Il Jazz di Gunther Schuller

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Il Jazz di Gunther Schuller

Tra i grandi classici della saggistica musicale del Novecento, l’opera di Gunther Schuller occupa un posto del tutto particolare. Musicista, compositore, direttore d’orchestra e musicologo, Schuller è stato tra i primi studiosi a sottrarre il jazz alla storia aneddotica per restituirlo alla sua complessità storica e formale. Nei suoi libri il jazz non è soltanto una vicenda culturale o sociale: è, prima di tutto, una musica da ascoltare da vicino, da analizzare nelle sue strutture, nei suoi equilibri interni, nelle sue invenzioni ritmiche, timbriche e compositive.

Il suo incontro con questo universo avvenne quasi per caso. Alla fine della Seconda guerra mondiale Schuller era cornista nella Metropolitan Opera Orchestra e, parallelamente, componeva musica atonale. Nel marzo del 1950 si ritrovò però a partecipare, in modo quasi inatteso, alle registrazioni dell’ottetto di Miles Davis che avrebbero dato vita a The Birth of the Cool. Quell’esperienza ebbe per lui un effetto decisivo: lo introdusse in un mondo musicale fino a quel momento soltanto sfiorato e lo spinse, nel giro di poco tempo, a entrare pienamente nella scena jazzistica newyorkese come strumentista, arrangiatore e direttore.

Da quel momento nacque anche il progetto, destinato a diventare fondamentale, di ricostruire la storia del jazz con un metodo nuovo. Schuller non si limitò a raccontarne i protagonisti o a fissarne le date cruciali: scelse di partire dalle incisioni, dall’ascolto ravvicinato dei brani, dalla loro materia sonora concreta. È questa la qualità che rende ancora oggi i suoi libri così vivi e autorevoli. Ogni pagina tiene insieme il rigore dell’analisi e la chiarezza della narrazione; ogni capitolo mostra come uno stile si formi, come una tecnica si trasformi, come un musicista trovi la propria voce dentro una tradizione in continuo movimento.

Il primo risultato di questo lavoro fu Il periodo classico (Early Jazz), pubblicato nel 1968, in cui Schuller affrontava gli sviluppi compresi tra il 1917 e gli anni Trenta. Accanto ai nomi ormai canonici — King Oliver, Jelly Roll Morton, Louis Armstrong — trovavano finalmente spazio figure meno celebrate, ma essenziali per comprendere la ricchezza del primo jazz. A questo primo grande affresco seguì L’era dello swing (The Swing Era), dedicato a una stagione decisiva della storia afroamericana e della musica del Novecento, osservata nella pluralità dei suoi protagonisti, delle sue orchestre, dei suoi solisti e delle sue forme, e che spinge l’analisi fino agli anni Cinquanta. 

L’edizione italiana di quest’opera monumentale, pubblicata da EDT nella collana dedicata al jazz e curata da Marcello Piras, ha rappresentato per anni un punto di riferimento imprescindibile per studiosi, musicisti e appassionati. Articolata in un’unica campata di sei volumi sotto il titolo complessivo di Il jazz, la traduzione suddivide in due tomi Il jazz classico e in quattro L’era dello swing. Ciascun tomo è corredato da glossario e discografia, e offre al lettore italiano uno strumento di lettura ampio, preciso e ancora oggi insostituibile: non solo una storia del jazz, ma una vera guida all’ascolto, capace di accompagnare dentro i dettagli delle esecuzioni e di illuminare il rapporto tra invenzione individuale e trasformazione collettiva dei linguaggi. 
 

GUNTHER SCHULLER: IL JAZZ

 

Il jazz vol. 1

Volume 1
Il periodo classico. Le origini

il primo dei sei volumi dell'opera più importante di Gunther Schuller, vero punto di riferimento per ogni appassionato o studioso di jazz; l'autore vi mette a fuoco con affascinante chiarezza e assoluto rigore i processi di trasformazione linguistica che dalla musica africana hanno portato alla nascita di questo genere musicale, e di qui procede fino a illuminare l’opera dei primi maestri: Joe Oliver, Louis Armstrong (definito “il primo grande solista”) e Jelly Roll Morton. Il lettore viene così guidato con mano sicura a una comprensione più profonda e più intensa della loro arte.

 

Il jazz vol.2

Volume 2
Il periodo classico. Gli anni Venti

In questo secondo volume Gunther Schuller affronta i solisti e le big band degli anni Venti, introducendo il lettore alle finezze dei virtuosi del periodo, dal trombettista Bix Beiderbecke ai grandi pianisti di Harlem, come James P. Johnson e Fats Waller, per approdare al personalissimo stile vocale di Bessie Smith. Il volume ripercorre quindi la fioritura delle grandi orchestre e la nascita dei due stili divergenti che influenzeranno a lungo la storia del jazz americano: quello newyorkese e quello cosiddetto Sud-occidentale, con epicentro a Kansas City. Un’ampia disamina è quindi dedicata al genio di Duke Ellington e al suo rivoluzionario stile orchestrale.

 

Il jazz vol.3

Volume 3
I grandi maestri

Gunther Schuller prosegue qui nella sua rigorosa quanto avvincente storia del jazz, soffermandosi sulle vicende musicali e sui protagonisti degli anni Trenta e Quaranta. E per ricostruire uno dei più eccitanti periodi di questa storia – la cosiddetta “era dello swing”, un periodo di intenso sfruttamento commerciale, ma anche di importanti conquiste linguistiche – Schuller non si affida alla facile aneddotica, ma analizza in profondità l’opera, interpretativa o compositiva, di tre grandi protagonisti della scena musicale di quegli anni: Benny Goodman, Duke Ellington e Louis Armstrong.