9 ottobre 2013

Extraverginità. Il sublime e scandaloso mondo dell’olio d’oliva

Extraverginità

“Extraverginità è un lungo lavoro che ha setacciato il mercato dei produttori di olio d’oliva, le grandi marche, le associazioni di categoria, per approdare infine all’inganno a spese dei consumatori e ai danni arrecati ai produttori onesti”. Dalla Prefazione di Milena Gabanelli

Il lato oscuro di una sostanza quotidiana e comune. Gli scandali e le truffe, ma anche i pericoli per la salute ai quali i consumatori sono esposti. E poi, in modo documentato e verificato, i nomi dei protagonisti coinvolti negli scandali e nei processi legati alla sofisticazione di un alimento vecchio come il mondo: l’olio ricavato dalle olive. In Extraverginità di Tom Mueller c’è tutto questo. Alternando il registro della divulgazione storica a quello dell’inchiesta giornalistica, l’autore indaga – come recita il sottotitolo – il ”sublime e scandaloso mondo dell’olio d’oliva”.

Un mondo centrale nella nostra cultura, e in quella del Mediterraneo, almeno dai tempi di Omero. Ma anche inquietante e sinistro, se si pensa che Mario Puzo si ispirò a un boss produttore di olio per creare la figura di Vito Corleone; e che già nell’Età del Ferro, nella città di Ebla, esistevano ispettori incaricati di sventare le attività truffaldine dei coltivatori. Mueller, giornalista freelance di origine americana che vive in Liguria in un’antica casa circondata da ulivi, di quel mondo racconta tutte le sfumature. Da un lato, si sofferma sulla storia di una sostanza legata a filo doppio alla storia della civiltà e onnipresente attraverso le epoche in forma di carburante, alimento, cosmetico, farmaco o afrodisiaco. Dall’altro lato, denuncia gli inganni e i pericoli che talvolta, non scritti nell’etichetta, accompagnano la più rassicurante bottiglia di olio.

In Extraverginità per la prima volta Mueller incontra e fa parlare i personaggi coinvolti a vario titolo nella contraffazione dell’olio. E racconta la loro storia basandosi su documenti ufficiali, in una ricerca che tiene costantemente al centro della scena l’Italia, con lo splendore di un territorio che ospita più varietà coltivabili di ulivo di ogni altro luogo, la sua antichissima cultura dell’olio e le maglie larghe di una legislazione che sembra non voler difendere una delle eccellenze italiane riconosciute nel mondo. Ma la sua prospettiva supera i nostri confini nazionali e porta a conoscere personaggi ed esperienze di altri paesi, dalla Spagna alla Grecia, dagli Stati Uniti all’Australia. E ancora, dal punto di vista prettamente economico, il libro punta l’indice su una risorsa di cui il nostro paese dispone ma della quale non sa cogliere tutte le potenzialità, per incuria, malafede o semplice carenza culturale: un po’ come avveniva per il vino prima del grande scandalo del metanolo.

Extraverginità è un libro in grado di modificare il nostro atteggiamento di consumatori non ancora sufficientemente educati a interrogarci su che cosa portiamo a casa, e soprattutto mettiamo nello stomaco, quando acquistiamo una bottiglia di olio venduto come “extravergine”.

 

extraverinita_epubExtraverginità. Il sublime e scandaloso mondo dell’olio d’oliva di Tom Mueller è ora disponibile anche in formato epub.

Fino a domenica 2 febbraio il titolo è in promozione a 2,99 euro. Lo trovate in vendita su Ultima Books a questo link.

Per scoprire i contenuti del libro, visitare lo Speciale su questo sito e il Tumblr.

Extraverginità

Il sublime e scandaloso mondo dell'olio d'oliva

Extraverginità
  • AutoreTom Mueller
  • Collana La Biblioteca di Ulisse | Varia
  • ISBN 978-88-5920-378-0
  • Pagine 272
  • Data uscita 03-10-2013
  • Prezzo 18.00€ 15.30€
  • Disponibilità Disponibile

Sbatté all’improvviso la bottiglia sul tavolo, facendo sobbalzare le tazzine di caffè e i posacenere. “Questo è quello che nel mondo intero prendono per olio extravergine d’oliva: questa roba sta uccidendo l’olio di qualità e sta facendo fallire i produttori onesti”. Mi puntò contro il collo della bottiglia come una pistola, poi sollevò gli occhiali per leggere l’etichetta. “C’è scritto quello che si legge su ogni olio d’oliva: 100% italiano, spremuto a freddo, molito con macine di pietra, extravergine…”. Scosse il capo, come se non credesse ai suoi occhi. “Extravergine? Cos’ha a che vedere con la verginità quest’olio?”

