27 giugno 2017

Una tomba a Siviglia. Norman Lewis nella Guerra civile spagnola

Tomba a Siviglia Lewis

L’ultimo libro di Norman Lewis, pubblicato postumo nel 2003, nel quale lo scrittore rievoca uno dei suoi primi viaggi avventurosi, quello compiuto nel 1934 in una Spagna arcaica e poverissima, sull’orlo della guerra civile, seguendo il più improbabile degli obiettivi.

Lewis e suo cognato, Eugenio Corvaja, erano infatti stati inviati dal suocero siciliano dello scrittore alla ricerca di una misteriosa tomba di famiglia a Siviglia. Appena varcata la frontiera il conflitto civile deflagra, viene dichiarato lo stato di emergenza, le frontiere e le strade di comunicazione vengono bloccate: i due sono costretti a vagare per la campagna spagnola per giungere fortunosamente a destinazione, fra pericoli di ogni genere, ma affascinati dalla dura bellezza del paesaggio.

Dalla frontiera a Saragozza e poi su un treno blindato alla volta di Madrid, assistono all’insurrezione armata e agli scontri a fuoco (e a una corrida). Poi li troviamo ancora su un autobus sgangherato fino a Salamanca, e da lì, attraverso una deviazione in Portogallo, finalmente a Siviglia. Le pagine di Lewis ci restituiscono un racconto di straordinaria leggerezza che è insieme la rievocazione di una Spagna affascinante e terribile, oggi completamente scomparsa, e un’avventura picaresca nel cuore di un conflitto epocale. Un distillato del migliore Norman Lewis.

 

Norman Lewis, definito da Graham Greene uno dei massimi scrittori del XX secolo, è autore di 13 libri di narrativa di viaggio e altrettanti, meno conosciuti, romanzi. Fra i titoli pubblicati in italiano, Un dragone apparente. Viaggi in Vietnam, Laos e Cambogia (EDT 2015), I banditi di Orgosolo (EDT 2015), Un’idea del mondo (EDT 2016), Napoli ’44 (Adelphi 1993), La dea nelle pietre. Viaggi in India (Feltrinelli 1993).

Una tomba a Siviglia

Una tomba a Siviglia
  • AutoreNorman Lewis
  • Collana La Piccola Biblioteca di Ulisse | Varia
  • ISBN 978-88-5923-853-9
  • Pagine 200
  • Data uscita 29-06-2017
  • Prezzo 13.90€ 11.82€
  • Disponibilità Disponibile

Per Norman Lewis, maestro incomparabile di scrittura e di viaggio, la Spagna rappresentò per tutta la vita un luogo di centrale importanza. Una tomba a Siviglia è l’ultimo libro che scrisse all’età di 95 anni, ma racconta il suo primo viaggio in Spagna, anzi il suo primo viaggio in assoluto, quello che impresse in lui indelebilmente la duplice vocazione al vagabondaggio e alla letteratura. Il pretesto per la partenza era stato la ricerca delle remote origini andaluse del suocero siciliano: il palazzo e la tomba di famiglia di cui così spesso favoleggiava. Ma la Spagna è quella del 1934, alla vigilia della Guerra civile.

Lo stato di emergenza, le rivolte che ovunque stanno scoppiando nel paese, l’imprevedibilità dei trasporti trasformano il viaggio di Lewis e Eugene, il cognato-amico che accompagna, in una grande avventura. Per un destino che tante volte si ripeterà in futuro, Lewis si trova così nel posto giusto al momento giusto per testimoniare il grande disordine e la grande meraviglia del mondo.

La Spagna per lui, come per molti europei degli anni Venti e Trenta, era l’antitesi dell’Europa: un paese contraddittorio e sanguigno, arcaico e romantico; ma ormai è anche il laboratorio della storia a venire: un mondo ancora largamente rurale che vede coesistere popolazioni che vivono nelle grotte e città industriali, la rivoluzione nelle strade di Madrid e le Rolls Royce di Saragozza, il paseo, lo struscio di San Sebastián e le rivolte minerarie delle Asturie. E, su tutto, l’ombra terribile del fascismo incombente.

