Il bene, il male, Londra e la paura: Bad Castro, di Kevin Brooks

Bambini e ragazzi

Il bene, il male, Londra e la paura: Bad Castro, di Kevin Brooks

Kevin Brooks scuote le coscienze con un romanzo frenetico e profondo, che indaga il tema della giustizia e del confine talvolta sottilissimo tra Bene e Male.

Tarda sera, periferia londinese. Una volante della polizia trasporta quattro persone: davanti la coppia di pattuglia Gillard e Dunn, dietro la giovane collega Judy Ray controlla il ragazzo in arresto. Si tratta del capo di una banda criminale, noto come Bad Castro per la sua fama di violento. È accusato di aver assassinato a sangue freddo il rivale Vidious, e una soffiata ha consentito ai tre poliziotti di catturarlo in circostanze fuori dal protocollo ufficiale.
All’improvviso un SUV sbuca a tutta velocità da una laterale e colpisce in pieno la volante rovesciandola. Quando Judy rinviene, si trova al riparo in un angolo buio del parco pubblico: Castro l’ha tirata fuori dalla macchina in fiamme. L’ultima cosa che la ragazza ricorda è che qualcuno ha freddato a colpi di pistola Gillard e Dunn, forse gli autisti del SUV; perché non hanno ucciso anche lei e Castro? Non c’è tempo per riflettere: intorno a loro il quartiere è in rivolta. Le gang di zona hanno siglato una tregua per scatenare l’inferno contro la città, ma la situazione è degenerata in un “tutti contro tutti” che vede Castro come bersaglio principale da eliminare.
Ora l’obiettivo di Judy diventa portare in salvo il ragazzo; quello di Castro è mantenere in vita Judy, unica testimone della sua innocenza rispetto agli omicidi della volante. I due - freddo e cinico lui, ligia al dovere e alla morale lei – dovranno attraversare strade e vicoli in cui la legge è sospesa a forza; e dovranno farlo cercando di salvarsi la vita…

Bad Castro è il nuovo, deflagrante romanzo di Kevin Brooks, maestro indiscusso del thriller per ragazzi. Giocato sul filo della tensione, alterna calma apparente a situazioni scioccanti. 
Da un lato la vicenda: un Tutto in una notte fatto di fughe, nascondigli, agguati e violenza. Oltre a questo, sotto la trama, vortica il confronto tra i due opposti: il bene ingenuo e integralista, incarnato dalla giovane poliziotta, contro il male come resistenza alla crudeltà del mondo, gioco d’attacco per difendersi. Castro è lucido nel suo agire, la sua cattiveria, anche quando estrema, è perfettamente sotto controllo: è questo che sconvolge tanto la sua secondina quanto il lettore, inducendolo a chiedersi con il susseguirsi delle pagine chi dei due abbia davvero ragione a comportarsi così.
Anche Judy e Castro, con il trascorrere della notte, rivedono il loro modo di agire, assumono ciascuno gli atteggiamenti dell’altro comprendendone reciprocamente le ragioni. Fino all’incredibile epilogo, inaspettato plot twist che sconvolge la narrazione e dà un nuovo significato agli eventi vissuti: da quel momento, per i due protagonisti nulla sarà più come prima. E nemmeno per chi legge distinguere il bene dal male sarà più così semplice: come ripete continuamente Castro, “è complicato”. In un mondo in cui cerchiamo continuamente il bianco o il nero, il grigio potrebbe essere la soluzione migliore; ma non significa che sia anche la più facile.
 

Kevin Brooks, inglese, sognava una carriera come musicista punk, ma ha trovato la sua strada come autore di romanzi YA. I suoi giovani lettori amano il suo stile diretto e senza sconti e seguono con attenzione il suo prolifico lavoro di scrittura, dall’esordio con Bunker diary (Piemme 2015, vincitore della Carnegie Medal) al più recente La bestia dentro (Giralangolo 2022).

Un estratto

Eravamo in quattro a bordo dell’auto quando è successo. Mark Gillard alla guida, Jason Dunn sul sedile del passeggero, e io dietro insieme a Castro. Erano più o meno le nove di sera, stava iniziando a diventare buio ed eravamo diretti a est lungo il margine meridionale di Clapham Common, sulla strada di ritorno alla centrale di polizia di Stock Hill. Benché fossimo quasi arrivati – mancavano solo un paio di chilometri – era ormai chiaro che le probabilità di giungere a destinazione erano prossime allo zero. La sommossa che era scoppiata solo un paio di ore prima a Stoke Newington si era propagata con grande rapidità, e in quel momento numerosi roghi infuriavano in tutta la città. L’aria era impregnata di un denso fumo nero, le sirene ululavano in lontananza, e mentre percorrevamo le strade a sud di Londra avevamo l’impressione di essere entrati in una zona di guerra. La confusione e le devastazioni erano tali che in alcuni punti era quasi impossibile procedere. I rivoltosi avevano appiccato il fuoco a numerose auto: molte ardevano ancora avvolte da feroci fiamme arancioni, altre erano ormai ridotte a carcasse fumanti. I negozi erano sta- ti saccheggiati, saracinesche di metallo divelte, vetrine in frantumi, porte sfondate. E c’erano macerie sparse ovunque, vetri rotti, mattoni, pezzi di lastricato.
Grazie a Dio, non avevamo dovuto affrontare situazioni potenzialmente pericolose – nessuna banda di rivoltosi inferociti, nessun attacco improvviso – ma questo era territorio di gang, e noi eravamo sbirri, e in una notte come questa, nel pieno di una sommossa fuori controllo, non avremmo potuto trovarci in un posto peggiore al mondo. Qui i poliziotti erano bersagli privilegiati. Eravamo il nemico. E se uno di noi quella notte fosse finito in mani sbagliate, non avrebbe fatto ritorno. L’unico punto a nostro favore era essere in borghese e viaggiare su un’auto civetta – un’anonima Volvo grigia – un veicolo utilizzato raramente dai poliziotti in servizio. Tuttavia eravamo consapevoli che qualcuno avrebbe potuto facilmente smascherarci. Le gang del quartiere sapevano tanto di noi quanto noi di loro. Conoscevano i nostri nomi, le nostre facce, le auto che guidavamo. E di certo erano già al corrente che Castro era stato fermato con l’accusa di omicidio e che lo stava- mo portando a Stock Hill per interrogarlo. In circostanze normali, tutto ciò non avrebbe rappresentato un problema. Quelli delle gang sapevano che cercare di impedire l’arresto di uno di loro era un gioco pericoloso. Se ci fossero riusciti, ci saremmo andati giù così pesante da farglielo rimpiangere amaramente. Ma queste non erano affatto circostanze normali. La sommossa aveva scompaginato le carte in tavola. Spazzato via ogni regola. Senza contare che la persona che avevamo in custodia non era un criminale qualunque. Ma il ragazzo che chiamavano Bad Castro.