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Il periodo ruggente di Fitzrovia, il quartiere della bohème degli anni Quaranta e Cinquanta, popolato di personaggi sgangherati e geniali, il mitico decennio della Swingin’ London, con la rivoluzione nella moda di Mary Quant, e poi la parentesi dura ed estrema dei Settanta, con l’irruzione del Punk e la ripresa, da parte dei Clash, dello slogan della BBC, quello da cui tutto è nato: “London Calling”. In questi video c’è una piccola storia di quell’epoca, anche se la ricognizione, è chiaro, potrebbe continuare all’infinito, sempre ispirati dalle parole di Barry Miles che qui proponiamo in un divertito dialogo con le immagini.

 

Il nome ‘Fitzrovia’ per designare il quartiere venne coniato appena prima della guerra da Tambimuttu, uno dei personaggi centrali del mondo letterario londinese negli anni Quaranta, un editore e curatore editoriale davvero unico, la cui rivista «Poetry London» rappresentò un magnete per gli scrittori inglesi di maggior talento dell’epoca.

Dal capitolo I - ”Una bohème molto britannica”

 

Verso la fine degli anni Cinquanta l’arte più interessante prodotta a Londra era quella dei pittori della cosiddetta School of London, un nomignolo coniato da R.B. Kitaj per designare un gruppo che comprendeva lui, Francis Bacon, Lucian Freud, Frank Auerbach e Michael Ayrton. Erano tutti grandi pittori di Londra, anche se nessuno di loro, eccetto Ayrton, vi fosse in realtà nato.

Dal capitolo VIII – “Il pop sulla tela”

 

Nell’ottobre del 1955 Mary Quant, Alexander Plunket Greene, fidanzato e in seguito marito di Mary, e Archie McNair, un ex legale passato alla fotografia, aprirono il Bazaar, un negozio di vestiti su King’s Road, a Chelsea. [...] In termini di moda, le idee di Mary Quant erano rivoluzionarie, dagli orli corti all’uso di colori brillanti andava controcorrente rispetto alla fissità delle case d’alta moda. Quant arrivò in un’epoca in cui le ragazze inglesi finivano la scuola e iniziavano a vestirsi come le loro madri.

Dal capitolo IX – The Big Beat

 

Anche se i Pistols singolarmente non erano impegnati politicamente, trasmettevano un messaggio politico con il comportamento – spesso studiato ad arte – e con le canzoni, e molti altri gruppi e fan ne erano molto infl uenzati. Cambiarono la vita di parecchie persone, come fece il movimento punk nel suo complesso.

Dal capitolo XXVIII – Punk

http://www.youtube.com/watch?v=2PCS9ITKIj8

 

Una settimana dopo intervistai i Clash per «nme» e domandai a Joe Strummer della violenza ai concerti punk. Il suo atteggiamento fu chiaramente ambiguo. Sulle prime mi disse: “Siamo antifascisti, antirazzisti, contro la violenza e per la creatività. Siamo contro l’ignoranza”, ma per tutta l’intervista giocherellò con un coltello a serramanico che, a un certo momento, mi puntò dritto in faccia, per sottolineare un punto.

Dal capitolo XXVIII – Punk