedicata allo sviluppo e alla diffusione dell’intelligenza. Sarà in grado di fornire una risposta positiva alla domanda precedente?»

La guerra delle intelligenze

Intelligenza artificiale contro intelligenza umana

La guerra delle intelligenze
  • AutoreLaurent Alexandre
  • Collana La Biblioteca di Ulisse | Varia
  • ISBN 978-88-5924-732-6
  • Pagine 328
  • Data uscita 07-06-2018
  • Prezzo 18.00€
  • Disponibilità Disponibile

"L’IA non è un buco nello strato di ozono,
un problema tecnico preoccupante ma temporaneo, che si risolve in vent’anni e scompare: convivremo con lei per sempre.
Tra un miliardo di anni, lei sarà sempre lì.
La storia del nostro cervello sta appena iniziando".
L’intelligenza è il mezzo che l’evoluzione darwiniana ha fornito all’umanità per sopravvivere in un ambiente selvaggio. È anche la disuguaglianza che la società di oggi si impegna meno a combattere. In un’epoca in cui i “soffitti di cristallo” (le limitazioni connesse a sesso, origini etniche e sociali) vengono combattuti con determinazione, l’intelligenza è l’ultima frontiera dell’uguaglianza. Una frontiera che sarà abolita nei prossimi decenni. L’arrivo delle tecnologie NBIC (Nanotecnologie, Biotecnologie, Informatica e Scienze Cognitive), ha stravolto l’umanità: dove ci stanno conducendo? Cosa comporterà conviverci? Ne saremo capaci? Sono molte le domande a cui Laurent Alexandre offre risposte scomode, impegnative, ma necessarie.

La rivoluzione della trasmissione dell’intelligenza

Nel XXI secolo la trasmissione del sapere deve assumere con notati del tutto nuovi rispetto a quelli del passato. Il problema si è rovesciato: adesso è all’adulto che bisogna insegnare le basi delle nuove tecnologie e inculcare le nuove chiavi di lettura del mondo. Ciò non significa che i giovani non abbiano più bisogno di istruzione. Il contenuto delle discipline necessarie per comprendere il nostro mondo deve essere ripensato: le tecnologie NBIC (Nanotecnologie, Biotecnologie, Informatica e Scienze Cognitive) diventano conoscenze imprescindibili dell’uomo comune del XXI secolo. Soprattutto, la scuola stessa, in quanto tecnologia di trasmissione dell’intelligenza, è già una tecnologia superata che vive i suoi ultimi istanti.

La scuola sarà messa radicalmente in discussione nei decenni a venire. Nel corso dei prossimi anni, per effetto delle tecnologie digitali, conoscerà senza dubbio una modernizzazione accelerata, ma si tratterà in realtà degli ultimi fuochi di un’istituzione destinata a diventare una curiosità del passato, una di quelle basate su una scienza approssimativa, così come ci appaiono oggi i sanatori.

A partire dal 2035  l’istruzione diventerà una “branca della medicina”, che utilizzerà le immense risorse delle neuroscienze per personalizzare prima la trasmissione e ottimizzare poi bio-elettronicamente l’intelligenza.

Intorno al 2080, l’avvento di un mondo dominato dall’IA (che avremo creato noi ma che potrebbe sfuggirci) tenderà a fondere esseri viventi e intelligenza. La sfida per l’umanità diventerà allora quella di difendere la sopravvivenza del corpo fisico, compiendo la scelta consapevole di conservare un legame materiale per evitare di dissolversi nel mondo virtuale.

Questa prospettiva finale sembra lontana, ma i primi stravolgimenti dell’istruzione sono già iniziati. Questo libro spiega perché e in che modo i nipoti dei nostri figli non andranno più a scuola.

nb: (le date 2035 e 2080 sono da considerarsi indicative)

 

Avremo l’IA che meritiamo

Di tutte le possibili forme d’IA, quale sarà quella che si realizzerà? Nel 2018 è ancora impossibile prevederlo. Una cosa è certa: avremo l’IA che meritiamo. Oggi meno che mai è il momento di essere passivi o rassegnati. Dobbiamo e possiamo agire per preparare il futuro. Il pessimismo è una comodità che non possiamo permetterci: dobbiamo affrontare attivamente ciò che sta per arrivare.

È necessario che entro i prossimi sessant’anni la scuola educhi alla complementarità con l’IA. I nostri figli, i futuri colleghi dell’IA, dovranno conoscerne almeno il funzionamento di base, ma sarà ancora più importante che imparino a lavorare e a convivere con essa.

Il QCIA, “quoziente di complementarità con l’IA”, terrà conto della varietà delle intelligenze che avremo saputo sviluppare e del modo in cui le articoleremo tra di loro. Mentre l’intelligenza era già, nella sua stessa definizione etimologica, la capacità di collegare le cose tra loro, domani l’uomo dovrà diventare virtuoso nella capacità di collegare tra loro intelligenze biologiche e artificiali.

No, l’intelligenza biologica non morirà con l’IA. Al contrario, quest’ultima deve essere lo stimolo a farci accedere a sfumature dell’intelligenza delle quali oggi non abbiamo idea.

 

Poiché giudicano con l’intelligenza limitata di cui per il momento dobbiamo accontentarci, le nostre menti non possono che sognare questo futuro… una capacità che rimarrà anch’essa a lungo inaccessibile all’IA.