Per millenni l’olio di oliva ha rappresentato un bene prezioso per i popoli del Mediterraneo non solo come alimento di primaria importanza ma come medicina, conservante, cosmetico e presenza indispensabile in ogni rituale. Oggi numerosi scienziati ed esperti celebrano le straordinarie proprietà di quella sostanza pregiata e rigenerante che defi niamo, con un’espressione carica di signifi cati, olio ‘extravergine’: un prodotto la cui provenienza italiana è in tutto il mondo sinonimo del massimo standard qualitativo. Ma è possibile che questo simbolo di benessere e di purezza sia diventato il bersaglio di corruzioni, adulterazioni e truffe internazionali? E siamo sicuri che quello che ci propongono i più famosi e pubblicizzati marchi industriali sugli scaffali dei supermercati possieda le qualità che la parola ‘extravergine’ richiede per legge? Alcune importanti indagini e diverse vicende giudiziarie, qui documentate con la serietà del miglior giornalismo d’inchiesta, raccontano una storia molto diversa, fatta di traffici, adulterazioni e scarsissima attenzione ai diritti del consumatore; una storia che sta mettendo in ginocchio i tanti piccoli produttori di olio eccellente, per i quali restare in un mercato saturo di ‘extravergini’ fasulli a prezzi stracciati è sempre più difficile.

A partire da un esplosivo reportage commissionatogli dal «New Yorker» nel 2007, Tom Mueller ha indagato il mondo dell’olio d’oliva parlando con storici e magistrati, archeologi e coltivatori, produttori, investigatori e molti altri dei suoi protagonisti. Oggi è considerato uno dei massimi esperti mondiali della materia e, con una scrittura fresca e ispirata, traccia in questo libro il ritratto di un vivace e aff ascinante microcosmo. Viaggiando senza sosta fra le diverse regioni italiane, i Paesi del Mediterraneo e i nuovi mondi della cultura oleicola, Mueller testimonia la battaglia per la qualità e la salute che numerose personalità in ogni campo, accomunate dalla passione per l’olio extravergine, combattono quotidianamente: vite toccate da uno strano, coraggioso entusiasmo, che nasce dalle proprietà antiche di questo alimento e contagerà inevitabilmente anche il lettore.

Taste 2014: Video-intervista a Tom Mueller, giornalista e scrittore di Extraverginity

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Giovedì 28 novembre 2013 alla Libreria Feltrinelli di Bari Tom Mueller ha presentato Extraverginità. Questo servizio realizzato dall’emittente AntennaSud racconta l’evento.

 

Antonio V. Gelormini di Affari Italiani incontra Tom Mueller il 29 novembre alla presentazione della Guida “I Cento di Bari e Puglia”.

 

Frontespizio di Extraverginità

Il rischio di adulterazione dell’olio extravergine d’oliva e il legame tra olivo e potere non riguardano solo il nostro tempo. Gli antichi romani ne sapevano qualcosa, avendo coniato l’espressione “caveat emptor”, “stia in guardia il compratore”. In questo estratto di Extraverginità, Tom Mueller segue percorsi che si snodano dal mondo antico al sottobosco ben più attuale e torbido delle frodi alimentari dei giorni nostri.

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La passione per l’olio e i suoi produttori onesti, ma anche quella per il nostro Paese, con la sua lunga tradizione legata a questo alimento. E poi la voglia di raccontare i lati oscuri e scandalosi del mondo che ruota intorno all’olio. Sono solo alcuni dei temi che Tom Mueller, giornalista di origine americana che in Italia vive da anni, affronta il questa intervista.

1. Tom Mueller, il tuo amore per l’olio extravergine ha una natura profonda. Non a caso hai scelto come nome del tuo sito Truth in Olive Oil. Quanto ha inciso questa passione nella tua scelta di vivere in Italia?

