27 ottobre 2011

Sangue, ferro e oro. Come le ferrovie hanno cambiato il mondo

Ferrovia tibetana

Sangue, ferro e oro. Come le ferrovie hanno trasformato il mondo è la storia di quella che a buon diritto può essere considerata la più importante invenzione del XIX secolo: il treno. Un prodigio tecnologico capace di mettere in gioco l’ingegno, il sacrificio umano e le risorse della natura e di trasformarli, come suggerisce il titolo, in leve di sviluppo e ricchezza.

L’autore, Christian Wolmar, è tra i maggiori esperti britannici della storia delle ferrovie. Affronta l’argomento in modo divulgativo iniziando, come dovuto, dalla ruggente epopea delle prime railway inglesi, su tutte la linea Liverpool-Manchester del 1830. Poi amplia la prospettiva allo sviluppo della rete mondiale per mostrare come la storia del treno sia direttamente collegata a quella dell’economia, della cultura e, come si usava dire nell’Ottocento, del progresso.

Di pagina in pagina, Wolmar segue le connessioni che il nuovo mezzo di trasporto crea sulla carta geografica e su quella dell’evoluzione sociale e umana. Dall’Inghilterra si passa agli Stati Uniti e poi, via via, al resto del pianeta. Si parla molto anche dell’Italia, delle difficoltà costruttive, della nascita delle Ferrovie dello Stato, della tardiva elettrificazione.

Non mancano i capitoli dedicati al ruggente e a volte drammatico sviluppo delle grandi linee storiche, dalla Transiberiana all’Orient Express, delle ferrovie cinesi e indiane, fino all’incredibile e a volte rocambolesca rete sudamericana. Anche gli scambi e le connessioni con la cultura “pop” sono debitamente considerati, a partire dal riferimento d’obbligo al grande mito letterario legato al treno, quell’assassinio sull’Orient Express del quale, informa l’autore, non vi è traccia negli annali della Storia ma solo nelle pagine di Agatha Christie.

L’approccio è appassionato, ma non privo di spunti critici in linea, del resto, con la demitizzazione che il termine “progresso” ha subito per buona parte del Novecento. Non è un caso, quindi, se il racconto della costruzione delle ferrovie procede in parallelo con quello di folli ambizioni, difficoltà tecniche e spaventosi sacrifici umani, come quello dei cinesi che costruirono la ferrovia transpanamense intorno al 1850. Senza dimenticare il ruolo svolto dalle ferrovie durante l’ultima guerra mondiale e nell’organizzazione tristemente nota della Shoah. Un libro, in definitiva, che può essere letto non solo come una ricognizione storica ma anche come una riflessione sullo spirito prometeico dell’età contemporanea.

Sangue, ferro e oro

Come le ferrovie hanno cambiato il mondo

Sangue, ferro e oro
  • AutoreChristian Wolmar
  • Collana La Biblioteca di Ulisse | Varia
  • ISBN 978-88-6040-771-9
  • Pagine 520
  • Data uscita 20-10-2011
  • Prezzo 24.00€
  • Disponibilità Disponibile

"Per capire come le ferrovie abbiano cambiato il mondo, mettetevi nei panni di chi non ha mai visto una locomotiva, non è mai salito su un treno e non ha mai immaginato nulla di più veloce di un cavallo lanciato al galoppo.
I vostri orizzonti risulterebbero per forza estremamente limitati: l'avvento delle ferrovie ha mutato tutto questo. Per sempre."

Gli Stati Uniti, paese sterminato e in pieno sviluppo, accolsero con entusiasmo le strade ferrate. Buona parte del nostro immaginario sulle ferrovie è nata in America, con quei ponti pericolosi retti solo da tralicci, enormi locomotive con i fumaioli a bulbo, vagabondi che saltano sui treni merci, carrozze sotto il fuoco di banditi a cavallo e le piccole città dell’ovest in attesa che arrivi il Cavallo di Ferro.

Oggi è difficile immaginare che gli Stati Uniti furono il paese in cui l’avvento della ferrovia nel XIX secolo esercitò la maggiore influenza, sia nella nascita della nazione sia nel suo sviluppo economico. In parole povere, senza la ferrovia gli Stati Uniti non sarebbero mai divenuti gli Stati Uniti d’America. Eppure, visto l’amore viscerale degli americani per le automobili e gli aerei, il ruolo delle ferrovie è rimasto spesso escluso dalla storia nazionale, e perfino oggi si tende a ignorare l’importanza delle strade ferrate nello spostamento delle merci in un territorio così vasto.

Viste le dimensioni e la crescita economica, gli Stati Uniti rappresentavano ovviamente un terreno così fertile per lo sviluppo ferroviario da rendere inevitabile il fatto che la giovane nazione presto avrebbe vantato più chilometri di rotaie di tutto il resto del mondo messo assieme. L’importanza delle strade ferrate, mai venuta meno, può essere dimostrata dal fatto che, allo scoppio della Seconda guerra mondiale, la rete ferroviaria degli Stati Uniti rappresentava ancora un terzo di tutte le ferrovie del mondo, il sistema di gran lunga più sviluppato.

Le ferrovie americane si differenziano nettamente da quelle britanniche ed europee, e non solo perché sulla sponda occidentale dell’Atlantico vengono chiamate railroads. Come rileva A.F. Garnett nel suo libro Steel Wheels, “la differenza può riassumersi in una sola parola: dimensioni”. Il termine non si riferisce solo alle enormi distanze coperte dalle ferrovie americane, che collegano i due oceani con tre diverse linee e uniscono il Canada agli stati del sud e del sud-ovest con numerose railroads. Né la parola vuole descrivere imprese ferroviarie strabilianti, come il superamento di grandi barriere naturali quali le catene degli Appalachi e delle Montagne Rocciose o di ampi corsi d’acqua come il Mississippi o l’Ohio. Il termine ‘dimensioni’, infatti, include anche il fatto che i treni americani erano più grandi, più alti, più lunghi e più pesanti di quelli europei, ed è per questo che nelle fotografie appaiono così impressionanti. Benché i treni americani abbiano lo stesso scartamento standard dell’Europa, di 1435 mm, essi raggiungono un’altezza massima di 4724 mm, vale a dire quasi un metro in più dell’altezza massima dei treni britannici, che è di 3860 mm. Inoltre, poiché vi sono pochi cavalcavia che attraversano le ferrovie, possono comodamente viaggiare anche treni passeggeri a due piani e, cosa forse più importante, questo spazio ulteriore in altezza permette di portare anche interi autocarri direttamente sul piano di carico o di impilare i container uno sull’altro.

Le ferrovie americane, infine, come vedremo tra poco, sono diverse per dimensioni anche sotto un altro aspetto: lo stesso impulso a realizzare le railroads, insieme agli interessi legati allo sviluppo ferroviario e spesso al mondo della criminalità e dei traffici loschi, si rivelò infatti più grande e più forte che in ogni altro paese.

 

Christian Wolmar
Sangue, ferro e oro
dal capitolo IV, “Lo stile americano”