Bolle di sapone
Accanto ai grandi romanzi e ai racconti più famosi, dalla Cripta dei Cappuccini alla Leggenda del santo bevitore, Joseph Roth coltivò lungo tutto l’arco della propria vita la scrittura breve e occasionale, la cronaca di viaggio e di costume. Corrispondenze di un paio di pagine, spesso veri e propri bozzetti letterari che scriveva di getto in camere d’albergo di terz’ordine o al tavolino di un caffè, e subito spediva a giornali e riviste austriache e tedesche: una scrittura il più delle volte determinata da ragioni di sostentamento economico, nella quale Roth non mancava tuttavia di riversare il suo stile inimitabile e prezioso. Queste pagine leggere e fantasiose, che in uno scritto del 1919 definisce “bolle di sapone color arcobaleno”, nonostante costituiscano una parte consistente della sua opera letteraria, restano in larghissima parte inedite.
Che si tratti del rimpianto per la scomparsa della bigliettaia di un tram o di una lode della figura del portiere d’albergo, di una descrizione di una località turistica o di una riflessione sull’aria dei tempi, Roth intinge la penna nella sofferenza della sua vita vagabonda e selvaggia, lasciando con ogni pagina un segno profondo nel lettore. Gabriella Rovagnati, docente di letteratura tedesca e traduttrice di grande esperienza, ha selezionato le più belle e significative all’interno di questo ampio corpus di cronache di vagabondaggio, creando una piccola e originale antologia che non ha paragoni in nessuna lingua, e che restituisce tutto il fascino e la poesia del Roth giornalista e critico di costume.