Per me l’olio d’oliva extravergine di grande qualità è per certi versi l’essenza dell’Italia.  Non voglio sembrare troppo mistico, ma è proprio così.  Ho scoperto l’Italia prima, poi l’ulivo e l’olio, ma man mano che mi sono immerso in questo tema infinito ho visto nelle sue moltepolici accezioni la linfa vitale dell’Italia che amo e il motivo per cui sono qua: la secolare cultura (e coltura) dell’olio, i suoi miti e riti religiosi, il folklore, ma anche i suoi misteriosi e molteplici benefici per la salute. Per me, soprattutto, l’olio è  i suoi produttori, piccoli e grandi, che con serietà, coraggio, passione e perfezionismo mi hanno insegnato tanto sull’olio e sulla vita. E poi l’olio è buonissimo su ogni piatto (altro motivo per cui sono in Italia).

2. Qual è il pubblico di riferimento del tuo libro?

Ho scritto in primo luogo pensando ai tanti produttori bravi e coraggiosi, in Italia, in Spagna, in Grecia e nel Mediterraneo.  Volevo dar voce alla loro lotta e suonare un campanello d’allarme, perché se le cose non cambiano il loro mestiere è destinato all’estinzione, come il nobile cibo che producono. Poi ho cominciato a pensare anche ai tanti consumatori che comprano olio etichettato “extravergine” e portano a casa, troppo spesso, non si sa bene che cosa. Per me l’olio “vero” è un alimento essenziale, un tesoro da difendere con forza; ma l’olio, nel bene e nel male, è anche un simbolo di tutto ciò che mangiamo e di cui sappiamo poco o niente (a parte le belle ettichette e gli slogan del marketing) – e di cui dobbiamo riappropriarci.

3. Come spieghi che proprio in Italia, il Paese che ospita il maggior numero di cultivar di olivi al mondo, la cultura dell’olio non sia ancora così radicata e diffusa? 

Come in tutte le cose, Italia (un po’ come gli Stati Uniti) vive di estremi, alti e bassi.  Ci sono posti e persone dove la cultura dell’olio è ai massimi livelli mondiali, come all’ONAOO di Imperia vicino a casa mia (guardate il loro sito e date un’occhiata alla mia esperienza alla loro scuola, in inglese ). Ci sono grandi esperti e conoscitori, come Lanfranco Conte dell’Università di Udine o Giovanni Lercker di quella di Bologna, per citarne solo due tra i tanti. Allo stesso tempo, però, tanti italiani sanno poco riguardo alle classificazioni e alla natura dell’olio. Ignorano il significato di “extravergine,” non sanno che il pizzicore non è indice di acidità, ma della presenza di sostanze spesso benefiche, e altro ancora. In Italia, forse più che in altre zone del Mediterraneo, esiste un forte campanilismo intorno all’olio:  si tende a credere che quello della propria regione e del proprio paese, quello dei nonni, sia il migliore del mondo. In un certo senso, si crede che sia l’unico olio. Un tempo era così anche per il vino, ormai non più. Però anche nel settore oleicolo le cose stanno cambiando.

4. Negli Stati Uniti, invece, la extravergine-mania è definitivamente esplosa?

Negli USA l’interesse è davvero grande – è ormai al livello di “mania” – e il livello di informazione sta crescendo. Ma la stragrande maggioranza della gente negli States non capisce – qui lo dico nel mio dialetto ligure di casa – un belìn sull’olio. A volte mi hanno chiesto se l’ulivo è una specie di uva… Non sto scherzando.  Gli alberi d’ulivo crescono soltanto in qualche zona della California – il 95% degli americani non sa che aspetto abbiano. Però se il consumatore medio americano comincia a chiedere, e a pagare, oli di qualità, sarà la salvezza di tanti produttori bravi in Italia e nel Mediterraneo. Ora il consumo annuale pro capite degli americani è inferiore a 1 litro, ma potrebbe facilmente raddoppiare, anche triplicare.  Ci sono 300.000.000 americani. Fate voi i conti.

5. In Extraverginità riporti con precisione frodi grandi e piccole legate alla produzione e al commercio dell’olio. Quali casi hai trovato più sorprendenti e, in definitiva, inquietanti?

Per me le frodi più inquietanti, nell’olio e altrove, sono quelle che le autorità non riescono a – e a volte sembrano nemmeno avere tanta premura di – contenere. Capita addirittura che elementi del Ministero dell’Agricoltura, che dovrebbe difendere i produttori di qualità in Italia, assecondino progetti che, a mio avviso, potrebbero danneggiarli profondamente.

6. Poiché citi persone e aziende coinvolte in frodi e processi giudiziari, il tuo è un libro scomodo. Quali sono le difficoltà maggiori che hai incontrato dopo la pubblicazione?

