21 novembre 2017

Musica e teologia nel Parsifal

Parsifal Norman/A Lloyd.  (Photo by Beat

Si è spesso discusso circa la religiosità del capolavoro estremo di Richard Wagner, Parsifal, un aspetto a volte condiviso, a volte rifiutato: di fronte a letture anche profondamente divergenti sia nell’ambito degli studi sia in palcoscenico e nella molteplicità di visioni spesso intellettuali e speculative, è opportuno interrogare da capo l’opera d’arte individuando le sue radici autentiche. Che cosa dice in sé il “Bühnenweihfestspiel”, la “sagra scenica sacra”, come Wagner definì nel sottotitolo il lavoro, inventando di fatto un nuovo genere musicale? Quali furono i riferimenti per Wagner e le sue osservazioni lungo la genesi? Soprattutto, quale fu il risultato confluito nella veste finale della partitura?

Giangiorgio Satragni, studioso della musica austro-tedesca dell’Otto e del Novecento, già autore per EDT di un saggio sugli ultimi anni di Richard Strauss, torna in libreria con un nuovo saggio sul capolavoro estremo di Richard Wagner.

Il libro mira a fondere l’analisi testuale dell’opera con quella della musica, cercando di capire in che modo Richard Wagner, scrivendo un dramma musicale che tratta della redenzione, esprima questa non soltanto in termini verbali e di trama, ma attraverso l’uso dei motivi conduttori, dell’armonia e dell’arte orchestrale.

L’analisi comparatistica, inoltre, permette di individuare, anche a livello di fonti, l’intreccio di filosofia, letteratura e musica, ma solo con l’accostamento della teologia alla musica si può cogliere l’essenza autentica dell’opera e del suo contenuto di redenzione. Su queste basi Satragni costruisce una lettura del nucleo del Parsifal avanzando una nuova esegesi del suo aspetto genericamente definito “religioso”, che si configura, piuttosto, come una teologia nel suono e, a tratti, una teologia del suono, ovvero una visione escatologica e trascendente con puri mezzi musicali.

Il Parsifal di Wagner

Testo, musica, teologia

Il Parsifal di Wagner
  • AutoreGiangiorgio Satragni
  • Collana Contrappunti | Musica
  • ISBN 978-88-5923-877-5
  • Pagine 224
  • Data uscita 23-11-2017
  • Prezzo 26.00€ 22.10€
  • Disponibilità Disponibile

Si è spesso discusso circa la religiosità del capolavoro estremo di Richard Wagner, Parsifal, un aspetto a volte condiviso, a volte rifiutato: di fronte a letture anche profondamente divergenti sia nell’ambito degli studi sia in palcoscenico e nella molteplicità di visioni spesso intellettuali e speculative, è opportuno interrogare da capo l’opera d’arte individuando le sue radici autentiche.

Questo libro mira a fondere l’analisi testuale con quella della musica, cercando di capire in che modo Richard Wagner, scrivendo un dramma musicale che tratta della redenzione, l'esprima non soltanto in termini verbali e di trama, ma attraverso l’uso dei motivi conduttori, dell’armonia e dell’arte orchestrale.

"La musica ci dice “questo è”, perché essa supera ogni conflitto tra concetto e sensazione, e lo fa attraverso la forma musicale, non paragonabile a niente di reale, completamente distolta dal mondo fenomenico e capace invece di avvincere il nostro animo come mediante la Grazia."
(Richard Wagner)

ARTE E RELIGIONE

In realtà Wagner non intese all’inizio perseguire uno stretto allineamento a un dogma o a una forma espressiva di ortodossia cristiana: il punto di partenza fu anzi una critica dell’apparato ecclesiastico e della religione, come egli mise subito in evidenza nell’aprire lo scritto teorico preparatorio al Parsifal, ossia Religion und Kunst, terminato nel 1880, circa un anno avanti il completamento della partitura. L’attacco, seppur noto, non può essere qui sottaciuto:

“Si potrebbe dire che là dove la religione diventa artificiosa, tocca all’arte salvare il nucleo della religione cogliendo nel loro valore simbolico i simboli mitici che per quella devono essere ritenuti veri in senso proprio, al fine di far riconoscere mediante la loro rappresentazione ideale la profonda verità in essi nascosta.”

Sulla base di questi presupposti si è giunti alla conclusione che non di religione si tratti nel Parsifal, bensì di «religione dell’arte», come in tempi moderni ha sintetizzato Dahlhaus. Egli tuttavia sostiene che tramite questo concetto non debba intendersi l’arte come religione, né l’opera d’arte debba essere venerata come una sacra icona, ma che «la religione – o la sua verità – si è trasfusa dalla forma del mito in quella dell’arte». In realtà Wagner è ancor più esplicito e radicale, poiché afferma che l’arte si sostituisce alla religione emendandone le debolezze e, implicitamente, il carattere di decadenza, proprio quello che Nietzsche rinfacciava allo stesso Wagner, mentre questi intendeva il proprio agire quale modo per rinnovarla. Il fatto si comprende meglio leggendo un passo immediatamente successivo in Religion und Kunst:

“La religione vive però solo di vita artificiosa quando si trova obbligata ad un sempre più vasto sviluppo dei suoi simboli dogmatici, e quindi nasconde in sé l’Uno, il Vero, il Divino attraverso un crescente accumulo di cose incredibili raccomandate dalla fede.”

La funzione dell’arte è appunto quella di enucleare l’essenza della religione, l’assoluto divino al di là dei simboli utilizzati per dargli espressione.

[Tratto da Il Parsifal di Wagner, di Giangiorgio Satragni, EDT 2017]