È così che queste pagine, distillate nello stile pacato e inimitabile degli ultimi anni di Lewis, si trasformano in un doppio viaggio: quello che a piedi o con mezzi di fortuna porta i due amici prima nella Madrid della sanguinosa rivolta dell’ottobre 1934, poi fino a Siviglia attraversando il Portogallo, e quello più segreto nella memoria, alla ricerca di quel sogno vitale, di quell’incanto primigenio per il cammino sulle strade e nelle storie del mondo.

Una tomba a Siviglia

Questo estratto dall’Introduzione di una Tomba a Siviglia di Norman Lewis, firmata da Julian Evans, ci porta subito in medias res ci mostra come la missione di Lewis a Siviglia, di cui si leggerà nel libro, non sia affatto un episodio estemporaneo o peregrino.

In “The Tomb in Seville” viene ristabilito anche il legame che con la Spagna la famiglia di Lewis aveva. Il suocero, Ernesto Corvaja, è siciliano, ma di discendenza andalusa, ed è proprio sulle tracce della sua famiglia a Siviglia che Norman e il cognato partono. Vari stati di emergenza, annunciati dal governo per favorire la repressione delle agitazioni comuniste, impediscono ai due viaggiatori di procedere senza intoppi: a un certo punto sono costretti a fare a piedi quasi 170 km fino a Saragozza. Quando arrivano nei sobborghi della città, lasciandosi la campagna alle spalle, hanno sentore di un altro scontro, non tra il governo e i rossi, ma tra le due Spagne, passata e futura.

«Ci accingemmo agli ultimi chilometri di quella lunga scarpinata, con i campanili di Saragozza che, bizzarramente moscoviti a quella distanza, si levavano infine all’orizzonte. Lentamente ci lasciammo alle spalle l’ultimo dei paesi, sempre più piccolo in lontananza. Nel loro isolamento, quei paesi continuavano a essere parte della Spagna del passato, dignitosi nella loro povertà e a disagio con il progresso».

È qui che Lewis rivela la sua preferenza non solo per la Spagna, ma per la Spagna che precorre il XX secolo. «La vecchia Spagna era un paese di città bianche. Il profilo di Saragozza, invece, era scuro». Quella che istintivamente preferisce è la Spagna moresca, la Spagna pre-industriale, la Spagna ai confini dell’Africa. A Saragozza si sofferma sui ricchi, visibili in gran quantità nelle loro Rolls-Royce, con un certo disprezzo; la Madrid sotto il fuoco delle armi è da lui descritta come «un giocattolo bizzarro e complicato». Si avverte la sua riluttanza alle città, anche se gli scontri armati nelle vie di Madrid lo attraggono come una calamita ed è grandissimo il piacere che trae da particolari come il commento di un cubano, proprietario di un bar di Atocha, che ha visto una mezza dozzina di rivoluzioni e che con approvazione spiega come la polizia di lì stia attenta «a non sparare a un uomo negli zebedei».

Una volta fuori della capitale, il suo gusto per il vuoto spettacolare delle pianure e delle montagne immediatamente si rianima. Questa preferenza di paesaggio è netta ed esplicita: il rigoglio del Portogallo attraverso cui lui ed Eugene sono costretti a deviare gli suscita una sorta di sprezzo, con «le prime vigne e i primi cavoli» incapaci di reggere il confronto con la magnificenza delle «steppe dorate» che hanno lasciato, e provoca in lui un lieve abbattimento che si dissipa solo con l’avvicinarsi di Siviglia e della loro meta.

“The Tomb in Seville” è una storia di Spagna che chiude un cerchio. Il suo cimento non è solo nel ricordare, ma anche nel rivivere. La Spagna offre a Lewis, così come aveva già fatto in passato, l’argomento perfetto e mi viene da pensare che se il suo amore per quel paese si mantenne così saldo, fu perché Lewis portò così a lungo nella memoria il ricordo di quel suo primo viaggio.

 

Una tomba a Siviglia, Norman Lewis. Traduzione di L.M. Pignataro © EDT 2017