26 ottobre 2015

Norman Lewis reporter di ‘nera’ in Barbagia

orgosolo

Nell’ottobre del 1962 due coniugi inglesi, Edmund e Vera Townley, sono trovati uccisi a colpi di fucile in un prato poco fuori dall’abitato di Orgosolo. Il misterioso doppio omicidio, in un’epoca in cui la Sardegna non era ancora una frequentata meta turistica, rimbalza sulla stampa di tutto il mondo.

Il giornale inglese «The Telegraph» ingaggia per la circostanza un reporter di gran lusso, Norman Lewis, che risponde con una inchiesta che è anche un magistrale pezzo di letteratura di viaggio. Come in un poliziesco, Lewis indaga sull’ambiente che circonda il delitto, portando alla luce la sanguinosa faida che nella secolare tradizione della “vendetta” contrapponeva due famiglie di Orgosolo, i Muscau e i Mesina, e che era costata già oltre 500 morti a un paese che contava 4500 abitanti; ma soprattutto racconta con il passo e l’eleganza del grande narratore una terra considerata all’epoca la regione più arcaica d’Europa, la Barbagia, con le sue tradizioni e la sua cultura tuttora per molti versi sconosciuta.

Il reportage di Lewis è accompagnato dalla pubblicazione per la prima volta in Italia del set completo delle straordinarie fotografie scattate nel 1954 a Orgosolo dal grande fotografo argentino Pablo Volta per conto dell’editore francese Buchet-Chastel: documentazione visiva originale di una società e di un’epoca affasci- nante e drammatica, al tempo stesso vicina e lontanissima.

Norman Lewis, definito da Graham Greene uno dei massimi scrittori del XX secolo, è autore di 13 libri di narrativa di viaggio e altrettanti, meno conosciuti, romanzi. Fra i titoli pubblicati in italiano, Un dragone apparente. Viaggi in Vietnam, Laos e Cambogia (EDT 2016), Napoli ’44 (Adelphi 1993), La dea nelle pietre. Viaggi in India (Feltrinelli 1993).

 

I banditi di Orgosolo

I banditi di Orgosolo

Nell’ottobre del 1962 sui molti giornali italiani e stranieri apparve la notizia di un duplice omicidio avvenuto in una piccola località della Barbagia, Orgosolo. Una coppia di cittadini inglesi, Edmund e Vera Townley, era stata assassinata in pieno giorno, su un prato poco fuori dal centro abitato, in circostanze misteriose. In una Sardegna in cui il turismo stava muovendo i primi passi, l’omicidio di due stranieri era un fatto del tutto straordinario; ad accrescere la curiosità della stampa era stata la scoperta del contesto sociale in cui i fatti erano avvenuti: una cittadina di 4500 anime nella quale una cieca faida fra due famiglie, i Mesina e Muscau, aveva negli ultimi vent’anni provocato circa 500 omicidi, puntualmente annunciati in anticipo sui muri del cimitero.
Una cultura arcaica e chiusa, dominata da una legge ancestrale e spietata, segnata da rituali di cui da pochissimi anni gli etnografi avevano cominciato a interessarsi seriamente.

Norman Lewis, scrittore già celebre per i suoi libri di viaggio, decide di interessarsi alla vicenda e come in una detective story ricostruisce le circostanze del delitto e lentamente, allargando il fuoco dell’attenzione, delinea con grande efficacia il contesto storico e sociale in cui esso è avvenuto. Ad attirarlo in Sardegna è la sopravvivenza nel cuore dell’Europa di una figura antica e per molti versi leggendaria, quella del bandito. Ma partendo da un delitto misterioso e seguendo il profilo di una figura apparentemente romantica, quello che la prosa elegantissima di Lewis ancora una volta racconta è uno squarcio di storia sociale e umana tragica quanto appassionante. Una storia di esclusione, povertà e repressione, che punta il dito su uno Stato lontano quando non ostile. Una storia da non dimenticare.

orgosolo lettura

Quando Graziano Mesina fu raggiunto dalla notizia della morte di suo fratello si trovava in prigione trattenuto come sospetto. Fingendo un accesso di pazzia si fece trasferire nell’infermeria del carcere da dove riuscì facilmente a evadere per dirigersi verso la regione di Orgosolo.

