3 settembre 2015

Pascal Quignard: L’odio della musica

Pascal Quignard © Hélie/Gallimard

Nella collana “Risonanze”, dieci brevi saggi sul rapporto tra musica, dolore, odio e coercizione. Tra mito e storia, un viaggio nel lato oscuro dell’arte dei suoni. 

In libreria dal 17 settembre

Le marce militari, il ritmo alienante della produzione industriale, gli altoparlanti che diffondono musica nei campi di concentramento: la pulsazione ritmica e la seduzione melodica possono trasformarsi in un’esperienza dolorosa per l’essere umano? Possono essere portatori di odio e di violenza? La musica può diventare uno strumento di coercizione o rendersi funzionale a un potere autoritario?

È quello che si chiede lo scrittore e sceneggiatore Pascal Quignard, una delle voci importanti della letteratura francese degli ultimi decenni, in un libro che pesca nell’inconscio dell’essere umano per comprendere il lato oscuro dell’arte dei suoni. «Io interrogo i legami che stringono l’essere umano alla sofferenza sonora», scrive Quignard.

Partendo dal mito e dalle narrazioni antiche, dalla violenza delle Baccanti e dalla seduzione delle sirene di Ulisse, spingendosi fino agli usi che i totalitarismi del Ventesimo secolo hanno fatto dell’arte, Quignard mette a nudo la forza perturbatrice e offensiva del suono, al di là della retorica consumistica che ci ha abituato alla sua onnipresenza rassicurante. Un testo denso e profondo, apparso in Francia nel 1996 e subito diventato un classico del pensiero e della letteratura.

L’odio della musica

L’odio della musica
  • AutorePascal Quignard
  • Collana Musica | Risonanze
  • ISBN 978-88-5920-682-8
  • Pagine 224
  • Data uscita 17-09-2015
  • Prezzo 18.00€
  • Disponibilità Disponibile

Il filosofo greco Teofrasto riteneva che il senso che apre più violentemente la porta alle passioni sia la percezione acustica: solo la musica è davvero lacerante per l’animo umano. Per Pascal Quignard il terrore e la musica sono inesorabilmente legati, e in un testo composto da dieci dense e poetiche riflessioni si interroga sulle relazioni che intercorrono tra musica e sofferenza sonora.
Sentire è essere toccato a distanza: chi ascolta non è un interlocutore, è una preda che si consegna alla trappola. Ulisse legato all’albero della sua nave è “assalito” dalla melodia: la musica è un amo che afferra le anime e le conduce verso l’inconoscibile primigenio, verso la morte. Ma la musica, in quanto potere, si associa a qualunque altro potere: è intrinsecamente iniqua e asimmetrica. Udito e obbedienza sono intimamente legati, e il fascismo ha saputo fare dell’altoparlante il suo strumento principale per spingere l’uomo verso la distruzione. Come sentire la musica, qualsiasi musica, senza obbedirle? Come “disincantare” l’essere umano?
L’espressione “odio della musica” vuole proprio indicare fino a che punto la musica può diventare detestabile per chi l’ha amata di più. Un classico su cui ogni appassionato del mondo sonoro dovrebbe fermarsi a riflettere.

odio_musica_incipit“Dopo quella che gli storici chiamano la “Seconda guerra mondiale”, dopo i campi di sterminio del Terzo Reich, siamo entrati nell’era in cui le sequenze melodiche esasperano. Su tutta la superficie della terra, e per la prima volta da quando furono inventati i primi strumenti, l’uso della musica è diventato al contempo imprescindibile e ripugnante.

Amplificata in modo repentino e illimitato dall’invenzione dell’elettricità e dalla moltiplicazione della sua tecnologia, è diventata incessante, aggredendo notte e giorno, nelle strade commerciali delle città, nelle gallerie, nei passaggi, nei grandi magazzini, nelle librerie, negli sportelli delle banche straniere dove si ritirano i soldi, persino nelle piscine, sulle spiagge, negli appartamenti privati, nei ristoranti, nei taxi, nella metropolitana, negli aeroporti.

Persino negli aerei durante le fasi di decollo e di atterraggio.

*

Persino nei campi della morte.

*

L’espressione Haine de la musique (Odio della musica) vuole esprimere fino a che punto la musica può diventare detestabile per chi l’ha amata di più.

*

La musica attira a sé i corpi umani. È di nuovo la sirena nel racconto di Omero. Ulisse legato all’albero della sua nave è assalito dalla melodia che lo attrae. La musica è un amo che afferra le anime e le conduce verso la morte.

Fu il dolore dei deportati il cui corpo si alzava loro malgrado.

*

Bisogna ascoltare questo tremando: era la musica ad accompagnare l’ingresso di quei corpi nudi nelle camere a gas.

*

Simon Laks ha scritto: «La musica precipitava la fine».

Primo Levi ha scritto: «Nel Lager la musica trascinava verso il fondo».

*

Nel campo di Auschwitz, Simon Laks fu violinista, poi copista di musica (Notenschreiber) a tempo pieno, infine direttore d’orchestra.

Il chimico italiano Primo Levi sentì dirigere il direttore d’orchestra polacco Simon Laks.

Come Simon Laks al suo ritorno, nel 1945 Primo Levi scrisse Se questo è un uomo. Il suo libro fu rifiutato da diversi editori. Fu infine pubblicato nel 1947, ma non fu accolto meglio di Musiques d’un autre monde. In Se questo è un uomo Primo Levi scriveva che ad Auschwitz nessun prigioniero comune, assegnato a un Kommando ordinario, era sopravvissuto: «Restavano solo i medici, i sarti, i ciabattini, i musicisti, i cuochi, i giovani attraenti omosessuali, gli amici o compaesani di qualche autorità del campo; inoltre individui particolarmente spietati, vigorosi e inumani, insediatisi (in seguito a investitura da parte del comando delle SS) nelle cariche di Kapo, di Blockältester, o altre».

*

Pierre Vidal-Naquet ha scritto: «Menuhin poteva sopravvivere ad Auschwitz, Picasso no».

*

La meditazione di Simon Laks può essere articolata in due domande:

Perché la musica ha potuto essere «coinvolta nell’esecuzione di milioni di esseri umani»?

Perché vi prese una «parte tanto attiva»?
La musica viola il corpo umano. Mette in piedi.

I ritmi musicali seducono i ritmi corporei. Di fronte alla musica l’orecchio non può proteggersi. La musica, in quanto potere, si associa a qualunque altro potere. È intrinsecamente iniqua. Udito e obbedienza sono legati. Un capo, degli esecutori, degli obbedienti: questa è la struttura che la sua esecuzione instaura da subito. Dovunque ci siano un capo e degli esecutori c’è musica. Nei suoi racconti filosofici, Platone non pensò mai di distinguere la disciplina e la musica, la guerra e la musica, la gerarchia sociale e la musica. Persino le stelle: secondo Platone sono Sirene, astri sonori produttori di ordine e universo. Cadenza e misura. La marcia è cadenzata, le randellate sono cadenzate, i saluti sono cadenzati. La prima funzione, o perlomeno la più quotidiana delle funzioni assegnate alla musica delle Lagerkapellen, fu di ritmare la partenza e il ritorno dei Kommandos.”

Pascal Quignard, L’odio della musica © EDT 2015

Traduzione Marella Nappi