Ho fatto un sogno in mandarino
Quando arriva a Pechino, nel settembre 2016, Alessandro ha poco più di vent’anni, è fresco di laurea e non ha un vero piano, se non quello di studiare cinese e avvicinarsi al mondo del cinema. Nella capitale impara il mandarino tra toni sbagliati e malintesi, cambia nome, cerca casa, si arrangia con lavori improbabili, insegna italiano e attraversa amicizie inattese, set improvvisati, uffici, taxi, campus e metropoli sterminate. Poi arrivano Shanghai, la pandemia, i lockdown, e un paese che da promessa di opportunità si trasforma anche in uno spazio di solitudine, diffidenza e resistenza quotidiana.
Scritto originariamente in cinese, Ho fatto un sogno in mandarino è il racconto di sei anni vissuti da expat, ma soprattutto di una trasformazione personale: quella di un ragazzo che parte quasi per impulso e si ritrova a fare i conti con la lingua, con l’identità e con il bisogno di trovare il proprio posto nel mondo. Con uno sguardo insieme autoironico e lucidissimo, Alessandro Ceschi restituisce una Cina concreta, vissuta, lontana dai cliché. Un memoir di viaggio, formazione e disorientamento contemporaneo, dove l’avventura non cancella mai la fragi- lità, e l’umorismo diventa spesso il modo migliore per dire la verità.
Scritto dapprima in cinese e divenuto subito un caso letterario, Ho fatto un sogno in mandarino è il diario di questa esperienza, tuttora in corso. Scritto con sincerità e umorismo, racconta gli incontri e riflette sull’identità di un ragazzo che cerca di trovare il proprio posto nel mondo. E attraverso il racconto delle sue avventure nella società cinese prova a rispondere agli interrogativi di ogni espatriato: se ci si impegna abbastanza, è possibile integrarsi in questa cultura? La Cina può diventare la mia casa o sarò sempre considerato un ospite? Nel frattempo frequenta l’Accademia del Cinema di Pechino, stringe amicizie, studia il mandarino guardando serie televisive cinesi in metropolitana e per sbarcare il lunario fa un po’ di tutto, dall’insegnamento dell’italiano al lavoro come comparsa in un film di propaganda bellica. Un modo leggero e intelligente per conoscere la società cinese dall’interno.