Devo dire che la pubblicazione, in inglese, poi tedesco, giapponese, portoghese e altre lingue, ha suscitato tra le aziende e le persone che critico più che altro un gran silenzio. D’accordo che fondo il mio reportage sui documenti e sui fatti, ma mi sarei aspettato una reazione più vivace, almeno un dialogo. Invece no: silenzio di tomba. Forse questo testo aggiornato e riveduto in italiano produrrà più dibattito.  Soprattutto in un momento in cui l’olio d’oliva – di quella di qualità e di quella finta – riceve sempre più attenzione da parte dei media.

7. Oltre che come indagine giornalistica, Extraverginità può essere letto come un vademecum per il consumatore?

Assolutamente sì. Infatti, in appendice si trova la piccola guida “Come scegliere l’olio”, che può aiutare i consumatori italiani a fare le domande giuste al supermercato, ma anche al frantoio. La aggiorno continuamente sul mio sito, dove indico anche molti produttori di grande qualità – anche se tantissimi mancano ancora all’appello. Dovrò continuare a degustare e girare!

8. Quali sono le regole da seguire per acquistare un olio extravergine di qualità? Innanzitutto, ci si può fidare delle etichette? E il peggiore errore che un consumatore possa commettere?

Purtroppo, le etichette degli oli,  di quelli buoni e di quelli cattivi, sono opache fino ad essere pressoché inutili per il consumatore medio, che non è messo nelle condizioni di distinguere tra un olio eccellente, buono, discreto e scadente.  La terminologia ufficiale per descrivere l’extravergine (che fa riferimento a un olio di categoria superiore ottenuto direttamente dalle olive e unicamente mediante procedimenti meccanici) – non ti dice proprio niente sulle sue qualità alimentari, nemmeno se è buono. Io vorrei vedere sull’etichetta il luogo geografico specifico dove sono state coltivate le olive, il nome del produttore, le cultivar delle olive utilizzate, la data di raccolta – ma questi dati sono rari, anche in oli di qualità.

Lettura Extraverginità

La passione per l’olio extravergine può nascere all’improvviso, magari dopo una degustazione, ma in realtà ha origini antiche. In questo estratto del Prologo di Extraverginità Tom Mueller racconta come l’extravergine ha conquistato la sua famiglia e, soprattutto, come è nata l’idea di indagare a fondo un mondo fatto di ulivi, frantoi, persone e antiche tradizioni.

 

La prima volta che mia moglie Francesca ci vide bere olio di oliva a sorsi, la sua espressione passò progressivamente dall’incredulità al disgusto. “Preferirei mangiare cubetti di burro” decretò. Mia moglie è di Milano, dove la cucina tradizionale richiede soprattutto burro e strutto, difficilmente olio. Però non mi diedi per vinto. Le mostrai articoli tratti da “Lancet”, “New England Journal of Medicine” e altre prestigiose riviste che parlavano dei benefici recentemente scoperti dell’olio d’oliva contro le malattie più varie fra cui cardiopatia, tumore al seno e morbo di Alzheimer.

Condivo le insalate con oli deliziosi ed esotici: una sera un biancolilla per esaltare il gusto amaro della rucola, l’indomani un nocellara del Belice che, non si sa come, lo attenuava. A poco a poco, mia moglie cedette. Anche se continuava a rifiutarsi di bere l’olio da solo, cominciò a provarne diversi su verdure crude, insalate e nelle salse. Lo sostituì al burro nei croissant, nei muffin e nelle torte, che a volte avevano un colore verdastro, come se uscissero dall’orto invece che dal forno, ma erano croccanti e saporiti. Oggi tiene in cucina oli diversi e li usa come spezie, secondo ciò che prepara, e si assicura che ciascuno di noi assuma i suoi due buoni cucchiai di eccellente olio d’oliva ogni giorno, come suggeriscono eminenti ricercatori in campo medico. Anche per lei è diventata un’ossessione.

