Una storia ad alto volume: Playlist per quando torni

Bambini e ragazzi

Una storia ad alto volume: Playlist per quando torni

Un paese di vacanza, case sfitte, la scoperta della passione, un evento che cambia tutto: arriva in libreria un romanzo pieno di fame, lucidità, azione e riflessione.

Liza ha diciannove anni, la frangia tagliata con la macchinetta e una quotidianità che ondeggia tra la fatica di convivere con una madre depressa e l’entusiasmo della trasgressione con Milo, il suo ragazzo.
Mentre scorre settembre, la cittadina balneare in cui abita – un “buco micidiale vista mare” – si svuota dai villeggianti, lasciando libere ville, appartamenti e hotel. È in questi spazi altri che i due ragazzi si nascondono per scoprirsi, amarsi e consegnarsi sogni e passioni. Nel frattempo, però, la madre di Liza sparisce svanendo nel nulla. La ragazza teme il peggio, decidere cosa fare non è facile né scontato: avvisare il padre che non vede da anni, chiedere aiuto, o provare a farcela da sola appoggiandosi alla “splendida normalità” di Milo? E il legame con quel ragazzo, fatto di pelle e scoperte, è davvero qualcosa che si può chiamare amore?

Nel suo romanzo d’esordio, Beatrice Dorigo affida a una protagonista tormentata e vulnerabile il racconto di una storia pulsante e dai forti chiaroscuri, nello stile del rock anni ’90 che scandisce i capitoli. Playlist per quando torni racconta il passaggio fragile e disordinato dall’adolescenza all’età adulta attraverso un flusso di coscienza che sembra pronunciato ad alta voce. La voce è quella di Liza: al tempo stesso matura e disorientata, ostinatamente sicura di sé ma attraversata da dubbi continui, capace di osservare il mondo con lucidità, ma restandone ai margini.
Il rapporto con Milo, ragazzo così perfetto da costringerla a interrogarsi continuamente, vive in “non luoghi” che ne amplificano la potenza emotiva, accendendo la voglia di essere se stessa e di affidarsi a lui. La loro è una relazione adolescenziale e al tempo stesso adulta, fatta di illusioni, desiderio, lucidità improvvisa e stordimento. Milo è attento e sensibile, desideroso di fare la cosa giusta; Liza lo osserva a distanza, senza mai permettersi di conoscerlo davvero. In lui cerca una tregua dalla costante necessità di controllare tutto, ma capisce lentamente che lasciarsi aiutare non significa affidarsi a chiunque.
Il rapporto tra lei e la madre è un legame carico di responsabilità, che lascia in Liza un’insicurezza profonda. La condizione della mamma le provoca sentimenti che si alternano tra la dolcezza e la rabbia, l’amore filiale e l’odio per quello che le è stato tolto; e tutto questo riverbera in ogni sua altra relazione.
Playlist per quando torni è una storia che, con linguaggio brillante e moderno, parla di fatica emotiva, impegno, ma anche di perdono: quello che una figlia deve concedere alla madre, per lasciare andare quello che è stato e guardare al futuro. Un romanzo che tocca temi importanti: illusioni e speranze, controllo e perdita, la difficoltà di chiedere aiuto anche quando se ne riconosce il bisogno. L’autrice gioca consapevolmente con le aspettative del lettore: ci si aspetta una morale, una spiegazione finale, una chiusura, ma nulla viene chiarito del tutto. La conclusione non consola, semplicemente restituisce un frammento di vita così com’è: a volume altissimo e con il cuore esposto.

Beatrice Dorigo è libraia, lettrice instancabile e scrittrice. Sopravvissuta agli anni ’90 “con evidenti strascichi”, nel tempo libero scrive, va ai concerti, parla in radio e cambia spesso colore di capelli. Playlist per quando torni è il suo primo romanzo.

Un estratto

Di Milo mi piace che è forte senza sembrarlo, che se vuole mi può sollevare senza sforzo ma non ha quell’aria impettita da pollo in batteria che hanno i palestrati, che camminano sempre come se l’elastico delle mutande gli si fosse incastrato fra le chiappe.
Mi piace che sia gentile, anche se a volte mi esaspera e per contrasto divento più brusca. Più del solito? Più del solito, sì.
Non reagisce mai male, neanche quando scatto: mi guarda come se avesse capito qualche verità recondita, come se non fosse una cosa da prendere sul personale e, in effetti, quasi mai lo è.
Ho solo smesso di preoccuparmi di come mi percepiscono gli altri: quando cresci con una madre che è sempre triste per i cazzi suoi, capisci subito qual è il tuo potere sulle emozioni altrui. Zero.
Siamo qui nudi, su questo letto fresco di lavanderia che ha quella consistenza speciale, un po’ rigida ma anche morbida. Lenzuola stirate, il lusso vero
Lui mi accarezza i capelli senza dire niente, senza neanche guardarmi, ed è bello, ma solo per un po’, infatti a un certo punto gli sposto la mano, ma resto lì. Se socchiudo gli occhi potremmo essere ovunque. Potrebbe essere davvero la California, e io una ragazza d’oro che non ha mai conosciuto altro che biancheria fragrante e pomeriggi pigri.
Potremmo svegliarci con il sole ogni mattina, scendere le scalette fino alla spiaggia e fare surf.
Non ho mai fatto surf ma, a pensarci bene, il surf è tutta attesa. Stare a mollo sperando che arrivi l’onda giusta. E sperando, quando arriva, di essere abbastanza brava da stare in equilibrio e sfruttarla fino in fondo. Riuscirci, volare per un po’ sulla superficie, ricominciare ad aspettare, vivere il tempo senza sentirlo. Avere una vita che ti dà il permesso di aspettare tutto il giorno. Capelli schiariti dalla salsedine,
lentiggini sul naso. Verso il tramonto, un vestitino a fiori e un Mai Tai o qualche altro cocktail che nella vita vera nessuno si sognerebbe mai di ordinare.