Innamorata dell'amore
Un’amica una volta mi ha detto: «Sei innamorata dell’amore». Ed è vero, amo così tanto l’amore da renderlo il fulcro della mia esistenza. Ci penso di continuo e ne sento la mancanza ogni secondo. Non lo faccio solo per me, ne spio le tracce anche negli altri e mi domando se i miei interlocutori stiano soffrendo per amore o se siano eccitati e felici per via dell’amore. Tutto nel mondo ruota intorno all’amore, e se non è l’amore, è la sua assenza.
Devo forse chiarire fin d’ora che quando parlo di amore, non penso solo ad amanti, batticuore, rose rosse e proposte di matrimonio, ovvero all’attrazione fisica, spirituale e intellettuale tra due persone. L’amore non è la descrizione di uno stato, quanto una prassi. L’atto consapevole, intenzionale di amare consiste per me nel domandarsi quale sia la nostra responsabilità individuale nei confronti dei nostri simili, dell’ambiente e di noi stessi – e come possiamo onorarla. Considero l’amore una sorta di DNA di tutte le interazioni sociali, anche tra specie diverse. Esistono tuttavia alcuni sistemi che contrastano questa prassi, che minano l’interazione empatica, introducendo delle gerarchie e trascurando le responsabilità. Mi riferisco al colonialismo, al patriarcato, al capitalismo e ai suoi sottoprodotti: il razzismo, il sessismo, l’abilismo, il classismo, la misoginia, la discriminazione delle persone trans e queer. Chiunque combatta attivamente questi sistemi, pratica l’amore. L’attivismo è amore o viceversa, per citare un passo molto noto di Tutto sull’amore di bell hooks: «Tutti i grandi movimenti per la giustizia sociale hanno posto con forza l’accento sull’etica dell’amore». […]
Sono convinta che molti dei problemi del nostro tempo siano sintomo di un modo limitato, riduttivo di intendere l’amore, come un progetto privato in cui ogni persona che non viva protetta all’interno di una relazione abbia necessariamente fallito. Eppure, nella maggioranza dei casi, il grande amore appagante e inebriante è vicinissimo – in noi stessi, nella nostra comunità, nella natura – e aspetta solo di essere visto e nutrito. Di questa forma d’amore vasta e di ampio respiro si è finora parlato troppo poco, non la si chiama nemmeno amore ma amicizia, solidarietà, empatia o, appunto, attivismo, e attraverso questi termini la si declassa relegandola velocemente ai margini. Questo piccolo saggio intende invece dedicarle particolare attenzione ed espandere il concetto di amore al di là di tutti i nostri pregiudizi, fraintendimenti e omissioni, finché non sarà abbastanza ampio da includere non solo l’amore all’interno delle relazioni sentimentali, ma anche all’interno della famiglia, delle amicizie, della natura e dell’universo.
Nel XVI secolo, nel suo saggio Dell’esercizio, Michel de Montaigne riflette proprio sul genere saggistico. Con grande sollievo di tutti i suoi successori, libera il genere dall’ambizione all’universalità e consente a se stesso e agli altri di mettere per iscritto le proprie esperienze, nonostante l’alto grado di individualità e soggettività: «Questa non è la mia teoria, ma la mia esperienza; non è una nozione che ho appreso da altri, ma da me stesso. Ciò nonostante non mi si potrà biasimare se la comunico; forse, quel che aiuta me può aiutare anche altri». Questo libro è un invito a girovagare con me tra le mie esperienze soggettive dell’amore, della sofferenza, del lutto e della gioia, in modo che niente di quel che racconto appartenga più a me soltanto, ma diventi parte di un tutto più vasto. Mi immagino che durante la scrittura e la lettura i miei pensieri e sentimenti traccino cerchi sempre più grandi e superino così gradualmente i confini tra me e gli altri. In Sacred Nature, Karen Armstrong, studiosa delle religioni, delinea in modo suggestivo questo movimento che si estende all’infinito: «L’attraversamento di ogni cerchio concentrico segna un momento in cui si supera un’ulteriore barriera tra noi e gli altri. Non si tratta di un processo eseguito e concluso una volta per tutte, ma di un movimento continuo che ci incoraggia a trascendere noi stessi». Per questo saggio sull’amore, l’immagine dei cerchi concentrici che si presuppongono, si contengono e si determinano a vicenda può essere illuminante sotto due punti di vista: da un lato implica una struttura che comincia dal piccolissimo: la famiglia, e finisce nell’immenso: l’universo. E dall’altro mi aiuta a intendere l’amore come un movimento rivolto verso l’esterno, potenzialmente in grado di connettermi con il mondo. Se avessi potuto, avrei scritto il libro in cerchi sempre più ampi. Chissà fin dove si sarebbero allargati.