2 novembre 2016

Un’idea del mondo, i reportage di Norman Lewis

Lewis Dettaglio

Venti tra i migliori racconti di viaggio e reportage di Norman Lewis, scelti dall’autore stesso fra le centinaia di pagine scritte per i grandi giornali inglesi e americani fino al 1986.

Maestro di eleganza e di varietà, Lewis ci porta dove mai avremmo pensato di arrivare: seduti a fianco di un vecchio Ernest Hemingway dallo sguardo sospettoso e affranto; faccia a faccia con il boia di Fidel Castro all’Avana per ascoltare le sue confessioni e le sue utopie; nel ventre di una nave militare che porta verso l’Unione Sovietica un battaglione di Cosacchi condannati alla fucilazione; alla corrida nella Spagna postfranchista; in quel vortice vitale napoletano di cui Lewis aveva già scritto con passione; sulle montagne della Barbagia o fra i pescatori di una arcaica, affascinante e oggi irriconoscibile Ibiza.

Al centro di questo florilegio avventuroso, il famoso reportage del 1969 sul genocidio degli indios brasiliani e sulla distruzione della foresta amazzonica: lo scandalo che l’inchiesta di Lewis destò nell’opinione pubblica fu tale da dare luogo a un vasto movimento internazionale di protesta e da gettare le basi per la creazione di Survival International, l’associazione con sedi in oltre 70 paesi che da anni si batte per veder riconosciuti i diritti delle popolazioni tribali. Chi conosce lo spirito di Norman Lewis non si stupirà forse del fatto che egli ritenesse questo, più di ogni meravigliosa pagina pubblicata, il più grande successo della sua vita professionale.

Norman Lewis, definito da Graham Greene uno dei massimi scrittori del XX secolo, è autore di 13 libri di narrativa di viaggio e altrettanti, meno conosciuti, romanzi. Fra i titoli pubblicati in italiano, Un dragone apparente. Viaggi in Cambogia, Laos e Vietnam (EDT 2015), I banditi di Orgosolo (EDT 2015), Napoli ’44 (Adelphi 1993), La dea nelle pietre. Viaggi in India (Feltrinelli 1993).

Un’idea del mondo

I grandi reportage

Un’idea del mondo
  • AutoreNorman Lewis
  • Collana La Biblioteca di Ulisse | Varia
  • ISBN 978-88-5922-575-1
  • Pagine 368
  • Data uscita 03-11-2016
  • Prezzo 24.00€
  • Disponibilità Disponibile

Pubblicato nel Regno Unito nel 1986, Un’idea del mondo raccoglie una selezione dei migliori reportage scritti da Norman Lewis in oltre trent’anni di viaggi. Si ritrova in ciascuno di questi pezzi magistrali lo stile inconfondibile, elegantissimo e avvincente di Lewis, quel misto di understatement britannico e gusto per il colore e la descrizione memorabile.

Dalla Cuba della ancora recente rivoluzione castrista all’incontro con un Ernest Hemingway tragico e gigantesco, dalle spedizioni nelle foreste del Belize al rimpatrio di una guarnigione cosacca durante la Seconda guerra mondiale, dalle sanguinose faide della Sardegna alla vita nei villaggi di pescatori in una Ibiza arcaica, affascinante e pre-turistica: un libro dedicato al piacere di leggere per farsi un’idea del mondo.

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Col suo stile magistrale, misto di ironia anglosassone e precisione descrittiva, Norman Lewis ci introduce alla lettura del suo libro. E racconta, in modo limpido e autentico, come la sua produzione letteraria si sia sempre nutrita dalle grandi esperienze fatte viaggiando in giro per il mondo.

Il viaggio è venuto prima della scrittura. C’è stato un momento in cui pensavo che quanto desideravo dalla vita fosse unicamente la possibilità di rimanere un eterno spettatore di mutevoli scenari. Gestivo la mia magra riserva di denaro in modo da potermi il più possibile abbandonare a questa mia mania e carico di un’incantevole ignoranza me ne andavo all’estero su treni di terza classe, corriere di campagna, a piedi, in canoa, su carrette dei mari e sambuchi indiani.

I miei viaggi cominciarono con la Spagna, dove agli inizi degli anni Trenta per l’equivalente di uno scellino una fonda o riva una cella senza finestre e un austero pasto a base di pane, salame e vino; quando Pedro Flores Atocha, ultimo dei pittoreschi banditi d’Andalusia, riceveva nel suo covo montano la prima delle dive del cinema spagnolo e a volte capitava di vedere una foto di Lenin, o del torero Belmonte, laddove più tardi ci sarebbe stato un ritratto del generale Franco. In questo paese, all’epoca relativamente incorruttibile, dove bastava lasciare la strada principale per sprofondare all’istante nel passato preistorico dell’Europa, ho trascorso – ripartiti in più viaggi – all’incirca tre anni in tutto e, ancora oggi, ogni volta che posso ci vado per fuggire dall’insipidezza dei tempi moderni, sebbene la Spagna di un tempo tuttora sopravviva soltanto in alcune parti piuttosto inaccessibili dell’interno.

Dopo la Spagna toccò all’africano meridione [meridionale (sic) in italiano nel testo, N.d.T.] d’Italia, ai Balcani, al Mar Rosso e all’Arabia meridionale – sul sambuco, trenta tonnellate, senza ponte, equipaggio di cinque persone e niente lancia di salvataggio: averne una avrebbe empiamente messo in dubbio la divina provvidenza – poi toccò al Messico, al Nord Africa, a tre inverni in Estremo Oriente, e quindi il Centro America, l’Africa equatoriale e le zone meno battute del Sud America: il Brasile amazzonico, le savane di Venezuela, Bolivia e Paraguay. All’inizio credevo nel semplice e puro viaggiare, e che fosse necessario non aver mai un intento. Arrivavo, restavo un po’ a guardare e nel momento in cui il mio stupore prendeva a scemare e le mie suggestioni a smorzarsi, passavo oltre.

Quando cominciai a scrivere probabilmente fu, almeno in parte, per tentare di catturare qualcosa dell’essenza di quelle esperienze, delle immagini che continuavano a sfuggire, sbiadire, dissolversi, involarsi. Scoprii poi che la disciplina della scrittura mi costringeva a vedere oltre, a penetrare ancora più a fondo per meglio comprendere e per disfarmi un po’ della mia ignoranza. Più tardi ancora, cominciai a intessere nei miei romanzi gli sfondi e gli eventi di quei miei viaggi, e adesso, guardando ai mutamenti avvenuti negli anni, mi chiedo se sarei ancora capace di godermi il viaggiare per il solo gusto di farlo.

 

Un’idea del mondo, Norman Lewis © EDT 2016