L’ossessione per l’olio è una malattia antica. Rileggendo poesie e testi sacri che credevo di conoscere bene, ho colto riflessi e aromi che non avevo mai notato prima, di un’epoca in cui l’olio d’oliva non era solo un alimento essenziale, ma un catalizzatore di civiltà e un legame vitale tra uomini e dèi. Odisseo, esausto e incrostato di sale dopo un naufragio, si spalma olio d’oliva sul corpo e appare a un tratto bello come un dio. Maria Maddalena, la prostituta redenta, lava i piedi di Cristo con un olio aromatico che riempie la casa del suo profumo, poi glieli asciuga con i propri capelli. Il profeta Maometto, pace all’anima sua, usa tanto di quell’olio d’oliva sulla pelle che il suo scialle ne è spesso imbevuto. Ho letto di faraoni egizi che offrivano olio d’oliva della migliore qualità per ringraziare Ra, il dio del sole, e dell’olio della sacra Menorah, sufficiente per un giorno appena, che invece illuminò il tempio di Gerusalemme per otto giorni interi, finché non riuscirono a procurarsene dell’altro – un miracolo che gli ebrei celebrano ancora oggi a Hanukkah, la Festa delle Luci.

[...]

L’interesse universale per l’olio d’oliva ha origini che cominciano a essere scoperte solo adesso, da studiosi di diversi campi con cui ho parlato, ognuno impegnato ad aprire una nuova finestra su questo mondo vasto e sconosciuto. Con i nutrizionisti e gli scienziati specializzati nella chimica dei lipidi mi sono soffermato sulla struttura molecolare dell’olio d’oliva, individuando antiossidanti e acidi grassi naturali che un tempo inducevano la gente a spalmarsi l’olio in faccia e in testa, seguendo un istinto misterioso ma salutare. Lo usavano per detergere e rendere più bella la pelle in quanto il principale componente lipidico dell’olio, l’acido oleico, è un solvente efficace, che oltretutto fa risaltare i sapori in cottura e trattiene le fragranze del profumo. La popolarità dell’olio d’oliva, nella vita pratica e nel mito, deriva almeno in parte dalle caratteristiche agronomiche pressoché miracolose della pianta, che cresce anche nei terreni desertici e, una volta distrutta dal fuoco o dal gelo, produce dalle radici germogli verdi che permettono all’albero di rinascere. Anche la crescita dei frutti è un piccolo miracolo.

“La resa di un ulivo è una curva ascendente che tende all’infinito” mi ha detto un agronomo. Aveva la voce velata di stupore. Alla continua ricerca di risposte sull’olio di oliva, ho cominciato ad andare nelle località in cui si produce l’olio migliore e dove esso rimane in qualche modo al centro della vita quotidiana. Ho fatto il giro del Mediterraneo, dalla Spagna meridionale all’Africa del Nord, alla Cisgiordania, alla costa orientale di Creta, dove ho visto paesaggi plasmati da antichi uliveti e ho conosciuto modi di vita, aspetti del folklore e riti religiosi legati all’olio. Poi mi sono spinto ancora più lontano, ho incontrato produttori in California e in Cile, sulle pendici della Table Mountain in Sudafrica e nel Wheatbelt dell’Australia occidentale, luoghi in cui gli ulivi e le usanze mediterranee, pur modificati in modi inaspettati dalla distanza, mi sono apparsi straordinariamente familiari. Ma la prima tappa del mio viaggio, e per molti aspetti la più importante, è stata la Puglia.

Questa regione produce gran parte dell’olio italiano da migliaia di anni, fin da epoche in cui le colline di zone oggi celebri come Toscana e Liguria, Spagna e Africa del Nord erano prive di uliveti, e l’olivicoltura in America e in Australia erano millenni di là da venire. Gli ulivi selvatici, i ‘termiti’, prosperarono nel clima caldo e secco della Puglia fin dall’ultima glaciazione e fornirono portinnesto robusti su cui i contadini innestarono gli ulivi domestici, portati da commercianti fenici e colonizzatori greci. Molti pugliesi versano ancora oggi un filo di olio d’oliva sulla minestra disegnando una croce, e si fermano a mezzogiorno accanto al focolare a bere un cucchiaio d’olio intiepidito, rituali quotidiani di salute e propiziazione. Questa è una regione nella quale l’olio d’oliva è un ingrediente base da sempre; un luogo dove la sua bellezza e bruttezza compaiono con particolare nitidezza.

Tom Mueller, da “Prologo – Essenze” di Extraverginità. Il sublime e scandaloso mondo dell’olio d’oliva.

© EDT 2013

 

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In questo Tumblr tutti i contenuti generati e raccolti intorno a Extraverginità di Tom Mueller. Perché la passione per l’olio buono si diffonde anche in rete.