Per dieci giorni perlustrò i rifugi dei banditi, le caverne e le grotte del Supramonte, in cerca degli uomini che avevano ucciso suo fratello. Non riuscendo a trovarli decise di scendere direttamente in paese dove arrivò il 13 novembre con le prime ombre della sera. Come avrebbe proclamato la pubblica accusa al processo, furono altri a incitarlo a fare quello che fece.

Molte persone lo videro quella sera mentre percorreva la via principale del paese, stretta e male illuminata. Doveva essere impressionante alla vista perché, nonostante la presenza in paese di numerose forze di polizia, era armato fino ai denti compresi bombe a mano e mitra di ordinanza, e la sua faccia terrea mostrava senza ombra di dubbio a chi lo vide e lo descrisse che stava per compiere una “missione d’onore”.

Mesina entrò nel bar principale che si trova quasi di fronte al municipio. È a malapena più grande di una cella, ammobiliato con pochi scaffali per le bottiglie di vino e di cognac, un enorme frigorifero e tre tavoli bassi con panche ancora più basse, non più di trenta centimetri. Antonio, il proprietario, stava riempiendo una fila dei piccoli bicchieri da vino in uso a Orgosolo.

«È entrato, i nostri occhi si sono incontrati e io ho capito subito quello che era venuto a fare», racconta. Mesina non disse niente. Un semplice cenno con il mitra e gli avventori lasciarono in silenzio i tavoli per allinearsi alla parete. Tra di loro c’era Giovanni Muscau, il ventiduenne fratello di Giuseppe Muscau. Mesina credeva che Giuseppe fosse amico e protettore di Mattu e che avesse dato lui l’ordine di uccidere suo fratello, e siccome Giuseppe era fuori dalla sua portata, aveva deciso di prendersela con Giovanni. Graziano fece cenno a Giovanni Muscau di lasciare il gruppo degli uomini in piedi lungo la parete, poi lo spinse contro il bancone con la canna del mitra e infine gli sparò due raffiche in pieno petto. Muscau scivolò a terra e qui Mesina gli sparò il colpo di grazia.

A questo punto, quando si girò per andarsene, accadde l’impensabile. La tradizione di Orgosolo vieta nella maniera più assoluta che un estraneo interferisca con una “vendetta” e suggerisce anche che uno spettatore, che crede si stia verificando un omicidio per “vendetta”, debba gettarsi a terra a faccia in giù per evitare di vedere e di essere così in grado di identificare l’aggressore. Il fatto è compiuto, le donne si tirano il velo nero sul volto, gli uomini scivolano via nell’ombra, gli esecutori rinfoderano le loro armi e spariscono.

Questa volta invece accadde qualcosa che sbigottì tutta la Sardegna. Quando Mesina si voltò per uscire dal bar qualcuno prese una bottiglia e lo colpì da dietro sulla testa. Mesina cadde a terra svenuto e fu poi immobilizzato e consegnato ai carabinieri. Era stata una vera e propria rottura con il passato e si dice che i notabili del paese scuotessero la testa costernati di fronte a quella che venne considerata come la prova della corruzione morale dei loro giovani.

Furono predette terribili rappresaglie, ma fino ad oggi la fazione dei Mesina si è accontentata di aspettare l’occasione giusta. Tuttavia nel paese della “vendetta” la memoria è lunga e non è niente per un uomo coltivare la propria vendetta privata per dieci anni o più – anche a costo di apparire riconciliato con il suo nemico – mentre aspetta il momento e il luogo giusti per sistemare i conti.

Norman Lewis, I banditi di Orgosolo (EDT 2015)

Traduzione dall’inglese di Marco Sartori