Prefazione Gabanelli

Il nostro ruolo di consumatori nel fare politica e la natura spesso non trasparente del cibo che compriamo; e poi il suo coinvolgimento personale in una vicenda giudiziaria lunga 11 anni legata all’olio. Sono solo alcuni dei temi che Milena Gabanelli, giornalista e conduttrice di Report, sviluppa nella sua Prefazione all’edizione italiana di Extraverginità.

 

La politica non si fa soltanto dentro al Palazzo, la facciamo anche noi consumatori ogni volta che scegliamo che cosa mettere dentro al carrello della spesa. Cosa sappiamo dei prodotti alimentari con cui ci nutriamo? Quasi nulla, e l’ignoranza fa di noi delle vittime perfette, perché chi vende cerca di dare meno informazioni possibili. L’olio d’oliva è un alimento base che “pulisce le arterie”, ci dicono i medici; se però quell’olio non è di buona qualità, le arterie “le tappa”.

Extraverginità è un lungo lavoro che ha setacciato il mercato dei produttori di olio d’oliva, le grandi marche, le associazioni di categoria, per approdare infine all’inganno a spese dei consumatori e ai danni arrecati ai produttori onesti.

Poi si arriva al capitolo dedicato a “il signor Marseglia”. Per la sottoscritta significa una vicenda giudiziaria durata 11 anni, tanti ne sono passati dalla messa in onda di un’inchiesta curata dal collega Bernardo Iovene, dal titolo È vergine?. Era il 2000 e l’idea nacque per caso, dentro a un supermercato, di fronte agli scaffali delle bottiglie d’olio d’oliva (c’erano ancora le lire): olio extravergine italiano 5000 lire, accanto un’altra bottiglia di olio extravergine italiano a 12.000 lire, sopra i semplici oli d’oliva a 3000 o a 7000 lire. Ma che differenza c’è fra un olio d’oliva e uno extravergine? E fra un’extravergine da 5000 lire e uno da 12.000?

L’inchiesta partì da queste semplici domande, e si aprì un mondo, quello legato a uno dei prodotti più consumati, pregiati e ricercati. Ci portò negli uliveti del lago di Garda, in quelli della Liguria, dove l’olio è più delicato e per sua natura biologico, poiché le piante essendo arrampicate sulle colline sono meno attaccate dagli insetti. Si documentò la raccolta: a mano o a terra, i metodi di spremitura: differenze che fanno la qualità del prodotto e che alla fine ne determinano il prezzo. Si scoprì l’esistenza dei finanziamenti europei e le frodi. Si imparò a leggere l’etichetta e a riconoscere un olio italiano da quello proveniente dai Paesi comunitari, e le diverse procedure per valutarne l’acidità. Si sbarcò anche in Puglia, nella casa olearia del signor Marseglia, all’epoca sospettato di trasformare in extravergine un olio di nocciolo proveniente dalla Turchia. Lui negò, fece visitare lo stabilimento al collega, gli propose degli assaggi: “Lo senta, se è buono e le lascia la bocca buona, a lei che gliene importa da dove viene?”.

Ci importa eccome sapere se condiamo l’insalata con dell’olio di oliva o con dell’olio miscelato, e importa anche al produttore onesto, visto che il suo olio non riesce a venderlo perché sul mercato viene presentato lo stesso prodotto a un prezzo più basso, e il consumatore non sa quali sono le differenze! Riportammo la sua testimonianza e le notizie di cronaca, ma il signor Marseglia si sentì comunque diffamato e ci querelò. Perse in primo, secondo, terzo grado. Undici anni nei quali ci fu sconsigliato di ritornare sull’argomento. Funziona così: trascini un giornalista in tribunale, anche senza motivo, e sei sicuro che lui non ti romperà le scatole per tanto tempo visto che in Italia i tempi della giustizia sono lunghissimi. Tu non rischi niente, perché le liti temerarie non sono di fatto punite.

Quella puntata però spezzò il muro dell’ignoranza, ebbe il merito di indirizzare il consumatore e istruirlo nelle scelte di un prodotto alimentare quotidianamente presente sulle tavole di milioni di cittadini. Ricordo che ricevemmo migliaia di lettere di telespettatori riconoscenti, e forse quella puntata fu anche determinante nell’introduzione di norme che poi resero l’etichetta più trasparente. Una trasparenza che deve essere sottoposta a continua vigilanza, perché dietro sono in continuo movimento lobby grandi e piccole che approfittano e orientano una politica debole, incapace di tutelare e valorizzare un enorme capitale, quello in cui l’Italia eccelle: i suoi prodotti tipici.

Milena Gabanelli